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Regione, i “giovani” bergamaschi: Casati il più votato, Lobati il moderato, Schiavi il ragazzo dei record

Tre amministratori tra i preferiti dagli elettori bergamaschi: “Paga l’essere vicini alla gente e ascoltare le loro istanze”

Il consiglio regionale lombardo esce svecchiato dalle ultime elezioni. Gli elettori bergamaschi hanno scelto i giovani.

A partire da Michele Schiavi di Fratelli d’Italia, che con i suoi 24 anni colleziona il secondo record personale in quanto ad età anagrafica: il sindaco più giovane d’Italia quando nel 2019, a 20 anni, vinse le elezioni nel comune di Onore e ora il più giovane consigliere regionale in Lombardia.

Ci sono poi altri due “ragazzi”, che a dispetto dell’età hanno alle spalle una lunga carriera amministrativa: Jonathan Lobati, di Forza Italia, sindaco 34enne di Lenna e Davide Casati, del Pd, 38enne sindaco di Scanzorosciate e segretario provinciale del suo partito, che con più di 14.500 voti è risultato il secondo consigliere più votato della Lombardia dietro al collega di Brescia Emilio Del Bono e il primo della bergamasca.

Giovani e amministratori, quindi. Gente che ci mette la faccia tutti i giorni, perché fare il sindaco questo significa. Persone che vivono la loro quotidianità a stretto contatto con la gente, con l’uomo e la donna comune, e che ne guadagnano la fiducia più con i fatti che con le parole. Come primi cittadini hanno avuto l’opportunità di dimostrare sul campo ciò che sapevano fare e gli elettori di Bergamo e provincia, esprimendo la loro preferenza, hanno lanciato loro un chiaro segnale: operate in regione come fate nel vostro comune.

Lobati, il moderato

Jonathan Lobati non nasconde la sua soddisfazione per il risultato ottenuto: “Se sono felice? Altroché!”, dichiara il giorno dopo lo spoglio.

“È evidente che la gente ha scelto persone che si spendono sul territorio. Come Forza Italia rappresentiamo la corrente moderata, quindi porteremo il nostro modo di fare politica anche in Regione”, spiega.

Qual è il segreto della sua campagna elettorale?

“Incontrare le persone, una ad una e non solo in Val Brembana. Nella mia campagna ho percorso la provincia in lungo e in largo, ho fatto più di 7mila chilometri. E ci siamo riusciti perché il nostro è stato un lavoro di squadra: sul territorio abbiamo una rete radicata di militanti e amministratori che ci ha permesso di ottenere questo risultato”.

Lobati di politica ne ha masticata parecchia: “Sono partito come rappresentante di istituto al Turoldo di Zogno, dove mi sono diplomato geometra, carica che ho ricoperto per tre anni – racconta -. Poi nel 2009 sono stato eletto come consigliere comunale a Lenna, nel 2012 sono diventato assessore e nel 2014 sindaco, riconfermato nel 2019. Nel 2009 sono stato eletto come consigliere nella Comunità Montana Valle Brembana, nel 2012 assessore e dal 2019 sono presidente. Ho fatto anche due mandati in Provincia come primo degli eletti e nel 2015, durante l’emergenza smog, sono stato per un periodo vicepresidente”.

A vincere le elezioni regionali 2023 è stato il partito dell’astensionismo.

“Già. Secondo me ha inciso molto il fatto che siamo andare a votare pochi mesi fa, lo scorso settembre. Per questo ritengo che dovremmo pensare ad un turno unico annuale con tutte le elezioni, referendum compresi. Eviteremmo così uno spreco di risorse economiche, semplificheremmo il lavoro ai comuni e forse incideremmo maggiormente sugli elettori. Non condivido questo frazionamento”.

E ora?

“Ora viene il bello! Aspettiamo la convocazione e faremo in modo che la nostra provincia ottenga in Regione l’importanza che merita. Porterò avanti le istanze del territorio: lo spopolamento della montagna, i servizi essenziali come la sanità e i trasporti che spesso mancano in queste zone disagiate, senza dimenticare efficientamento e comunità energetiche, temi a me molto cari”.

Casati, il più votato

Davide Casati ha 38 anni, non è giovanissimo, e anche lui ne ha di esperienza alle spalle.

Come legge l’elezione di tanti consiglieri giovani?

