Bergamo Segreta
|Il convento dell’Incoronata, un simbolo colleonesco a due passi da Martinengo
Il complesso rientra nella lunga serie di edifici sacri voluti dal capitano di ventura che ancora oggi punteggiano il territorio della nostra provincia e in particolare della Bassa
Martinengo. Il convento dell’Incoronata rappresenta l’ennesimo esempio della grande devozione di Bartolomeo Colleoni e della famiglia del condottiero orobico.
Posto a pochi passi dal centro storico di Martinengo, il complesso rientra nella lunga serie di edifici sacri voluti dal capitano di ventura che ancora oggi punteggiano il territorio della nostra provincia e in particolare della Bassa.
Oggi sede della Congregazione della Sacra Famiglia, la struttura venne realizzata a partire dal 1471 quando, in seguito alla morte della moglie Tisbe Martinengo, Colleoni decise di esaudire un voto della consorte facendo ottenendo da papa Paolo II l’autorizzazione di costruire il convento in località Cantone Spineto.
Dopo aver acquisito l’anno successivo terreni e fabbricati, il nobile originario di Solza provvide alla costruzione dello stabile che, come testimoniato da un documento risalente al 18 settembre 1475, sarebbe stato completato prima della scomparsa del Colleoni.
Soppresso nel 1810 per decreto napoleonico e acquisito nel 1868 dalla Congregazione della Sacra Famiglia, il convento è stato al centro di un importante progetto cinematografico come l’ “Albero degli Zoccoli” di Ermanno Olmi.
Colpito dalla bellezza del luogo, il regista orobico decise di girare la scena dell’orfanotrofio all’interno dell’ampio chiostro contribuendo così al successo del film che gli valse la Palma d’Oro al Festival del Cinema di Cannes nel 1978.
Uno spazio che tutt’ora lascia a bocca aperta coloro che accedono per la prima volta complice l’ampio colonnato che accompagna una serie di finte architetture marmoree e di curiose cornici che presentano citazioni e versi riguardanti l’uomo e la vita utili all’epoca per la meditazione.
Ad arricchire il chiostro vi sono inoltre le decorazioni dei capitelli dove spuntano sia gli stemmi del Colleoni che il volto di una donna riconducibile a Tisbe Martinengo, ma anche tre particolari meridiane a riflesso risalenti al Settecento e particolarmente rare in Italia.
Il vero gioiello del complesso rimane però la chiesa che, come per altri edifici legati alla tradizione francescana di fine Quattrocento, presenta alcune caratteristiche tipiche del modello bernardiniano come la facciata a capanna, la navata unica, la doppia aula (pubblica e conventuale) divisa da un tramezzo affrescato.
Osservandola dall’esterno è possibile notare sul fronte principale sia un ampio portale in arenaria sormontato da una lunetta nella quale compare un affresco con la Natività e alcuni angeli, ma anche due finestre ad arco acuto trilobato.
Come tipico dell’arte lombarda, le pareti esterne presentano una decorazione ad archetti in terracotta che circondano l’intero edificio, mentre il campanile si inserisce direttamente nella sezione dedicata all’abside dimostrando così come entrambe fossero state erette contemporaneamente.
Accedendo dal portone principale si trova invece davanti un’ampia navata suddivisa in due parti e culminante con l’area accessibile un tempo soltanto dai religiosi e all’interno della quale è accuratamente posizionata l’abside.
Nella volta di quest’ultima è impossibile non notare le immagini dei Dottori della Chiesa che occupano le “vele” insieme agli Evangelisti, accuratamente accompagnati dai loro simboli e destinati a diffondere la chiesa nel mondo attraverso la propria parola.
Nel primo sottoarco compaiono invece gli Apostoli, raffigurati con in mano ciascuno un cartiglio ove è scritto un articolo del Credo; mentre nel secondo sono visibili le immagini di sante, alcune appartenenti all’ordine francescano come Caterina da Bologna e Chiara a cui si aggiungono Maria Maddalena, Agnese, Agata, Caterina d’Alessandria, Lucia e Apollonia.
Nel catino absidale viene infine rappresentata l’Incoronazione della Vergine, pilastro della Chiesa circondata da Angeli Musicanti raffigurati secondo alcuni schemi compositivi tipici del gotico senese e tradizionalmente utilizzati nel tardo Duecento.
Più vicino all’epoca di costruzione dello stabile sono invece gli affreschi presenti lungo l’arco trionfale attribuiti al Maestro di Martinengo e nel quale si ripercorre da una parte alcune scene della vita di Maria con l’“Annunciazione” e una “Madonna con Bambino in trono, dall’altra l’epopea di alcuni simboli del mondo francescano come San Francesco accompagnato da San Bernardino da Siena e da Sant’Antonio.
Se i dipinti del tramezzo sono opera di Pietro Baschenis che tra il 1623 e il 1627 ha disegnato i principali momenti della “Passione” insieme a San Giorgio e Sant’Agata, quelli della parte dell’aula dedicata ai fedeli appaiono più recenti.
Questa sezione della chiesa presenta infatti quattro cappelle, la prima delle quali dedicata a San Francesco, protagonista dell’affresco posto sulla parete di fondo nel quale è intento a mostrare agli spettatori le stigmate affiancato da angeli che tengono in mano dei cartigli con iscrizioni in lingua volgare destinati a riportare i parallelismi fra la vita del patrono d’Italia e quella di Gesù.
Snella parte superiore spunta un “Cristo Pantocratore” posizionato in una mandorla e del quale rimangono soltanto i piedi a cui si aggiunge nei medaglioni delle volte episodi della vita del frate assisiate, nei piedritti dell’arco d’ingresso le immagini di Santa Chiara e Santa Elisabetta d’Ungheria e infine nel sottoarco quelle di cinque francescani martirizzati per volontà del sultano Miramolino nel 1220.
La seconda cappella è invece dedicata a Santa Paola Elisabetta Cerioli nella quale è presente sia una pala d’altare realizzata nel 1950 da Girolamo Poloni in occasione della sua beatificazione così come un altare, in legno dipinto a finto marmo, creato da Giuseppe Caniana.
L’artista seriano ha operato anche nella cappella destinata alla Sacra Famiglia in collaborazione con la sorella Caterina che si è occupata degli intarsi presenti all’interno del tabernacolo, mentre nell’ultima struttura compare l’affresco più antico dell’ “Immacolata in Gloria” incorniciato da un altare baroccheggiante dipinto a “tromp l’oeil” e contornato sulle pareti laterali da dipinti cinquecenteschi dedicati alle “Storie della Vergine”.
Nonostante la storia ormai plurisecolare, il convento dell’Immacolata rimane una vera e propria istituzione per Martinengo conservando all’interno delle proprie mura il ricordo di Bartolomeo Colleoni.
Fonti
Gabriele Medolago (a cura di), Guida ai percorsi colleoneschi nella Bergamasca, Terno d’Isola , 2010, Promoisola
Francesco Pavoncelli, Guida storico-artistica di Martinengo. Con cartina stradale, disegni originali e ricostruzione della Città murata, Martinengo, Comune e Pro Loco di Martinengo, 2003









