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Natalità, la scelta è donna
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha istituito il “Ministero della famiglia, della natalità con delega alle pari opportunità”: ritenendo prioritari il nucleo familiare e l’incremento delle nascite, dimentica che senza pari opportunità per le donne, i due enunciati che precedono sono vuote promesse

La mattina di martedì 25 ottobre, incollate al televisore, abbiamo ascoltato con estrema attenzione il discorso che Giorgia Meloni, prima italiana Presidente del Consiglio, ha rivolto ai deputati della Camera per ottenerne la fiducia.

Ci interessava tutto il suo programma di governo, certamente, ma ci chiedevamo soprattutto, se e come, si sarebbe pronunciata sulla questione femminile, argomento mai affiorato in anni di aggressiva militanza politica e neppure in campagna elettorale. Con l’astuzia che la contraddistingue, ha riconosciuto che non sarebbe arrivata a occupare quella alta carica senza l’apporto delle donne che l’hanno preceduta e aiutata a rompere il cosiddetto “soffitto di cristallo”. Ne ha citate alcune solo per nome, i cognomi avrebbero chiarito le appartenenze culturali e politiche: non era facile ammettere che venivano dalla lotta partigiana, da professioni liberali e libertarie, da battaglie parlamentari per la conquista del diritto a essere riconosciute, per i diritti civili, come divorzio e aborto.

Per quasi due ore,  abbiamo inghiottito una certa retorica nazionalista, che ha commosso lei – ah come ci si può innamorare delle proprie parole, anche quelle superflue – e suscitato applausi fra i suoi. Giunte alla fine di un lungo proclama, anche noi che non l’abbiamo votata, ma rispettiamo l’esito delle urne e siamo tenacemente democratiche, abbiamo riconosciuto “sono Giorgia,
sono madre, sono cristiana” come Primo Ministro. Ma non serenamente, anzi, piuttosto preoccupate per l’assegnazione di taluni Ministeri a donne e uomini di provata fede retrograda.

E per marcare un’altra differenza, la Presidente Meloni, con una carambola linguistica che svela il concetto di fondo, ha ribattezzato il “Ministero delle pari opportunità e della famiglia” che è il cuore pulsante per milioni di italiane ancora discriminate. Alle giovani cui viene impunemente chiesto durante i colloqui per l’assunzione se intendono restare incinte; alle lavoratrici brillantemente diplomate e laureate e quasi sempre sottopagate rispetto ai colleghi con lo stesso ruolo; alle donne in maternità spesso allontanate dal posto che occupavano prima, a questa straordinaria forza creativa e lavorativa divisa tra professione e cura della casa e dei figli, che fatica a immaginare una carriera, “sono Giorgia, sono madre” ha regalato il “Ministero della natalità e della famiglia con delega alle pari opportunità”, arretrate in ultima posizione.

Dunque, il focus è puntato sugli aiuti alla famiglia composta dalla coppia donna- uomo regolarmente sposati, dal momento che la ministra Eugenia Roccella afferma sicura che ogni altra unione non sarebbe “legata a un nucleo forte di spontaneità e corporeità connesso alla maternità naturale.” E noi che in decenni di pacifiche lotte femminili e femministe abbiamo creduto che mettere al mondo un altro essere umano fosse una scelta personale di grande responsabilità e non un destino imposto dal nostro apparato riproduttivo e tantomeno dai governi; noi madri che comprendiamo le angosce delle nostre figlie frenate nel desiderio di maternità dalla precarietà lavorativa nell’Italia di oggi; noi che abbiamo liberato i nostri corpi dall’oppressione patriarcale, veniamo ancorate alla “natalità” sempre più ridotta nel nostro Paese e in Europa, come se pesasse sulle nostre spalle, ancora una volta, la responsabilità di salvare la razza umana dall’estinzione.

Forse la Presidente Meloni e la ministra Roccella non si sono poste l’interrogativo fondamentale balzato immediatamente alle nostre orecchie e elaborato in questi giorni: come possono le
donne di oggi essere libere di formare una famiglia in assenza del requisito necessario, cioè il lavoro? Le donne di oggi, che studiano più e meglio dei maschi, preparate nelle scuole professionali, superiori e nelle università, possono rinunciare alle proprie aspirazioni, alle competenze acquisite, alla passione per il mondo che possono e vogliono migliorare, in cambio di un qualsiasi sostegno alla famiglia e agli incentivi per fare figli?

La risposta è definitiva: NO.
Lo stesso no che negli anni ’80 del Novecento le donne israeliane opposero ai loro governi che le spronavano, in cambio di lauti aiuti, a mettere al mondo più figli per popolare il Paese: la decrescita era stata la scelta delle donne, che non volevano più fornire “carne da cannone” alle guerre. Così, proprio in quel decennio, Israele attuò, “pro domo sua”, ma intelligentemente, una campagna di accoglienza di cittadini provenienti dall’Unione Sovietica che avevano smarrito i cognomi ebraici da generazioni, ma conservavano i documenti dei loro antenati.

Contemporaneamente, favorì l’immigrazione degli ebrei etiopi, i falascià, senza discriminarli per il colore della pelle. Arrivati nella terra promessa e sognata, i migranti ormai cittadini, hanno giurato fedeltà assoluta allo stato di Israele. Abbiamo anche noi il problema della decrescita e quello dell’immigrazione, ma siamo ben lungi dall’immaginare soluzioni così geniali e rimaniamo ancora razzisti, accettiamo solo i profughi dalla carnagione pallida.

Quello che è mancato nella lunga prolusione della Presidente del Consiglio, come del resto in tutta la sua carriera politica, è il segno del femminile che fa la differenza, apre e non chiude, si fa portavoce delle battaglie civili per il bene comune, per i diritti di tutte e tutti. Le nuove generazioni di italiane sono una forza dirompente, vogliono progredire, non tornare al passato. “Sono Giorgia, sono madre, sono cristiana” adesso è Presidente del Consiglio e ha l’obbligo di ascoltare le voci di milioni di donne che non l’hanno votata, le stesse che non abdicheranno mai alla singolarità di genere, alla pluralità delle idee che ancora danno vita al più grande e duraturo movimento politico, il femminismo.