“In questa tornata gli elettori hanno dato la loro fiducia alle nuove generazioni, ma a candidati con una certa esperienza amministrativa. La leggo quindi come un segnale:  largo ai giovani radicati e capaci”.

Nonostante il centrosinistra sia stato sconfitto, a livello personale ha ottenuto una bella vittoria.

“Eh sì, sono stato il più votato in Bergamasca e il secondo di tutta la Lombardia, dietro ad un sindaco come Del Bono”.

Come spiega questo apprezzamento da parte degli elettori?

“Io sono sempre stato me stesso. Ho alle spalle vent’anni di gavetta nel Pd e nella vita amministrativa del comune di Scanzo. Sono sempre stato vicino alle persone. La mia campagna elettorale è stata sobria, concreta, dedicata alla gente non impegnata. Ho fatto tanto porta a porta, abbiamo organizzato eventi piccoli in ogni paese. Continuo a sostenere che la campagna non dura un mese, ma anni. Se ti spendi la gente ti premia”.

Tantissimi però hanno scelto di non recarsi alle urne.

“L’astensionismo rappresenta un dato deludente che interroga tutti i partiti. Serve una riflessione condivisa dall’intera politica. Non è un risultato positivo un’affluenza così bassa. Forse bisognerebbe candidare persone giovani, visti i risultati ottenuti”.

Il suo obiettivo ora sarà quello di portare in Regione i bisogni delle persone, dei bergamaschi in particolare, le esigenze che da sindaco raccoglie quotidianamente sulla strada, tra i suoi elettori in particolare e anche tra chi ha scelto di dare la sua preferenza ad un altro partito.

Schiavi, il giovanissimo

Michele Schiavi, con i suoi 24 anni da compiere il 24 febbraio, è il più giovane protagonista delle elezioni regionali 2023.

La sua prima giornata da consigliere è trascorsa al telefono. Tantissime le chiamate di congratulazioni per il risultato ottenuto.

I giovani sono stati i tra i più votati.

“È vero, le preferenze sono andate a candidati giovani ma già impegnati nell’amministrazione del territorio. Il dato è visibile su tutto il territorio lombardo, gli amministratori locali sono stati i più votati. Bisogna essere anche capaci e io spero di dimostrarlo anche a Milano”.

Com’è stata la campagna elettorale?

“È stata molto intensa e soprattutto territoriale. Infatti, su 6.600 voti ricevuti, circa 5mila arrivano dalla Val Seriana e dalla Val di Scalve. Qui siamo riusciti a far passare il nostro messaggio con tanto impegno e con entusiasmo. Sono rimasto stupito dal coinvolgimento di tante persone che si sono messe a disposizione durante l’ultimo mese, non avrei mai pensato ad una mobilitazione tale”.

Cosa pensa del fatto che in molti non siano andati a votare?

“Parlando anche con altri candidati, avevamo tutti la percezione che tante persone si sarebbero astenute. Nelle ultime settimane purtroppo i tg si sono occupati di altro. Quelle rare volte che ho guardato la tv mi sono accorto che il tema delle elezioni regionali non veniva molto trattato. E poi siamo già andati a votare a settembre, quindi a mio parere anche questo fatto conta. In sostanza penso che non si sia trattato di un astensionismo di protesta, ma proprio del fatto che tanta gente non sapeva nemmeno che ci fossero le elezioni”.

Quali saranno le istanze che porterà in Consiglio regionale?

“Mi sta molto a cuore il tema della montagna e dei servizi che vanno garantiti a chi ci abita: sanità, cultura, trasporti, opportunità. C’è poi il tema della famiglia e della denatalità: penso che la Regione Lombardia debba avere una politica propria sulle famiglie e sulle giovani coppie. Il problema è già presente da anni e va affrontato il prima possibile. Un’attenzione particolare vorrei fosse riservata anche al mondo produttivo bergamasco perché penso che i voti di Fratelli d’Italia arrivino molto da lì”.

Quindi lascerà il suo Comune per il capoluogo?

“Ora cambia un po’ tutto, devo riorganizzarmi. Aspetto la convocazione e avrò 90 giorni di tempo per rassegnare le dimissioni, dato che la carica di sindaco e quella di consigliere regionale non sono compatibili. Lo farò all’ultimo, il mio vicesindaco diventerà sindaco facente funzione come prevede lo statuto”.