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La candidata alla segreteria del Partito Democratico: “Il contrasto alle disuguaglianze, al lavoro precario e la salvaguarda del pianeta: questi i tre cardini su cui vogliamo puntare e lavorare, per rifondare il nostro partito”

Calcinate. Un incontro pubblico, voluto proprio per stare in mezzo alla gente, alla sua gente, con un calendario, quello di domenica, decisamente fitto di appuntamenti. Da Milano, a Como, Varese e Lecco, passando appunto per Calcinate dove, all’area feste, ha scelto di incontrare i cittadini per raccontare loro il perché e i punti, molti, del suo programma, quello che la vuole in corsa per la segreteria del Partito Democratico. E così, Elly Schlein, è approdata in terra bergamasca, aprendo il suo discorso con il tema, caro al territorio, del consumo di suolo e lo ha fatto confrontandosi con Elena Ferrario, presidente di Legambiente. Molti i voti noti della politica bergamasca presenti, da Elena Carnevali a Marzia Marchesi, assessore del Comune di Bergamo, ai candidati alle regionali Jacopo Scandella, Davide Casati e Gabriele Riva. 

Cosa significa essere un sindaco del Pd? Cosa significa amministrare un territorio? E ancora, l’obiettivo di dare un volto nuovo al partito, cercando leve tra i giovani, cambiare la legge Bossi-Fini, puntare sui diritti, accelerare sui percorsi di cittadinanza, lo Ius Scholae e l’immigrazione: a questi e altri temi, posti da cittadini comuni, sono arrivate le risposte della Schlein: “Siamo qui per reimparare ad ascoltarci, perché non ci serve un partito degli eletti, ma della comunità. Questo è il senso del mio impegno politico. Negli ultimi 15 anni, il nostro Paese si è impoverito e io diffido di chi taccia di radicalità i nostri temi: la giustizia climatica e sociale sono i cardini del nostro fare. Abbiamo bisogno di cambiare il modello di sviluppo dell’Italia. Come? Con politiche consapevoli che aiutino e sostengano soprattutto le nazioni più povere. E se noi riusciamo ad investire nelle competenze e quindi nel lavoro, non lasciamo accadere i fenomeni sociali, ma a farli succedere, anche attraverso la redistribuzione”.

E poi una sguardo alla sanità, in vista anche delle regionali: “L’alternativa è confermare una destra che cerca di tagliare. Ancora. Noi abbiamo bisogno di una sanità di qualità, capillare sui territori, che torni ad essere veramente pubblica. I bisogni devono dialogare tra di loro, e non essere vissuti a compartimenti stagni. Dobbiamo investire di più, non possiamo voltarci dall’altra parte, anche quando parliamo di fenomeni psichici e di salute mentale. E’ lì che deve stare il nuovo Partito Democratico. Il contrasto alle disuguaglianze, quello al lavoro precario e a favore della salvaguarda del pianeta: ecco i tre cardini su cui vogliamo puntare e lavorare, per rifondare il nostro partito e per superare e rimediare insieme, con parole di verità, alle ferite che hanno allontanato i cittadini al Pd”.

“L’unica buona accoglienza è quella diffusa, la legge Bossi-Fini è vecchia di 22 anni e va cambiata, va immaginato e studiato un modello inclusivo, abbiamo bisogno di ponti e non di muri, e abbiamo voglia non solo di Ius Scholae ma di Ius Soli, una legge di grande civiltà volta a garantire i diritti delle persone. Dobbiamo scrivere le leggi in questo senso. E per farlo dobbiamo dire a grande voce che al governo ci vogliamo sì tornare, ma solo con le nostre forze, con coerenza di messaggio e senza larghe intese. Dobbiamo tornare ad essere orgogliosi della nostra appartenenza, fieri del nostro partito”.