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Foppolo, quel viaggio a Roma per ottenere fondi: “Il Credito sportivo minacciò denuncia per una polizza falsa”
foto: Ics Roma

L’episodio raccontato da Maria Cristina Boccolini riportato nelle motivazioni dei giudici: “Abbiamo chiamato Berera e ci siamo incavolati di brutto, perché c’ha messo di mezzo a noi, metteva di mezzo Piccinelli”

 “Abbiamo chiamato Berera e ci siamo incavolati di brutto, perché c’ha messo di mezzo a noi, metteva di mezzo Piccinelli“. Le dichiarazioni di Maria Cristina Boccolini – contenute in uno stralcio delle ottanta pagine in cui i giudici motivano la condanna a 5 anni per corruzione all’ex senatore Enrico Piccinelli, all’epoca assessore all’Urbanistica in Provincia – rivelano un interessante retroscena sul viaggio a Roma che lei, l’ex sindaco di Foppolo Giuseppe Berera e Piccinelli fecero con la speranza di ottenere un finanziamento al Credito Sportivo di Roma.

Ai tempi Berera “aveva bisogno di liquidità”, riporta Boccolini, considerata insieme al fratello Fulvio l’intermediaria dell’operazione che avrebbe fatto intascare a Piccinelli la presunta tangente da 275 mila euro, parte del denaro necessario a sbloccare il voluminoso Pgt di Foppolo. A quanto pare l’ex sindaco aveva già “fatto una richiesta di finanziamento al Credito sportivo, ma gli era stata rifiutata”.

Berera, però, non è tipo da mollare facilmente l’osso. Come rilevano i giudici, era “determinato ad ottenere a qualunque costo” l’approvazione del Pgt, verso la fine del 2014 in forte stallo. A quel punto, insieme all’amico e sindaco di Valleve Santo Cattaneo, chiede a Maria Cristina Boccolini di intercedere con il Direttore del Credito Sportivo di Roma. La funzionaria contatta dunque Piccinelli, che grazie ai suoi agganci riesce a fissare un appuntamento nella Capitale.

Quel giorno partono tutti e quattro: lei, gli ex sindaci e Piccinelli. “All’ultimo (Berera, ndr) non è voluto salire, ha detto che siccome lo conoscevano, era meglio che lui non salisse e siamo rimasti un potutti perplessi dal fatto che non fosse venuto… – riferisce Boccolini -. No guarda, gli sono antipatico.!”, le avrebbe risposto Berera.

Secondo il direttore dell’Istituto bancario, il finanziamento non poteva essere erogato perché il Comune di Foppolo era troppo indebitato. Maria Cristina Boccolini e Piccinelli avrebbero così proposto di avanzare istanza tramite la Brembo Super Ski S.r.l., società partecipata dal Comune, puntando sul fatto che i paesi dell’alta valle “hanno bisogno di uno sviluppo, stanno morendo… Allora – prosegue Boccolini – il Direttore del Credito Sportivo, su sollecitazione mia e di Piccinelli fa: va bene. Impostiamo la pratica, vediamo se riusciamo a farla’”.

Soltanto dopo la consulente spiega agli inquirenti di aver capito il motivo per cui Berera non era salito nell’ufficio del Direttore. “Rientrati a Bergamo – si legge testualmente nelle carte – Berera aveva preparato la documentazione, i bilanci e la polizza fideiussoria, a garanzia del finanziamento erogato”. “Polizza, verosimilmente, la stessa già presentata con la richiesta di finanziamento del Comune di Foppolo, poi risultata falsa – evidenziano i giudici – tanto che il Direttore del credito sportivo di Roma, in una mail indirizzata alla Boccolini, aveva minacciato denuncia”. Ed è proprio a quel punto che i fratelli sbottano contro Berera, preoccupati dai possibili risvolti della situazione alla quale era stato esposto anche Piccinelli.

I giudici – non è un mistero – hanno dato ampia credibilità alle dichiarazioni rese proprio dalla Boccolini (che insieme al fratello Fulvio ha patteggiato una condanna a 2 anni). “Ogni passaggio della vicenda ha “una sua precisa collocazione cronologica” ed è “contestualizzato con riferimento ai soggetti presenti e assenti, nonché descritto in termini di azione e reazione – sottolineano -. Sintomi tutti della genuinità del narrato”, definito “coerente con l’evoluzione dell’iter amministrativo per l’approvazione del Pgt”: dagli eventi critici che ne hanno compromesso il buon esito (vedi il commissariamento della giunta provinciale e la legge regionale sul consumo di suolo) alle azioni volte a porvi rimedio, nelle quali – secondo i giudici – rientra anche il viaggio a Roma in cerca di finanziamenti.