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Pd, Davide Casati: “La Lombardia, una locomotiva che va rimessa in funzione”

Il sindaco di Scanzorosciate e segretario provinciale del partito, ora candidato: “La sanità? Bisogna riscrivere le regole dell’erogazione di fondi pubblici”

Bergamo. Come se essere sindaco di un paese e segretario provinciale non bastasse. E, badate, bene, in termini di impegno si parla. Ma la voglia di spendersi ancora si più sul suo territorio lo ha portato a mettersi ancora una volta in gioco, peraltro in una lista di tutto rispetto che vede in lizza per un posto al sole in Regione Lombardia tanti big, una passione dunque che ha avuto il sopravvento. Davide Casati, corre così per le tornata elettorale del 12 e del 13 febbraio per il suo Pd, per un partito che rappresenta ogni giorno dietro una scrivania del municipio e per i tanti cittadini che hanno creduto e credono ancora in lui. La dialettica non gli manca, come la competenza e la professionalità, tutte doti evidenti per un giovane politico che ha fatto certamente tanto, ma che tanto può ancora fare per la sua bergamasca.

Che cosa va e che cosa non va di Regione Lombardia oggi?

Non funzionano tante cose, penso che la Lombardia possa e debba essere la regione più competitiva a livello nazionale ed europeo. E con ‘competitiva’ non intendo solamente la produzione e la ricchezza, ma anche la coesione sociale, l’efficacia e l’efficienza dei servizi. Dal punto di vista della sanità, che rappresenta l’80% del bilancio regionale, il sistema ha bisogno di una bella aggiustata. Bisogna rimetterlo in funzione, perché non è più stato governato e ci sono inefficienze che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Che cosa va cambiato nel sistema sanitario?

Bisogna riscrivere le regole dell’erogazione di fondi pubblici. Oggi le prestazioni erogate dalle strutture pubbliche o private vengono erogate in base alle prestazioni (dice esattamente questo, non ha senso), ma il pubblico e il privato non sono sullo stesso piano. Quindi si crea uno scenario in cui le strutture private erogano prestazioni che rendono di più dal punto di vista economico, mentre la sanità pubblica eroga prestazioni ugualmente importanti, ma meno remunerative per Regione Lombardia. Pubblico e privato vanno messi in una concorrenza leale, in cui entrambe partano dalla stessa riga. Punto due, è necessaria una sburocratizzazione: basta parlare con chi lavora all’interno della sanità per capire che il sistema non è stato snellito, anzi, è peggiorato. I medici di base purtroppo spendono gran parte delle ore di servizio nella burocrazia e nell’amministrazione. Bisogna investire nella medicina di territorio e di gruppo: i medici devono pensare alla parte medica, gli amministratori occuparsi della parte amministrativa. Bisogna semplificare le procedure ingessate che finiscono per gravare sui medici. Bisogna poi incentivare il lavoro anche nelle zone più periferiche, per fornire il servizio lontano dal centro dall’hinterland. C’è poi il tema delle RSA: per una serie di aumenti dei costi, oggi gravano eccessivamente sulle tasche delle famiglie con rette molto significative. Non possiamo più pensare che siano l’unica struttura in cui può recarsi una persona che non è più in grado di stare a casa. Va costruita una rete di servizi che va dall’uscita di casa all’ultimo stadio: c’è necessità di stadi intermedi, di strutture di residenzialità leggere, di una via che consenta di ritardare il più possibile l’ingresso nelle Rsa. Diversi comuni hanno aperto strutture di questo tipo collaborando con i privati, ma si tratta sempre di mosche bianche, per questo serve una cabina di regia pubblica. C’è bisogno delle forme di servizio di prossimità, sia in città che nei comuni in generale: mi riferisco al tema del custode sociale, della badante di condominio. Tutta una serie di servizi che consentono di lasciare le persone anche sole in casa perché c’è un supporto istituzionale. Un altro tema è quello delle liste d’attesa, che riguarda sempre la regolamentazione dei rapporti tra pubblico e privato. Oggi se paghi in due giorni hai la visita, se non paghi aspetti anche un anno e mezzo. Qualcosa va riscritto: non mi interessa chi eroga il servizio, l’importante è che venga erogato, con le stesse regole, le stesse remunerazioni, gli stessi tempi. Senza creare una disparità. Poi se il pubblico è migliore del privato sono contento, se non lo è bisogna investire su manager e direttori capaci di rendere il sistema più competitivo.

L’altro grande macro-tema della regione sono i trasporti. Il terzo polo insiste sulla gara pubblica da fare (specificare chi o cosa), qual è la vostra posizione?

Il collegamento Bergamo-Milano ha tempi di percorrenza uguali a trent’anni fa. I ritardi e le cancellazioni sono all’ordine del giorno. I treni che vengono messi sulla tratta sono spesso da sostituire. Credo che quella sui trasporti sia una posizione molto personale. Io non sono pregiudizialmente contrario ad una gara europea, ma prima di smantellare una società pubblica che esiste vorrei provare a metterci la testa e le mani, cambiando il management, per comprendere se un’azienda ben gestita e con gli ingranaggi a posto può essere competitiva. Cercherei di capire cosa non va, se è un problema di persone e di strutture. La fusione tra ferrovie statali e Regione Lombardia, vorrei capire se nel concreto si è verificata o se ci sono ancora aspetti da sistemare. Poi nel momento in cui si percepisce l’impossibilità di migliorare questa società pubblica, allora si può valutare una gara europea. Però prima vorrei farla funzionare, con persone competenti.

