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Il ministro Sangiuliano: “Emozionato, la cultura sia il riscatto dai giorni tragici del Covid”
Il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano

Al termine della cerimonia di inaugurazione dell’anno di Bergamo Brescia capitale della cultura 2023, il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha rilasciato una dichiarazione a Bergamonews

Bergamo. Al termine della cerimonia per l’inaugurazione di Bergamo Brescia capitale della cultura 2023, il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano a Bergamonews dichiara: “Ho provato un po’ di emozione nel declinare il mio discorso perché ho ripensato con la memoria ai momenti tragici della pandemia da Covid 19 e credo che queste città abbiano meritato questo titolo perché la cultura può essere un momento di riscatto, un momento di residenza e un superamento verso momenti di sviluppo socio economico del passato”.

Pubblichiamo l’intervento integrale del Ministro Sangiuliano durante la cerimonia al Teatro Donizetti di venerdì 20 gennaio. 

Provo non solo soddisfazione ma anche una certa emozione nel partecipare alla cerimonia che segna l’apertura dell’anno della cultura per le città di Bergamo e Brescia. Come è noto questo titolo fu conferito nel maggio del 2020 mediante decreto legge “RILANCIO”, una scelta nata con un preciso intento, quello di dare un forte segnale di rilancio, orgoglio, prospettiva, dopo la pandemia da COVID 19 che aveva colpito così tragicamente le due province.
Il Governo dell’epoca opportunamente sostenne la proposta avanzata dalle due città, che nel nostro immaginario e nel cuore degli italiani erano divenute il simbolo di resilienza alla crisi pandemica e alla sua tragica scia di morti.

Un rilancio che tra origine dalla cultura, perché da sempre la cultura è un forte antidoto alla sofferenza, il punto da cui ripartire, quando c’è da ricostruire dopo una stagione di tragedia. Occorre dunque raccogliere tutte le migliori energie del territorio per intraprendere un percorso di crescita e di sviluppo. E sarà la cultura la dinamo, l’elemento catalizzatore che darà impulso ad una rinascita sociale e economica.

Questa è la funzione della cultura, cosi come è stata concepita dai padri costituenti. L’articolo 9 della Costituzione, quanto mai lungimirante, ci ricorda che «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Nel Prometeo incatenato il Titano narra che gli uomini appena superato lo stato di natura, grazie alla tecnica, come primo atto uscirono dalle caverne verso la luce del sole e, non più costretti a vivere come animali, divennero architetti cominciando a costruire edifici.

Aristotele ci offre un ulteriore spunto di riflessione su questo tema affermando che mentre altre specie animali hanno ciascuna per natura un loro habitat (come i pesci, gli uccelli, gli insetti), non esiste per noi essere umani un ambiente privilegiato se non quello che abbiamo costruito in secoli di storia attraverso la tecnica, a cominciare dalle città strappate alla natura. Benedetto Croce definì il paesaggio come il «volto amato della Patria».

Ecco la cultura è tutto ciò: la costruzione attraverso l’arte, la letteratura, la filosofia, l’architettura dell’ambiente umano.
Nell’immediato secondo dopoguerra, quando le macerie d’Italia erano ancora fumanti, dopo la rovinosa guerra voluta dal fascismo, l’allora Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, decise uno stanziamento speciale per ricostruire La Scala di Milano proprio perché era un luogo simbolico della cultura nazionale.

È nostro dovere ripartire proprio da luoghi simbolo, come lo sono Bergamo e Brescia, simbolo ieri della sofferenza in tempo di covid, che diventano oggi il simbolo di un nuovo risorgimento che passa attraverso la bellezza.

L’Italia dispone di una ramificata ricchezza di luoghi, città e comuni, ciascuno dei quali esprime storia, architetture, tradizioni, varietà di bellezza. Queste due città prealpine che si affacciano sulla pianura padana hanno grandi peculiarità storiche ma sono anche realtà ricche di similitudini tali da rendere possibile un percorso di crescita e sviluppo congiunto.
Bergamo e Brescia hanno entrambe una forte identità culturale, che va valorizzata. E monumenti straordinari. Si pensi all’area archeologica di Santa Giulia, al Tempio Capitolino di Brescia, tra gli edifici pubblici romani più importanti del nord Italia, che dal 2011 è patrimonio mondiale dell’Unesco, cosi come le mura di Bergamo alta, dove c’è anche “una delle piazze più belle d’Europa”, come ebbe a dire il grande architetto Le Corbusier: nella piazza Vecchia, cuore di Bergamo alta, c’è la Fontana Contarini, il palazzo della Ragione, fino alla bellissima Basilica di Santa Maria Maggiore. Un territorio dunque che ha enormi potenzialità da far conoscere al mondo. L’iniziativa di Bergamo e Brescia capitale della cultura farà da volano a tutto questo.
Un progetto di alto profilo, che esprime una forte volontà di riscatto delle due comunità, dei loro amministratori e credo più che gradita dal resto della Nazione. Un progetto che rappresenta il primo grande esperimento di politica culturale diretto a sostenere la crescita del territorio attraverso centinaia di iniziative multiformi, ma guardando anche al suo sviluppo economico, sociale e industriale.

Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023 rappresenta la prospettiva di una possibile rinascita attraverso la scelta nobile della cultura.

Mi ha molto colpito la scelta del tema portante di questo progetto “la città illuminata”, volutamente espresso al singolare, che è non solo estremamente evocativo, ma anche manifestazione della volontà di agire congiuntamente come unica realtà, attingendo a radici comuni, e facendone tesoro per crescere insieme, testimoniando le straordinarie tradizioni di operosità e di innovazione industriale di queste città, unitamente alle bellezze del tutto inaspettate di questo territorio. L’unità di queste realtà diventa oggi la loro forza.
Una unità che deve permetterci di guardare al futuro con rinnovata speranza e ottimismo.