Forse si sta avvicinando la fine dei social network, per come li conosciamo
La promessa era quella di connettere e permettere a tutti di restare aggiornati sulla vita delle persone che si sarebbero diversamente perse di vista. Ultimamente però le grandi piattaforme non sono più quel luogo di curiosità e condivisione
Mio nipote Diego, 16 anni, irrompe nella cucina di mia madre con il telefono: “Veloce, veloce nonna! Vieni qui che dobbiamo fare una foto”.
Nonna Nora, 85 primavere, difficilmente si tira indietro in queste situazioni. In quanto boomer-digitale, super attiva su Facebook e quasi un’influencer nella “community social” di Tavernola Bergamasca, si presta alla situazione: si sistema i capelli, fa un bel sorriso e click. Il gioco è fatto.
“Dove la pubblichi questa foto?” Chiedo a mio nipote. “Ma niente di importante. C’è una app che si chiama BeReal, ti arriva una challenge (una sfida) una volta al giorno e tu decidi se postare o meno una foto”. Se non avete capito, non vi preoccupate. Adesso vi tradurrò in un linguaggio comprensibile cosa è successo.
Innanzitutto, BeReal è un’app nata in Francia dove gli utenti ricevono una notifica una volta al giorno, a un orario casuale, con scritto “Time to BeReal”: è tempo di “essere reali”.
Si apre quindi una finestra, che rimane attiva per due minuti, in cui è possibile scattare e pubblicare l’immagine di ciò che si sta facendo. Qui e ora. Subito. Particolarità: l’app attiva sia la telecamera frontale che quella posteriore.
Per intenderci, se in quel momento ti arriva la ‘sfida’ e ti trovi in una stanza disordinata e hai i capelli arruffati, puoi decidere se catturare quel momento e condividerlo con i tuoi amici.
L’intento di BeReal è quello di sganciarsi dalle logiche degli altri social. Non è possibile postare quando vuoi, modificare foto, filtrarle e dedicare tempo a scrivere un contenuto testuale pertinente.
Quindi, se vuoi condividere delle informazioni su di te, per essere apprezzato, devi dimostrare di essere esattamente ciò che sei e in un momento che non puoi prevedere. Non c’è abbastanza tempo per sistemarti, spostarti verso un luogo più attraente e fare finta che tutto è ‘fico’ intorno a te.
Rivoluzionario. Se ci pensate siamo lontani anni luce dallo stile patinato, filtrato e perfetto di Instagram oppure dalla preparazione di piani editoriali e da post ad effetto su Facebook: su BeReal non c’è un tornaconto di like (mi piace). Se lo fai, lo fai per te, insieme ad altre persone che in quel momento condividono l’attimo, senza sforzarsi di renderlo in apparenza più bello.
Il primo pensiero che mi è venuto è stato: “Che ansia! E se non si ha niente di bello da fotografare e mostrare? E se dopo una serie di sfide dimostro al mondo di essere una persona normale e ordinaria che non ha niente di eccezionale da mostrare?”.
Poi mi sono detta: forse è una liberazione e allo stesso tempo una fonte di grande condizionamento, ma solo con gli anni avremo modo di capirlo.
Questo episodio di BeReal – e mio nipote – ha confermato quello che da tempo osservavo sui social: tutto sta cambiando. Ve ne sarete accorti anche voi.
Per più di 10 anni, dalla fine degli anni 2000 e per almeno una decina di anni, Facebook ha rappresentato l’emblema di ciò che gli utenti sembravano desiderare dal web: spazio dove condividere in modo più o meno sincero la propria vita, le proprie esperienze e pensieri con una rete di amici e parenti. Capitava di seguire personaggi pubblici, politici, artisti e in alcuni casi anche di diventare famosi grazie alla condivisione di propri contenuti particolarmente azzeccati.
La promessa dei social era quella di connettere e permettere a chiunque di rimanere aggiornati sulla vita delle persone che si sarebbero diversamente perse di vista. Ultimamente però le grandi piattaforme social non sono più quel luogo di curiosità e condivisione.
Sono sempre più i content creator professionisti (persone che per professione creano testi e video) a condividere informazioni, mentre le persone “normali” hanno sempre meno voglia di mettere in mostra la propria quotidianità e la propria vita sulle grandi piattaforme.
Non vi state annoiando di Facebook e Instagram, che sempre meno vi mostrano i vostri amici e sempre più vi propongono pubblicità o post di gente più o meno sconosciuta?
Il giornalista americano Ryan Broderick, un esperto commentatore delle tendenze social, ha sottolineato come i modelli social dal 2010 in poi stiano soffrendo la conseguenza di due tendenze parallele.
La prima è la diffusione di piattaforme di contenuti consumati in maniera passiva e come forma di intrattenimento; pensiamo al fenomeno delle piattaforme streaming come Netflix, gli shorts in YouTube e il fenomeno globale di Tik Tok, il social network cinese, nel quale è difficilissimo capire e prevedere quali contenuti video diventeranno virali (per quest’ultimo social, si stima che il 66% degli utenti non crei video, ma funga da spettatore).
La seconda tendenza, sempre secondo Broderick, è l’aver spostato i contenuti privati dalle grandi piattaforme di condivisione ai così detti “internet locali”: chat di WhatsApp, Telegram o le Stories di Instagram, per citarne alcuni. È in questa tendenza che si colloca anche BeReal.
Per concludere: se ultimamente vi siete sentiti annoiati e non attratti dalle classiche grandi piattaforme di condivisione, sappiate che è un sentimento condiviso da molti: siamo in piena transizione. Si sta modificando la nostra vita (anche) online.
Nei prossimi mesi – non anni – vedremo qualche cosa di molto diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto negli ultimi 20 anni. Chissà cosa ci attende.


