Il processo
|Morto in ditta a 38 anni, la madre: “Mi dissero che la bobina da 300 chili gli era scivolata addosso”
Matteo Regazzi, elettricista di Solza, morì il 18 novembre 2018 dopo tredici giorni di agonia. Il consulente della Diesse Rubber Hoses spa di Filago: “Norme rispettate”
Bergamo. Ha perso la vita a soli 38 anni mentre stava svolgendo dei lavori di manutenzione alla Diesse Rubber Hoses spa di Filago, dopo essere stato urtato, o travolto secondo il racconto della madre mercoledì in aula, da una bobina di circa trecento chili. Una morte atroce, dopo tredici giorni di agonia all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo.
Dopo il dolore per la tragedia, ora i familiari di Matteo Regazzi, di Solza, cercano giustizia. Per quell’incidente sono finiti a processo per omicidio colposo il carrellista Lucian Sturzu, con Giuseppe De Stasio per la Diesse e Cesare Previtali per la Elettrobonatese di Bonate Sopra, di cui la vittima, esperto elettricista, era dipendente.
La tragedia si consumò lunedì 5 novembre 2018. Quella mattina Regazzi si era recato nell’azienda di Filago, che produce tubi in gomma, insieme a un collega per smantellare il vecchio impianto della sala compressori che andava sostituito.
Secondo quanto ricostruito dall’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi, Sturzu, mentre stava trasportando una bobina da circa trecento chili di peso, dopo una curva ad angolo urtò Regazzi, causandogli le lesioni che lo portarono poi al decesso.
Secondo l’accusa, la velocità del muletto e il fatto che non fosse idoneo al trasporto di quel genere di materiale furono determinanti, così come le misure per la sicurezza che le due aziende non avrebbero adottato né condiviso, e l’inadeguatezza della segnaletica del percorso riservato ai mezzi.
Mercoledì mattina si è presentata in aula la madre di Matteo, Valeriana Foglieni, che ha raccontato delle ore drammatiche dopo l’incidente: “Io e mio marito eravamo nella sala d’attesa del Papa Giovanni, – ha spiegato, ancora scossa, di fronte al giudice Donatella Nava – aspettando di avere notizie sulle condizioni di nostro figlio. C’era molta gente lì. Si avvicinò Zangari, un impiegato della Diesse, e ci disse che quella grossa bobina era bagnata perché quel giorno pioveva e quando il muletto frenò, scivolò addosso a Matteo”.
Prima della donna aveva deposto l’ingegner Stefano Bertoncini, consulente della Diesse Rubber Hoses che tra le altre cose ha parlato delle misure di sicurezza adottate dall’azienda: “I carrelli hanno una strada delimitata e indicata da strisce gialle ben visibili sul pavimento”.
“Il carrello – ha poi aggiunto Bertoncini in merito alla condotta dell’autista – quel giorno procedeva a una velocità di 8 o 10 km orari, si presuppone, forse un po’ troppo per il carico che trasportava e per la curva stretta che stava percorrendo mentre si è verificato l’incidente. Inoltre le condizioni di stabilità e visibilità non erano adeguate. Le testimonianze raccolte comunque ci dicono che Regazzi è stato colpito sì dalla bobina, che però non gli è franata addosso”.



