Logo

Temi del giorno:

Spopolamento nei piccoli comuni, l’eccezione italiana è Brumano: cresciuto del 25%

È la percentuale più alta degli ultimi dieci anni, secondo una ricerca della Fondazione Think Tank Nord Est. La storia della famiglia Corba, che dall’hinterland milanese si è trasferita in Valle Imagna: “Cercavamo un posto così per le nostre bimbe”

Brumano. Enrico Corba, 46 anni, la definisce “una scelta di vita”. Nel settembre 2021 ha lasciato l’hinterland milanese per trasferirsi a Brumano, 120 anime in Valle Imagna. Una scelta condivisa con la moglie, Sofia, di vent’anni più giovane, per crescere le loro tre bambine: Amira, la più grande, ha 6 anni. Poi ci sono Maryam, 5 anni, e Ramia, 2 appena.

“Cercavamo un posto tranquillo”, dice Enrico, che a Brumano ha passato buona parte delle vacanze da ragazzo. “Mia figlia va a scuola in pullman da sola, prima non l’avrei nemmeno lasciata andare a buttare la spazzatura. Come papà – racconta – sentivo il dovere di far crescere le mie bimbe in un posto diverso. Non stanno sotto una campana, sono liberissime ma in un contesto secondo me più sano”. E poco importa se per lavoro (è agente di commercio) deve fare ogni giorni avanti e indietro da Milano.

A dargli una mano ad inserirsi ci ha pensato il sindaco Luciano Manzoni. “Cinque o sei anni fa sono nati 6 bimbi tutti insieme, quest’anno siamo a 2. Che la popolazione fosse in aumento era evidente, ma che avesse la percentuale di crescita più alta in Italia non lo sapevo”, ammette il primo cittadino.

Così, almeno, stabilisce una ricerca della Fondazione Think Tank Nord Est pubblicata da ‘Il Sole 24 Ore’, dove tra le realtà che nell’ultima decade hanno registrato un miglioramento in termini di crescita demografica svetta proprio Brumano, con un +25,8%. Seguono Calliano (+24,1%) e Andalo (+22.2%) in Trentino Alto Adige, poi Cusago (+22,1%) in provincia di Milano.

Mediamente parlando, spiega la ricerca, gli enti locali da Nord a Sud mostrano un calo generale della popolazione. Un “inverno demografico”, come lo chiamano i sociologi, destinato a perdurare. Ma precisiamo: “Le tendenze demografiche sono differenti a seconda delle dimensioni. Infatti, sono soprattutto i comuni con meno di tremila abitanti ad evidenziare una forte diminuzione dei residenti. E, a quanto pare, la tendenza in negativo peggiora al diminuire della dimensione”. Ad accusare il calo maggiore sono i micro-comuni (quelli con meno di 500 abitanti) con una perdita media dell’11,6% della popolazione. Seguono quelli con un numero di residenti compreso tra 500 e mille abitanti, che registrano una un calo del 9%, mentre i municipi tra mille e tremila registrano una flessione del 7%.

In Bergamasca, il caso di Brumano è la classica eccezione che conferma la regola: Carona, per esempio, tra il 2012 e il 2022 ha perso il 20,11% degli abitanti; Fonteno il 18,21%; Foppolo il 17,73; Oltressenda Alta il 17,71% e Cusio il 16,67%. A parte Fonteno, piccola terrazza naturale sul lago Iseo, sono tutti paesi di montagna e tutti sotto i 600 residenti; come tutti paesi di montagna o quasi sono quelli cerchiati in rosso nella mappa qui sotto (a cura del data journalist Enrico Calabrese): più il cerchio è grande e di colore acceso, più la popolazione è in calo. Discorso da applicare anche ai paesi cerchiati in verde, ma al contrario: Roncola (+15,42%), Bonate Sopra (+14,09%), Bolgare (12,46%) e Cenate Sotto (+12,17%) sono quelli che registrano il maggior incremento demografico.

Ma in linea generale, come si potrebbe contrastare il fenomeno dello spopolamento? Secondo Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est, la possibilità di aggregare i piccoli enti territoriali con i comuni limitrofi potrebbe generare dei vantaggi. In questo modo si offrirebbero maggiori servizi alla popolazione, all’interno di bacini territoriali più ampi. Non solo, “con gli incentivi statali concessi alle fusioni – è il parere della Fondazione – si possono realizzare investimenti e progetti per migliorare la qualità della vita e la competitività di queste aree, cercando di renderle nuovamente attrattive per le imprese e le persone. La flessione del numero degli abitanti, secondo le previsioni, è destinata ad intensificarsi nei prossimi anni, mettendo quindi a rischio la sostenibilità dei servizi legati all’istruzione e al sociale, ma anche alla cultura e allo sport”.