“Il campionato è la strada più corta per l’Europa”: vero Gasp, ma la Coppa Italia deve restare una priorità
Proprio nel sessantesimo anniversario dell’unico successo della storia nerazzurra, il trofeo nazionale non può non essere un obiettivo da perseguire. Specialmente senza gli impegni europei
Bergamo. Considerando gli standard su cui si è attestata nel ciclo Gasperini, una stagione senza coppe europee per l’Atalanta è indubbiamente un’eccezione, più che una regola, come era fino al 2016. Per certi versi può anche essere definita un’occasione: per allenarsi di più, per lavorare sullo sviluppo dei singoli, per preparare le partite e studiare nuove soluzioni con meno frenesia.
Meglio avere le coppe, certo, ma questa è la realtà di oggi. Una situazione che potrebbe cambiare nella prossima stagione, magari tornando in quella che conta, di Europa. D’altronde il presente dice questo: la Dea è una squadra da Champions League e lo sostengono anche gli avversari, in ultimo Stankovic dopo la sconfitta della sua Samp al Gewiss Stadium. Ma non è certo l’unico.
Insomma, l’Atalanta è tornata una formazione in grado di dire la sua in campionato anche nelle zone altissime. Tanto che persino il mister dopo questo inizio sprint del 2023 ha affermato che “in questo momento la Serie A è la strada più corta per l’Europa”, anche complice il divario sulle inseguitrici, dal settimo posto in giù, e la penalizzazione inflitta alla Juventus.
Ma in estate le idee del tecnico erano diverse: al primo posto nella lista delle priorità c’era la Coppa Italia. Lo aveva sottolineato anche pubblicamente. Perché è un traguardo, anzitutto, sfiorato due volte proprio nell’era Gasp, e perché è alla portata per come la squadra è in grado di affrontare le partite secche contro le big, che dà accesso all’Europa League.
Soprattutto, però, va ribadito: è un trofeo. La Coppa Italia del 1963 è ancora in attesa di compagnia e giunti al settimo anno del ciclo più straordinario della storia nerazzurra serve una coppa che dia ulteriore lustro. Magari proprio nell’anniversario dei sessant’anni dalla prima e unica.
Sia chiaro: vincere o perdere non cambierebbe di una virgola l’eredità storica di questo ciclo, che resta qualcosa di più grande e prescindere da quello che potrebbe essere l’esito di alcuni scontri diretti. Ma quando ricapiterà una stagione senza coppe europee? Con tante settimane libere? L’auspicio è il più tardi possibile, ovviamente.
Ecco perché quest’anno sembrano esserci tutti gli ingredienti per poter pensare di competere su due fronti al top della forma. Lo ha detto anche il mister: non serve ruotare eccessivamente gli uomini. Meno stanchezza, più freschezza. Certo sulla strada ci sono prima l’Inter e poi – si spera – una tra Juve e Lazio. Squadre superiori? Forse, ma la Dea se l’è giocata anche con questo super Napoli. Non fermarsi davanti a nulla è sempre stato il mantra. E lo è tuttora.
Per quanto dunque sia vero che il ritorno in Champions League debba essere una priorità, altrettanto lo deve essere anche la terza finale in cinque anni. Bisogna tornare a vivere le grandi notti europee contro i top club mondiali, ma farlo con la consapevolezza di una coppa in più a brillare nel palmares sarebbe ancora più emozionante.





