Elio Germano canta al Donizetti il suo Dante: una rivelazione di luci, musica e Amore
Sul palco il trentatreesimo canto del Paradiso
Bergamo. Una rivelazione oltre l’interpretazione. Protagonista di una sorprendente unione tra arte del suono e della visione, Elio Germano – attore di fama internazionale, vincitore di molteplici premi, come il Prix d’interprètation masculine al Festival di Cannes, l’Orso d’argento come migliore attore al Festival di Berlino, un Nastro d’argento e tre David di Donatello – porta sul palco del Teatro Donizetti di Bergamo il trentatreesimo canto del Paradiso di Dante Alighieri.
“Paradiso XXXIII”, inserito nella rassegna di “Altri Percorsi” della Fondazione Teatro Donizetti, è uno spettacolo diretto, accessibile, divulgativo senza che nulla venga spiegato. E in effetti non ce n’è bisogno. Ogni parola viene valorizzata da gesti, luci, effetti e musica dal vivo. Per la prima volta scopriamo che forse non serve alcuna parafrasi per capire la Divina Commedia. Servono occhi, orecchie e cuore attenti. Nell’interpretazione, anzi, nella rivelazione di Germano la lingua di Dante, a buon diritto considerato il padre della lingua italiana, sembra più vicina a quella del 2023. Il sommo poeta parla direttamente a noi uomini e donne di oggi ed è bello assaporare il suono delle sillabe e dei versi, ognuno decantato due volte.
Paradiso XXXIII è un’esperienza difficile da spiegare a parole, bisogna viverla. Elio Germano condivide il palco con Teho Teardo, compositore d’avanguardia ed esploratore sonoro, Laura Bisceglia e Ambra Chiara Michelangeli, rispettivamente violoncellista e violista. Insieme creano qualcosa di più di una semplice colonna sonora: la musica diventa una vera drammaturgia che si unisce alla regia visionaria di Simone Ferrari e Lulu Helbaek, poeti dello sguardo.
Il contributo di Ferrari e Helbaek, direttori creativi di fama internazionale, conosciuti per i lavori con il Cirque du Soleil, unito alle luci (Pasquale Mari), alle proiezioni (Sergio Pappalettera) e (Marino Capitanio), alle scene (Matteo Oioli) e ai costumi (Marina Roberti), genera uno stupore interminabile. L’immenso, l’indicibile, l’irraccontabile sono lì sul palco. Il gioco di luci e suoni sembra una magia, a tal punto da poter affermare che “è corto il dire e come fioco al mio concetto!”, prendendo in prestito le parole del sommo poeta.
In questo spettacolo c’è Amore (con la A maiuscola), quello stesso meccanismo che “move il sole e l’altre stelle”. Per Dante, che sceglie queste parole per terminare il suo capolavoro, l’Amore è il senso della sua opera poetica, ma anche quello dell’intera creazione divina: il meccanismo dell’Universo intero.
Alla fine, rimane la voglia di rileggere Dante, una voglia che forse non sempre viene trasmessa nei banchi di scuola. La voglia di indagare, di riscoprire, di riappropriarsi di un tesoro che ci appartiene per diritto culturale: la nostra Divina Commedia.


