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Bonacina: “Che coraggio, Sinisa”. Colantuono: “Da lui una lezione di vita”
Sinisa Mihajlovic

Il ricordo anche di Fortunato e Mazzoleni. Il Cina: “Si faceva voler bene, Mihajlovic era uno che non mollava mai”

“Eh Mihajlovic… Proprio non me l’aspettavo. Che dispiacere. Vi racconto un episodio: un giorno sto allenando con l’Atalanta e arriva a Zingonia una troupe di Sky. C’era un programma sportivo in cui si chiedeva a un allenatore o a un calciatore di esprimere un desiderio, chi avrebbe voluto rivedere dopo un po’ di tempo. E Mihajlovic aveva chiesto proprio di me, per cui mi hanno intervistato e gli hanno trasmesso il videomessaggio. È stata una bellissima sorpresa, mi ha fatto un enorme piacere”.

Parla Valter Bonacina, ancora incredulo per la notizia della scomparsa di Sinisa, che col ‘Cina’ era stato compagno di squadra nella Roma. E il ricordo di Bonacina è ancora vivo: “Era il mio secondo anno alla Roma, lui è arrivato ed aveva vinto la Champions, un giocatore di grandi qualità ma soprattutto è stato il suo impatto con lo spogliatoio che si è sentito: andava d’accordo con tutti, era proprio un uomo squadra. Tutti gli volevano bene, con lui sono stato un anno e mezzo alla Roma, poi lui è andato alla Samp. Però, oltre ad essere un giocatore di valore, con personalità, da allenatore era un uomo tutto d’un pezzo, con valori veri. Ci eravamo affezionati, lui aveva stabilito un legame forte con la piazza, ma anche con noi giocatori aveva fatto gruppo, sempre allegro, si faceva voler bene. Poi da allenatore aveva confermato queste doti, soprattutto affrontando la malattia in questo modo ci aveva insegnato a non mollare mai. Non pensavo davvero che finisse così, pur soffrendo, credevo proprio che ce la facesse. Ha avuto un coraggio incredibile, ha combattuto e lottato fino all’ultimo per vincere la malattia”.

Da giocatore lo ricorda anche Daniele Fortunato: “Come avversario l’ho avuto più volte, anche nella finale di Coppa Italia che abbiamo vinto col Torino allenato dal Mondo, l’ho marcato e…mi ha anche rotto il naso”, ride Fortunato “però ho fatto gol. Tanto è vero che il Cina si era arrabbiato, aveva suggerito a Boskov di cambiare marcatura. Ma Sinisa era un avversario non facile, quando calciava le punizioni era micidiale, aveva un calcio forte e preciso, non bisognava mai lasciargli spazio per tirare. Un giocatore tosto, l’ho visto anche fare il libero e lui in campo sapeva coprire più ruoli. Aveva classe, tecnica. E poi da allenatore mi piaceva specialmente perché nelle sue risposte era sempre spiazzante, mai banale. Un uomo di grande coraggio”.

Mario Mazzoleni ha arbitrato Mihajlovic quando era alla Lazio e all’Inter: “Giocatore di grande temperamento, uno tosto. Protestava, però un particolare che ricordo è che a fine partita era sempre il primo che correva a darti la mano. Per lui le incomprensioni finivano lì. Era uno corretto, eppure anche come allenatore non le mandava a dire. Mi è sempre piaciuto perché era uno diretto, si capiva che la protesta era spontanea. Ci siamo scontrati per qualche decisione, ma poi tutto si chiudeva lì”.

Stefano Colantuono sottolinea un aspetto: “Io vorrei soffermarmi soprattutto sulle qualità dell’uomo Mihajlovic. Che dopo aver appreso della malattia ci ha dato una grandissima lezione di vita. Una persona normale sarebbe caduta in depressione, lui invece ha continuato a lavorare fino all’ultimo, con la voglia di fare calcio. Negli ultimi anni ha dimostrato il suo valore non solo come calciatore e allenatore. Uomo anche spigoloso, di carattere forte, ma di grande sensibilità e grande forza. Ci mancherà tanto, Sinisa”.