La Lega sostiene che non è solo una questione di mezzi, ma anche di rotaie e di percorsi.

Probabilmente c’entrano entrambe le cose, alcuni treni nuovi sono arrivati di recente, ma per la maggior parte delle volte i pendolari viaggiano su treni vecchi. Per quanto riguarda gli investimenti sul ferro, il ministero ha stanziato per Bergamo centinaia di milioni di euro. Mi auguro che il futuro governo regionale insista per potenziare ulteriormente le strutture. Penso che i problemi dipendano da treni e e rotaie in egual modo: di sicuro non si può scaricare la responsabilità sullo Stato.

Una delle parti che più ha a cuore è quella della formazione del lavoro e dei giovani. In maniera concreta, quali sono le vostre proposte?

Se io fossi l’assessore e avessi potere decisionale, vorrei prendere la provincia di Bergamo e dividerla per ambiti in base al tipo di lavoro: alcune zone sono specializzate nel tessile, altre nella gomma, altre nell’agricoltura. Vorrei mettere attorno ad un tavolo strutturato e guidato dalla regione la Provincia, i Sindaci, i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori e il mondo della scuola. Vorrei che ci si chieda qual è l’esigenza formativa per ciascun territorio in termini di personale dipendente, che siano dirigenti o operai, a seconda della domanda. Insieme, facendo sistema, si deciderebbe quali percorsi attivare, quali fondi che provengono dalla regione andrebbero investiti, e a quel punto attivare percorsi formativi che portino all’inserimento nel mondo del lavoro. Questo è un modo per creare buona occupazione, per far sì che i giovani che si iscrivono a scuola sappiano dove li porterà il percorso che scelgono. È un approccio pragmatico, di sistema, uno schema che ho attuato da Sindaco per tutti i servizi sociali della mia comunità. Penso vada fatto anche per il lavoro e per la formazione. Serve aumentare le borse di studio e il diritto di studio per gli universitari, perché lo stanziamento attuale non soddisfa tutte le richieste e serve un investimento di milioni di euro, non miliardi, soldi che in un bilancio regionale si possono trovare. L’apprendistato è un canale di accesso importante, le procedure vanno semplificate per renderlo più agevole. Sono quattro cose che, anche per sensibilità mia avendo lavorato per nove anni nell’assessorato in regione come dipendente, mi stanno a cuore.

La candidatura arriva perché…

Perché mi sembra un percorso naturale. Sono entrato in politica 19 anni fa, ho fatto la gavetta sia a livello amministrativo comunale sia a livello politico, in comune a 19 anni ero assessore, poi ho fatto il vice-Sindaco e ora sto finendo il doppio mandato da Sindaco. Nel PD ho fatto il segretario del circolo locale, poi dei giovani del partito, poi il vice-Segretario del PD ‘adulto’, oggi sto finendo il mio mandato da segretario. Con la mia esperienza penso di aver acquisito quella competenza che, insieme alla mia passione, mi può portare a dare un contributo ad un’istituzione fondamentale per la vita delle persone, perché dalla Regione passano tantissime cose.

Gori ha detto che “bisogna smettere di dire che la Lombardia non è più la locomotiva d’Italia” e che c’è bisogno di un cambiamento: questa candidatura, come quella di Majorino e del PD, in un momento in cui c’è un voto disgiunto dalle elezioni politiche, può davvero rappresentare questa svolta?

Dopo 28 anni di governo degli stessi partiti e della stessa classe dirigente penso che un cambiamento sia necessario. Un nuovo stile, un nuovo approccio, una diversa impostazione di alcune politiche. A maggior ragione adesso che tutti gli indici di competitività stanno peggiorando: è un dato di fatto che secondo tutti i parametri che misurano efficacia ed efficienza di una regione la Lombardia ha perso posizioni negli ultimi anni. Qualcosa non funziona più ed è necessario cambiare. I nostri candidati a Bergamo e quelli della lista Majorino possono portare un cambiamento positivo.

Aldilà degli indici che sono inequivocabili, perché questa volta il PD può farcela? C’è una leva su cui si può spingere di più?

Penso che i cittadini lombardi si siano resi conto dell’inefficienza che regna in questo momento. E penso pretendano di avere una regione che funzioni meglio. Più lombardi di prima hanno notato questa cosa: noi offriamo candidature di esperienza, di radicamento, e quindi spero che le persone individuino in noi possibilità di fiducia e speranza.

Qual è la Lombardia che sogna?

Una Regione molto vicina alle persone, in cui i cittadini riconoscano un’istituzione presente, che ascolta e che risolve i problemi. Sogno una Lombardia in cui la sanità sia davvero un diritto per tutti a prescindere dal reddito, in cui se uno prende il treno o il pullman paga il prezzo giusto per un servizio di qualità, che mette al centro il lavoro e la formazione dei giovani. Una Regione in cui si vuole vivere, costruire famiglia e in cui vedere il futuro.