A Roma è Bergamo Capitale, Atalanta bene, brava, bis
La Dea fa il ‘dentista’, come diceva Guardiola: dopo il ko a Mourinho, anche Sarri si inchina a una delle più belle vittorie dell’era Gasp
Vince a Roma, contro la Roma. Rivince a Roma, contro la Lazio. Non è forse Bergamo Capitale? E, se poi vogliamo approfondire il concetto, quando si gioca così bene, è proprio sbagliato parlare anche di cultura del calcio?
L’Atalanta restituisce lo 0-2 dell’andata alla Lazio, dominando in lungo e in largo, in quello stadio dove contro la Lazio non perde da cinque anni, serata di Coppa Italia (con tutta la rabbia che l’aveva accompagnata) a parte. Non c’era modo migliore per celebrare le 250 partite di Gasperini alla guida della Dea. A chi continua a ripetere che manca un trofeo, basterebbe ricordare le dieci partite più belle di questa Gaspstory e sicuramente nella hit parade si inserisce di diritto questa Lazio-Atalanta che non è stata solo fisicità e velocità nerazzurre, come qualche critico di fede laziale ha sottolineato, ammettendo la giusta sconfitta.
Ci vuole qualità tecnica, intensità, una capacità di lottare uno per tutti, tutti per uno come poche volte s’è visto in altre partite di Serie A. Atalanta da Premier? Non è la prima volta che la definiscono così, mago Gasp ci ha abituato ad un calcio spettacolo su ritmi non proprio consueti per il nostro campionato. Gliel’hanno ricordato nel dopopartita, questi sette anni con i colpi di Liverpool, di Valencia o di Amsterdam saltando a questa nuova versione giovane ma altrettanto concreta e bella: “Una volta ci affidavamo di più al Papu, a Ilicic, due fuoriclasse che con le loro giocate trascinavano la squadra. Ora tutti sono al servizio di tutti, abbiamo più velocità e potenza e…la Champions? Non ci siamo mai tirati indietro, intanto siamo lì a giocarcela”.
Gasperini gongola, tutti esaltano il ragazzino che ha doti da centometrista (“fa i 100 in meno di 11 secondi”, rivela Gasp rivedendo la progressione fantastica del danese sul secondo gol) e assomiglia un bel po’ a Haaland. Lui, Rasmus come preferiscono chiamarlo i compagni per il cognome un po’ impronunciabile, comincia pressando e inseguendo gli avversari e non si ferma finchè l’allenatore non lo toglie a pochi minuti dalla fine per dare la soddisfazione anche a Zapata, a Boga. Davvero bisogna dare ragione a Guardiola nell’ammirare il primo tempo dell’Atalanta che mette alle corde la Lazio, come se fosse a una seduta dal dentista. Ma la recita nerazzurra non cambia, dopo.
E se la copertina è di Hojlund e prima ancora di Zappacosta, che solo per le sue dediche (a fidanzata promessa sposa, nonna, a Turchia e Siria colpite dal terremoto) meriterebbe l’8 in pagella e sono loro due che firmano i gol, però con loro, assieme a loro c’è tutta una squadra che dal primo minuto non lascia respirare l’avversario, probabilmente memore del ko dell’andata, da dimenticare, da riscattare per dimostrare che la vera Atalanta non era quella.
Per la verità all’Olimpico mancano all’inizio sei dei titolari di allora: Sportiello, Okoli, Demiral, Soppy, Pasalic, Muriel. È un’altra Atalanta non perché nel frattempo sia sparita la Lazio, probabilmente poche squadre avrebbero retto alla pressione di questa Atalanta. O forse, allora, non doveva essere poi così strano uno stop dopo dieci partite da imbattuta, una brutta botta seguita da altre tre sconfitte in quattro partite.
Ecco, ora la fantastica riconquista di Roma è invece una bella botta di autostima per tutta la squadra, da Zappacosta che dopo tanti infortuni può ripensare anche alla Nazionale, a Demiral che entra e combatte, da Musso che fa le paratone a Koopmeiners che dirige il traffico e va a pressare instancabile col suo ‘socio’ De Roon che si arrabbia per l’ammonizione, lui come Scalvini dovranno fermarsi domenica per squalifica. A Lookman, grande uomo assist. A capitan Toloi, uno degli assenti all’andata, sempre esemplare. Lazio-Atalanta, neanche a dirlo, dimostra (cosa dicevano le statistiche?) che la squadra in trasferta fa molto meglio e lo sappiamo, che la Dea fuori da Bergamo vola. Si può dare di più? Diceva una canzone di Sanremo.
In casa, al Gewiss stadium, si può. Alla prossima. Ma questa squadra, ora terza con Roma e Milan, va applaudita comunque, che riesca o no a tornare in Champions.









