Sempre più spesso sentiamo parlare dell’intelligenza Artificiale come la nuova frontiera dello sviluppo tecnologico. La scarsa informazione che circola in merito, però, ci porta a dubitare dell’attinenza del tema con la nostra quotidianità: ma è davvero così?
Ma, l’intelligenza artificiale è davvero la frontiera dello sviluppo tecnologico? Quel che è certo, al momento, è che rappresenta un argomento di grande attualità, un punto di vista al quale guardare e tendere, un tema sul quale riflettere.
Del resto, il mondo moderno ci porta sempre di più ad abbandonare i pensieri che appartengono alla tradizione, al pensiero comune e a proiettarci in una dimensione nuova, ad un orizzonte diverso che, come tale, va affrontato ma anche ragionato. Certo bisogna prendere atto del fatto che il mercato dell’intelligenza artificiale, stando ai dati raccolti dall’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, ha registrato in Italia un aumento del 27%, con un valore di oltre 380 milioni di euro annui.
E le applicazioni dell’intelligenza artificiale (definita comunemente con l’acronimo americano AI) riguardano, in primis, i settori dell’automazione e della produzione industriale e trovano, in generale, terreno fertile nel sostituire tutte le attività ripetitive a basso valore aggiunto. Ma l’implementazione riguarda anche ambiti con conseguenze ben più pregnanti, come, ad esempio, il settore IOT (Internet Of Things), il settore Fintech, la mobilità e anche quello legale.
La diffusione di tali tecnologie ci mette pertanto di fronte a questioni delicate, sia in termini etici che giuridici.
“Possiamo certamente affermare che l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale nei processi industriali e produttivi ha portato l’umanità al raggiungimento di possibilità tecniche strabilianti – racconta l’avvocato Silvano Sacchi, socio e fondatore di Silvano Sacchi & Associati tra Avvocati –. Molto spesso però non si considera che a questo enorme potere fa da contraltare il fondamentale tema delle responsabilità correlate a incidenti o a vizi di funzionamento dei sistemi. Il problema sta nel fatto che, in mancanza di una norma di legge, diventa difficile stabilire quando un determinato evento dipende dal produttore del prodotto o dal suo utilizzatore”.
Non si tratta, purtroppo, di una questione rivolta alla curiosità degli addetti ai lavori, ma di un punto estremamente concreto e controverso, sorto, purtroppo, da tristi precedenti storici. Basta andare al mese di agosto 2022 per citare il più recente caso avvenuto in Germania, dove un’autovettura a guida autonoma ha causato un incidente portando alla morte di una persona e al ferimento di altre nove.
“Il punto sta nello stabilire, in casi come questi, se per i danni provocati a terzi, sia tenuto al risarcimento chi ha realizzato il veicolo o chi ne è nella disponibilità. Inoltre, ci potrà essere un’imputazione a carico del responsabile civile anche per l’eventuale reato? Chi ne risponde? È configurabile un concorso di colpa tra tutti i soggetti coinvolti? L’unica possibilità per spegnere, sul nascere, situazioni di criticità come questa è, appunto, è fissare regole chiare. Ciò che è stato fatto, ad esempio, in Gran Bretagna, dove si è stabilito che per eventuali incidenti avvenuti con vetture a guida autonoma durante l’utilizzo della modalità automatica, sarà responsabile unicamente il produttore e non il conducente”.

