Alla GAMeC di Bergamo l’artista croata Dora Budor con la sua prima mostra personale in un’istituzione italiana per rileggere lo spazio e il nostro tempo
Uscire dalla GAMeC dopo averci fatto visita lascia sempre un senso di appagata scoperta. In oltre 30 anni di attività, le proposte costantemente nuove e mai scontate della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo ci accompagnano alla scoperta di artisti inediti per la città con le loro ricerche e riflessioni.
Lo spazio della GAMeC adibito in particolare ad ospitare i progetti degli artisti più interessanti del panorama contemporaneo è sicuramente lo “Spazio Zero”: la prima, grande e alta sala che incontriamo iniziando il percorso espositivo. Della galleria questo è forse lo spazio più eclettico e metamorfico che chi è abituato a frequentarlo non avrà mai visto allo stesso modo.
È proprio in questi spazi che fino all’8 gennaio 2023 troviamo Dora Budor (Zagabria, 1984), artista croata per la prima volta in un’istituzione italiana con la mostra personale “Incontinent”, a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni.
Qui l’arte di Dora Budor si confronta con l’architettura dello spazio in cui si inserisce, portando una riflessione sulla natura originaria del quattrocentesco Monastero delle Dimesse e delle Servite che oggi ospita la GAMeC. “Incontinent” è una mostra concepita in relazione e in continuità con “Continent”, progetto espositivo che Budor ha presentato alla Kunsthaus Bregenz (Bregenz, Austria) nel marzo del 2022. Negli spazi del museo austriaco l’artista ha prodotto alcuni calchi delle sezioni del tunnel che circonda le fondamenta sotterranee del museo. Questi tunnel, tecnicamente chiamati diaframma, servono ad impedire il collasso degli edifici adiacenti e ad espellere le infiltrazioni di acqua e fango provenienti dal suolo alluvionale su cui poggia lo stabile.
Il risultato sono la serie di opere denominate Kollektorgang (2021): massicce pareti la cui percezione muta a seconda del luogo in cui vengono installate. Nel contesto dell’ermetico dello Spazio Zero la disposizione di Kollektorgang ostruisce le entrate e crea un corridoio che circonda la stanza diventando un luogo metaforico ricco di rimandi e relazioni spaziali e concettuali. Sin dal principio, la pratica monastica ha visto nei corridoi uno strumento per accelerare il ritmo, un spazio dove recapitare messaggi. Nel tempo ha ampliato gli usi, comprendendo, tra questi, la sanificazione, la sorveglianza e l’istituzionalizzazione, incanalando e definendo così le persone attraverso i suoi regimi spaziali.
Le pareti di Dora Budor non sono solo un elemento divisorio ma un vero e proprio strumento di rielaborazione. Le opere scultoree dell’artista croata invitano ad andare oltre instaurando un dialogo con ciò che è stato. Quelle che appaiono come pareti neutre, da vicino, rivelano un mormorio ovattato di comunicazioni interne. Le Kollektorgang sono infatti prodotte da un materiale composto da cemento misto a carta dei contratti legali e documenti amministrativi tritati e altri materiali di scarto di uffici della città. Una mistura materica digerita che si scioglie e si solidifica in forme e significati diversi costruendo pareti che ci ricordano qualcosa che non può più essere ricomposto.
Quello che sembrava uno spazio neutro si arricchisce sempre più di dettagli. Basta prestare ancora più attenzione per accorgersi di uno suono continuo, quasi fastidioso, che pervade lo spazio. Si tratta di Termites (2022), una installazione sonora composta da sex-toys telecomandati da remoto posti all’interno delle condutture di ventilazione della sala. Il riverbero continuo si propaga all’interno dello Spazio Zero trasportato dall’aria che dall’esterno viene emessa all’interno. Come termiti che corrodono il legno, l’opera di Budor compromette la struttura di ventilazione comunicando un senso di disfunzionalità infrastrutturale e minando il concetto di neutralità.
A completare l’esposizione, nella sala adiacente, di fronte alla serie di finestre protette da sbarre metalliche, troviamo la serie Love Streams (2022). Una sequenza di frottages automatici realizzati con carta vetrata strofinata sul pavimento e sulle pareti dello studio dell’artista utilizzando dell’escitalopram come sostanza marcante (un antidepressivo prescritto a Budor). Love Streams si fa testimone di quanto è stato sottratto. Queste opere antidepressive rappresentano un tentativo di recuperare uno spazio e un tempo interiore, tracciando una linea sottile tra l’usare e l’essere usati dagli effetti che costituiscono la caotica realtà contemporanea inghiottita dal capitalismo.
“Incontinent” è una mostra che ci invita ad andare oltre. Dora Budor interviene sugli edifici e sulle istituzioni smantellando, senza distruggere, ma rielaborando con operazioni nascoste che fanno risuonare l’invisibile. Una pratica che vuole sovvertire e decentrare la consueta gerarchia del vedere e del sentire.
Avete tempo fino all’8 gennaio 2023 per visitarla insieme a tutte le altre mostre attualmente esposte alla GAMeC tra cui “La Collezione Impermanente #3.0”, “Persone” e “Flatform – Artists’ Film International #14”.
Fino all’8 gennaio la GAMeC sarà sempre aperta al pubblico per l’intera giornata, dalle 10 alle 19 (tranne nella giornata del 31 dicembre). Per tutti i dettagli e aggiornamenti consulta il sito www.gamec.it e i canali social della galleria prima della visita.


