Piccinelli e la condanna a 5 anni per corruzione: “Berera credibile, non aveva ragioni per accusarlo”
In circa ottanta pagine i giudici motivano la sentenza dello scorso 21 luglio, parlando di “numerosi e convergenti riscontri” con le dichiarazioni rese dall’ex sindaco di Foppolo e dai fratelli Maria e Fulvio Boccolini, considerati gli intermediatori dell’operazione che avrebbe fatto intascare all’ex senatore la tangente da 275mila euro: uno degli imprenditori coinvolti ne ammette l’esistenza e il pagamento sulle chat di WhatsApp
Foppolo. In un processo dove la provenienza del denaro non è mai stata chiara, l’attendibilità delle dichiarazioni rese dai principali accusatori riveste un ruolo di primissimo piano. L’esclamazione di Piccinelli “è un bel regalo di Natale!”, per esempio, riferita agli inquirenti dai fratelli Maria e Fulvio Boccolini in merito alla presunta consegna dei primi 25 mila euro, “trasmette l’immagine di un vissuto reale”.
Lo stesso vale nel raccontare gli stati d’animo che hanno accompagnato i passaggi più significativi della vicenda: “dalla forte agitazione nel prendere in consegna da Berera la valigetta contenente 430 mila euro in contanti, all’ansia che il progetto non andasse a buon fine”, fino “alla preoccupazione nel vedere Piccinelli che si accingeva a lasciare lo studio con addosso 150 mila euro in contanti, anche questa descritta in termini di azione reazione”, con riferimento alla serenità palesata dall’imputato, “sicuro che in quanto senatore della Repubblica Italiana non avrebbe potuto mai essere fermato e perquisito”.
Lo scrivono i giudici nelle circa ottanta pagine in cui motivano la condanna a 5 anni di carcere per corruzione inflitta lo scorso 21 luglio a Enrico Piccinelli, accusato di avere instascato una tangente da 275 mila euro quando era assessore provinciale all’Urbanistica per fare passare, non riuscendoci, il Pgt di Foppolo a cavallo tra il 2013 e il 2014: un piano appositamente ‘gonfiato’, volto ad avvantaggiare gli interessi dell’allora amministrazione comunale e di un gruppo di imprenditori attorno alle piste da sci (uno di loro, in una chat di WhatsApp, parla esplicitamente dell’esistenza di una mazzetta e di un “fascicolo scottante” che potrebbe inguaiarlo).
Ogni passaggio della vicenda ha “una sua precisa collocazione cronologica” ed è “contestualizzato con riferimento ai soggetti presenti e assenti, nonché descritto in termini di azione e reazione – sottolineano i giudici -. Sintomi tutti della genuinità del narrato”, definito “coerente con l’evoluzione dell’iter amministrativo per l’approvazione del Pgt”: dagli eventi critici che ne hanno compromesso il buon esito (come la legge regionale sul consumo di suolo, incompatibile con le cubature stratosferiche previste da Berera e ‘soci’) alle azioni volte a porvi rimedio. Nessuna contraddizione, inoltre, sarebbe emersa nel corso dell’esame.
Le dichiarazioni dei fratelli Maria e Fulvio Boccolini – consulenti finanziari vicini alla vecchia Forza Italia, considerati gli intermediari dell’operazione – sono ritenute credibili come quelle dell’ex sindaco di Foppolo Giuseppe Berera: tutti e tre reduci da un patteggiamento (a 2 anni i faccendieri, a 2 anni e 4 mesi l’ex primo cittadino) “riconoscendosi partecipi della corruzione” accrescono “il grado di affidabilità della fonte”, evidenziano i giudici.
“Berera – entrano nel merito – non può certo dirsi nuovo a condotte corruttive, nonché a condotte criminose integranti reati contro la pubblica amministrazione”. Il folto elenco comprende reati fallimentari e delitti di falso, “espressione di una gestione domestica e spregiudicata dell’ente pubblico”. Ragion per cui “la personalità del dichiarante si pone assolutamente in linea con l’affermata determinazione ad ottenere, a qualunque costo e con un ritorno economico personale, l’approvazione di un Pgt in spregio agli strumenti sovracomunali ed alle norme di tutela delle aree di rilevante naturalità”.
Quanto ai rapporti con i principali attori del disegno corruttivo, Berera ha “distinto con precisione” i ruoli assunti dagli stessi. L’ex sindaco “a fronte di un rapporto di assidua frequentazione con i fratelli Boccolini” (“ogni volta che eravamo a Bergamo si passava in via San Francesco”, ovvero nello studio che in centro condividevano con Piccinelli) ha sempre escluso rapporti diretti con l’allora assessore all’Urbanistica, limitati ad una “conoscenza istituzionale”, pur confermando che l’accordo iniziale ruotava intorno a lui, dato il suo “ruolo politico” e la sua influenza per l’approvazione del Pgt; l’unico reale obiettivo di Berera, anche quando la trattativa si era fatta più complicata del previsto (“fatelo con chi volete, basta che si faccia”).
Motivo che, secondo i giudici, “depone per l’assenza di un qualunque interesse ad accusare l’imputato”. “Nulla – proseguono – fa pensare che Berera sia stato manovrato”,ovvero abbia coinvolto falsamente terzi estranei, “per fini diversi da una veritiera ricostruzione dei fatti”.
A rendere l’impianto accusatorio stabile, tra le altre cose, ci sono anche i “numerosi e convergenti riscontri” con le dichiarazioni rese dagli ex sindaci di Carona Mauro Arioli e Valleve Santo Cattaneo, queste ultime “perfettamente sovrapponibili” a quelle dell’amico Berera. Ma anche diverse operazioni finanziarie che sembrano rientrare nel piano dell’ex sindaco di Foppolo e del gruppo di imprenditori assoldato per raccogliere la maxi tangente.
E, infine, alcune coincidenze che agli occhi dei giudici non lo sono affatto: il 24 dicembre 2013, per esempio, il servizio ambientale della Provincia di Bergamo esprime parere negativo sul possibile impatto del Pgt di Foppolo. “Nello stesso periodo natalizio – osservano i giudici – si colloca la consegna da parte di Berera ai Boccolini della somma contante di 50 mila euro, prelevata dalle casse della Brembo Superski S.r.l.”. Somma che Piccinelli avrebbe richiesto soltanto per visionare la documentazione e valutarne la fattibilità.
Oltre alla condanna a 5 anni, i giudici hanno anche disposto nei confronti dell’ex senatore – difeso dagli avvocati Mauro Angarano e Gianluca Quadri del Foro di Bergamo – la confisca della somma corrispondente alla tangente (275 mila euro, appunto) e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Stabilito anche il risarcimento al Comune di Foppolo come parte civile: 3.420 euro più le spese e gli accessori di legge. Scontato un seguito in appello.




