Sciopero dei benzinai, in Bergamasca adesione al 50%: hinterland e bassa le zone più colpite
Punte dell’80% scendendo verso la pianura. Il direttore di Ascom: “I gestori carburanti non scioperano per loro stessi, ma anche per i consumatori”
Bergamo. Adesione media del 50%, con punte che arrivano anche all’80% man mano che si scende nella Bassa, mentre cala la percentuale nelle Valli. Sono questi i numeri chiave dello sciopero indetto dai benzinai, iniziato nella serata di martedì (24 gennaio) alle 22 e che si estenderà fino a giovedì allo stesso orario, per un totale di 48 ore di chiusura.
Meno colpita la zona della città, anche complice la presenza di un maggior numero di pompe bianche e di impianti ghost senza gestore, oltre che di stazioni di servizio della grande distribuzione che hanno scelto di non aderire. La percentuale aumenta invece in maniera esponenziale muovendosi verso la pianura.
I principali disagi e le code ai distributori si sono manifestate soprattutto nella giornata di martedì, durante la quale alcune pompe, specie sulla circonvallazione di Bergamo, sono rimaste a secco a causa dell’elevata richiesta degli automobilisti, che si sono tutelati in vista della chiusura. Sono previste code e disagi anche nella giornata di giovedì.
“Ci dispiace creare problemi all’automobilista – afferma RenatoMora, presidente del Gruppo Gestori distributori di carburanti Ascom Confcommercio Bergamo – ma per noi era importante che la categoria si facesse sentire in questo momento, soprattutto dopo le accuse che ci sonno state mosse: ci hanno additato di essere speculatori del mercato della distribuzione, ma queste accuse vanno rivolte altrove. Noi cerchiamo di lavorare con la massima trasparenza”.
“I gestori non scioperano per loro stessi, ma anche per i consumatori, per cercare di dare un contributo concreto all’abbattimento del costo del pieno”, aggiunge il direttore di Ascom Confcommercio Bergamo OscarFusini.
“È la prima volta nella storia moderna che Assopetroli ha offerto solidarietà ad uno sciopero proclamato dalle sigle dei gestori. La serrata ha motivazioni strumentali: l’obbligo di esporre il prezzo medio nei cartelli, oltre che avere un costo elevato di 400 milioni di euro che ricadrebbe sul consumatore, inganna l’automobilista, che magari è convinto di entrare e fare benzina al prezzo medio, ma invece se ne ritrova uno più alto perché è fissato dalla compagnia”.
“Si tratta di una manovra demagogica, nella quale i benzinai finiscono per essere un capro espiatorio, ma il problema si può affrontare in un solo modo: tagliando le imposte”, conclude Fusini, “Gli altri metodi sono tutti palliativi. Bisogna tagliare l’Iva e le accise, siamo il Paese europeo con le imposte più alte sul carburante”.





