“Insieme si può. Insieme funziona”: un anno di iniziative per promuovere la cultura della salute
Convegni, visite, incontri, postazioni informative, passeggiate della salute: il bilancio del progetto che ha visto lavorare insieme 8 realtà
Bergamo. “Il Prof. Garattini dice che il 50% delle malattie croniche e il 70% di quelle oncologiche sono prevenibili. Prevenzione e diagnosi precoce sono quindi una necessità per le persone e per la società. Per promuoverle è necessario partire dalla cultura della salute. Questo è l’obiettivo principale del progetto ‘Insieme si può. Insieme funziona’”.
Esordisce così Lucia De Ponti, presidente della sezione bergamasca LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – nel presentare gli esiti di un anno del progetto ‘Insieme si può. Insieme funziona’ che ha visto impegnato un gruppo di otto realtà (sette associazioni e un soggetto privato) nella promozione della cultura della salute su tutto il territorio bergamasco: LILT Bergamo, Amici di Gabry, Amici con il sole dentro – Melamici contro il melanoma, ANVOLT, AISTOM, Fincopp
Lombardia, AILAR, Politerapica.
Un progetto pervasivo nello spazio e nel tempo: si sono svolte, infatti, iniziative in ogni mese dell’anno e in modo capillare in tutta la provincia.
In totale sono stati realizzati 10 appuntamenti convegnistici legati alle giornate nazionali o internazionali dedicate ad alcune malattie, abbinati ad altrettanti piani combinati che hanno previsto diversi interventi: 757 visite e incontri di sostegno gratuiti o quasi con il coinvolgimento di 13 comuni e 19 strutture sanitarie, 14 postazioni informative in spazi che variano dalle Case di Comunità ai Rifugi Alpini, 4 passeggiate della salute, 1 progetto informativo realizzato con Confartigianato Bergamo.
Tutto questo perché la salute non è solo un tema sanitario, ma anche sociale e politico: diventa quindi necessario fare prevenzione, informare le persone, renderle
partecipi dei percorsi di cura e consapevoli di quello che possono fare per la propria salute e quella dei propri cari. “Intorno a questo progetto hanno lavorato insieme alcune associazioni di volontariato e una struttura sanitaria privata con il sostegno di strutture sanitarie pubbliche, private e private convenzionate, di amministrazioni pubbliche, di CSV e di altri enti che operano sul territorio. Insieme abbiamo svolto un grosso lavoro e ci pare che il modello funzioni”, ha aggiunto Pasquale Intini di Politerapica.
Un percorso di lavoro che, visti gli importanti risultati raggiunti, proseguirà anche nel 2023 per continuare a promuovere cultura della salute, diagnosi precoce e costruire azioni anche all’interno delle nascenti Case di Comunità.
“Abbiamo sia un compito che un dovere: far diventare la promozione della salute e la prevenzione due elementi strutturali, nelle nostre attività e nella vita di tutti, ad ogni età, – dichiara Michele Sofia, Direttore Sanitario dell’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo -. Occuparci di malattie croniche e oncologiche vuol dire anche essere e stare sul territorio, sono eventi che mettono duramente a prova gli assistiti, i soggetti fragili e le loro famiglie: c’è la necessità di favorire conoscenza e cultura su questi temi. Grazie ai promotori e a tutti coloro che hanno donato il loro tempo per realizzare questo progetto, che ATS appoggia e continuerà a supportare nei suoi sviluppi”.
L’importanza di questo lavoro è sottolineata anche da Marcella Messina, Presidente Collegio dei Sindaci ATS e Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Bergamo: «Il progetto, attraverso numerosi incontri svolti durante l’anno di Bergamo Capitale del Volontariato, ha promosso una cultura della prevenzione, in particolare sui temi oncologici, e del benessere psicofisico in generale di qualità ed interesse. Una serie di appuntamenti che hanno avuto il particolare pregio di mettere in dialogo e a confronto il mondo sanitario e quello sociale, professionisti e persone che, pur dalle diverse prospettive del loro operare quotidiano, hanno condiviso la medesima visione di un necessario coordinamento nelle politiche e nelle azioni rivolte al miglioramento della qualità della vita dei cittadini e alla massima tutela di quelle con fragilità, soprattutto in questa fase post pandemica comunque ancora segnata da diverse criticità”.
