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Uccise la compagna annegandola nell’Adda: prima udienza per il processo Fumagalli

Rinviata dalla Corte d’assise al 10 marzo per la valutazione di una questione tecnica sollevata dalla difesa rispetto all’aggravante della convivenza

Fara Gera d’Adda. È più grave commettere un omicidio ai danni di una persona con la quale si convive oppure ai danni di una persona con la quale il rapporto è cessato?

A livello di trattamento sanzionatorio per la legge è più grave il primo caso: per questa aggravante infatti è previsto l’ergastolo.

Per gli avvocati Luca Bosisio e Carmelo Catalfamo, che difendono Carlo Fumagalli, accusato dell’omicidio della compagna Romina Vento, 44 anni, avvenuto il 19 aprile 2022 a Fara Gera d’Adda, è più grave la seconda, nonostante la normativa preveda una pena dai 21 ai 24 anni e consenta quindi di accedere al rito abbreviato e ottenere così uno sconto di un terzo della pena.

“L’omicidio commesso ai danni di un convivente può avvenire a causa di un raptus, mentre se una persona separata, ad esempio, prende l’auto e percorre cento chilometri per raggiungere l’ex e uccidere, si configura un intento criminale maggiore, nonostante la legge preveda un trattamento sanzionatorio più lieve – ha dichiarato l’avvocato Bosisio -. Chiediamo quindi alla Corte di valutare questa opportunità, che permetterebbe al mio assistito di poter accedere al rito alternativo”.

Il presidente Giovanni Petillo si è riservato rispetto alla decisione ed ha rinviato l’udienza al prossimo 10 marzo. Nel caso l’istanza della difesa venga accolta, il processo sarà annullato e rivisto, mentre nel caso venga respinta si procederà con l’esame dell’imputato.

Carlo Fumagalli, se sarà chiamato a deporre, dovrà quindi ripercorrere i momenti che hanno portato alla morte per annegamento della madre dei suoi figli, di 10 e 15 anni. Quella sera di primavera l’uomo, 49 anni, ha atteso la compagna a bordo della Renault Megane di famiglia fuori dal pastificio Annoni, dove la donna lavorava. L’ha caricata in auto insieme ad un collega, ha lasciato quest’ultimo davanti a casa e si è diretto verso il fiume Adda.

In quei brevi momenti Romina ha ribadito l’intenzione di lasciarlo, di porre fine al loro rapporto, ormai in crisi da qualche tempo. Fumagalli a quel punto ha imboccato via Reseghetti e, in prossimità della curva, ha sterzato improvvisamente a destra facendo volare l’auto nel fiume. Il veicolo ha iniziato a riempirsi d’acqua. La donna chiedeva aiuto, non sapeva nuotare. Carlo le ha afferrato la testa e gliel’ha tenuta sott’acqua fino a farla annegare. Poi ha abbandonato l’auto e il corpo della compagna, ha raggiunto a nuoto la riva opposta dell’Adda ed è fuggito a piedi.

Alcuni ragazzi che si stavano allenando nel vicino centro sportivo, lo hanno visto uscire dal fiume pronunciando frase sconnesse. Hanno chiamato il 118.

Sul posto è arrivata un’ambulanza, il corpo di Romina Vento è stato estratto dall’acqua dai sommozzatori dopo un’ora di ricerche e subito è partita la caccia al fuggiasco. Che è stato ritrovato poco dopo, ancora gocciolante, mentre camminava per strada a Vaprio d’Adda, suo paese d’origine. Per lui sono scattate le manette e da quella notte si trova detenuto nel carcere di via Gleno in attesa di giudizio.

L’unica aggravante contestata a Fumagalli è appunto quella della convivenza con la vittima. Non gli sono state contestate né la premeditazione, né i futili motivi, né il vizio di mente. Il suo viene configurato come un omicidio d’impeto.

In aula anche la mamma e il fratello di Romina, che si sono costituiti parte civile insieme ai due figli minori della vittima.

Presente anche il figlio maggiore di Carlo, avuto da una precedente relazione. I due si sono guardati negli occhi e si sono scambiati rapidi saluti mentre Fumagalli, al termine dell’udienza, veniva riportato in carcere dagli agenti della polizia penitenziaria.