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Come l’orto botanico di Bergamo tutela le api (e perché sono così importanti)

BeePathNet-Reloaded è il nome del progetto europeo nato con l’obiettivo di promuovere la biodiversità vegetale, integrando questi importantissimi insetti all’interno del paesaggio urbano. Bergamo è stata una delle cinque città europee selezionate

Sapevate che le api non producono solo il miele? E che vedono solo alcuni colori e sono infastidite da certi profumi? E sapevate che, dalla loro attività, dipende circa il 75% della produzione alimentare del pianeta? Per intenderci, è un giro d’affari di quasi 500 miliardi di euro.

Le api sono un fondamentale indicatore di biodiversità e salute dell’ambiente. Eppure, da alcuni decenni, le popolazioni di questo insetto a strisce che suscita simpatia e anche un po’ di paura stanno diminuendo ad una velocità senza precedenti per cause diverse (molte di origine antropica!), tra le quali la crisi climatica.

BeePathNet – Reloaded è un progetto europeo nato con l’intento di tutelare le api e gli altri impollinatori e promuovere la biodiversità vegetale, integrando questi importantissimi insetti all’interno del paesaggio urbano. Bergamo è stata una delle cinque città europee selezionate, grazie ad un appassionato lavoro di rete portato avanti dal Comune con l’Orto Botanico, guidato da Gabriele Rinaldi, responsabile di progetto.

Nel concreto, le città coinvolte creano al loro interno dei luoghi in cui api e altri impollinatori possano vivere al sicuro e svolgere la loro attività a beneficio di sé e di tutti gli altri esseri viventi: l’obiettivo è creare città bee-friendly, amiche delle api. Ma non solo: si organizzano incontri e mostre aperte alla cittadinanza, alle scuole, ai turisti, perché “solo nel momento in cui conosci, ti affezioni”, come ci ha raccontato Mara Sugni, coordinatrice del Gruppo Locale Urbano di Bergamo.

Mara, grazie per essere qui. Raccontaci cosa avete pensato per rendere Bergamo una città amica delle api…

Questo progetto è nato con un approccio bottom-up, cioè è partito dal basso, coinvolgendo diverse realtà che potessero rendere Bergamo una città bee-friendly. La risposta è stata eccezionale, c’è stato un coinvolgimento, un pathos persino, sorprendente dall’inizio alla fine. Abbiamo messo insieme le idee e creato diverse risorse: tra queste, un pacchetto per le scuole che uscirà l’anno prossimo, in cui raccogliamo esperienze che si possono fare con i bambini, osservando la frutta al mercato, andando a vedere un’arnia didattica al museo, frequentando l’orto botanico… Ma anche andando in un museo d’arte, osservando dipinti che raccontano la cura, l’accudimento, come nell’arnia, cioè attraverso spunti diversi per raccontare le api. Poi abbiamo ideato un pacchetto turistico, in cui leggiamo Bergamo attraverso il mondo delle api e degli altri impollinatori, e proponiamo una degustazione di mieli e formaggi in abbinamento raccontando le caratteristiche di ciascuno. Inoltre, esporremo negli spazi verdi della città dei pannelli che possano far riflettere i cittadini su alcune scelte e comportamenti: per esempio, un semplice prato non sfalciato può essere non un segno d’incuria, ma di attenzione alla biodiversità perché favorisce il lavoro degli impollinatori. In questo modo, noi possiamo offrire ai cittadini e anche all’amministrazione comunale, che deve prendere le decisioni, una visione diversa della città.

Splendido! All’interno di questo grande progetto rientra anche un concorso, “The Place to Bee”, a cui si può aderire fino al 7 novembre (trovate tutte le informazioni tecniche qui e qui). Ai partecipanti si chiede di progettare e realizzare un bee hotel, una casa per impollinatori da collocare in diversi punti della città.

Ci spieghi come funziona concretamente una casa per impollinatori e perché è fondamentale inserirla nel paesaggio urbano?
Innanzitutto, gli insetti possono vivere nelle città se trovano luoghi accoglienti e cibo in abbondanza. Sembra strano, ma in campagna si pratica molto spesso l’agricoltura intensiva, che prevede un largo uso di pesticidi, e quindi anche se vediamo le zone agricole come luoghi dove la natura è più presente rispetto alle aree urbane, in realtà le città possono essere un rifugio per le api. Addirittura, in alcuni contesti agricoli si portano le arnie all’interno delle serre per favorire l’impollinazione delle piante coltivate, che altrimenti non avverrebbe, proprio a causa dell’uso massiccio di fitofarmaci. Dunque, avere case per impollinatori – i bee hotel – e collocarle negli spazi cittadini significa dare loro un nido in cui trascorrere l’inverno e deporre le uova, per completare così il ciclo vitale e garantire la sopravvivenza della specie.

Tutti gli impollinatori sono fondamentali per la nostra sicurezza alimentare, cioè la loro vita è essenziale perché noi possiamo continuare a trovare sulla nostra tavola i cibi che siamo soliti mangiare. Perché?

Il compito degli impollinatori è quello di far incontrare la parte maschile e la parte femminile della pianta, cioè sono dei mediatori tra le piante, le quali non possono muoversi per riprodursi e dunque generare i frutti dai fiori. Se gli impollinatori scompaiono, noi non potremo più avere i frutti, cioè la frutta e gli ortaggi che consumiamo: insomma, se scompare l’insetto che svolge questo servizio ecosistemico, scompare anche la pianta e quindi il cibo per noi. Tra l’altro non solo c’è interdipendenza, ma anche meccanismi di comunicazione affascinanti tra piante e insetti, che sotto molti aspetti non ci sono ancora noti. È interessante anche pensare che le api fanno parte di un sistema, l’alveare, che funziona un po’ come un unico organismo grazie ai complessi meccanismi di comunicazione – basato su ormoni che agiscono sui comportamenti dei singoli individui. Basti pensare alla loro capacità di autoregolare la temperatura della loro “casa” sulla base delle variazioni di temperatura, aumentare o diminuire la covata a seconda della necessità di api bottinatrici per raccogliere il polline… È incredibile, se ci si pensa.

Puoi darci qualche consiglio per chi volesse approfondire queste tematiche?

È fondamentale appassionarsi di conoscenza! Leggere è sempre un buon consiglio, anche se spesso oggi non si ha tempo. Tuttavia, è importante frequentare fonti attendibili, quindi vivere i musei, andare all’orto botanico, osservare i quadri… Bisogna creare nuove connessioni tra mondi che pensiamo separati – come quello scientifico e umanistico –, perché solo insieme ci permettono di leggere la complessità del mondo e abitarlo meglio.