Dello stesso avviso anche Gabriele Cortesi, presidente del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci dell’ASST Bergamo Est: “La promozione della salute e la prevenzione sono tematiche che non possono essere affrontare senza un apporto importante delle amministrazioni comunali, che sempre di più stanno maturando la tendenza ad essere attive nella collaborazione con le istituzioni sanitarie per l’offerta di iniziative di cultura della salute che sempre più i cittadini apprezzano. ‘Insieme si può. Insieme funziona’ va proprio in questa direzione: è un progetto il cui valore aggiunto è la sinergia dei tanti attori che lo hanno costruito e promosso”.
Resta fermo il fatto che la cultura della salute si costruisce anche e soprattutto partendo dalle strutture sanitarie, per questo motivo il progetto è stato costruito in stretta sinergia con le ASST del territorio e nel 2023 vedrà l’ampliamento delle collaborazioni con le istituzioni sanitarie. Un lavoro condiviso che è stato proficuo, come sottolinea Francesco Locati, direttore generale dell’ASST Bergamo Est: “La costruzione di un’assistenza territoriale di prossimità, che integri le funzioni sanitarie con quelle sociali, passa anche attraverso la rete preziosa del volontariato che condividendo bisogni e potenzialità delle comunità offre un valore aggiunto fondamentale. L’ASST Bergamo Est è grata per l’impegno, la partecipazione e il senso di responsabilità profuso. Connettere visioni, collegare obiettivi, condividere strategie, costruire reti, tengono saldo il legame sociale delle comunità”.
Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII, ha poi aggiunto: “‘Insieme si può. Insieme funziona’ è un concetto particolarmente caro a tutti i
nostri operatori perché corrisponde a un valore culturale trasversale, proprio di ogni struttura, dalla più piccola alla più complessa. Al Papa Giovanni siamo collaborativi per istinto e vocazione ed è quindi con grande entusiasmo che condividiamo questo approccio anche all’esterno, con le aziende e associazioni coinvolte, per poter dare il nostro contributo al territorio, mettendo a fattor comune competenze e strutture a beneficio dei cittadini”.
Un lavoro condiviso anche dall’ASST Bergamo Ovest, come ha spiegato il direttore sanitario Flavia Simonetta Pirola: “L’attuale scenario di sviluppo ed evoluzione del sistema sociosanitario ha determinato la necessità di introdurre un modello assistenziale infermieristico orientato alla famiglia e alla comunità. L’ASST Bergamo
Ovest ha risposto tempestivamente alle richieste territoriali, consolidando, in primo luogo, la collaborazione con i Volontari che compongono la consulta delle associazioni, che svolgono un ruolo fondamentale presso la nostra struttura, che si è riattivata attivamente con la dichiarazione del termine della emergenza Pandemica, aprendo 11 ambulatori a gestione infermieristica dove ruotano 64 professionisti sanitari e inaugurerà entro fine anno le quattro Case delle Comunità nei territori di Dalmine, Treviglio, Martinengo e Ponte San Pietro, promuovendo così l’assistenza sanitaria territoriale come luogo elettivo per attività di prevenzione e promozione della salute,
percorsi di presa in carico della cronicità/fragilità e della personalizzazione dell’assistenza”.
“Il volontariato è da sempre attivo nel campo della sanità e della cura delle persone malate. Questo progetto però rappresenta un’evoluzione dello storico ruolo del volontariato e apre prospettive innovative – spiega il direttore Antonio Porretta del Csv -. Le associazioni non si sono limitate a promuovere assistenza, ma si sono fatte portatrici di cultura in una logica di salute comunitaria. E lo hanno fatto mettendosi insieme, uscendo dalle proprie specificità e riconoscendosi in un obiettivo comune. Come CSV siamo convinti che questa sia la direzione da intraprendere per costruire, insieme agli altri soggetti istituzionali qui coinvolti, il benessere delle nostre comunità”.


