17ª Festa del Cinema di Roma
Davide Ferrario spalanca la biblioteca del mondo di Umberto Eco
Un’ora e venti minuti in piacevole compagnia soprattutto del “professore” attraverso brani di interviste o lezioni rilasciate in Italia o all’estero, restituiscono la sua predilezione per i libri e per la biblioteca, simbolo e realtà della memoria collettiva
Roma. Si è aperta il 13 ottobre la 17ª festa del Cinema di Roma e BergamoNews è presente per darvi qualche informazione e resoconto sui film in programma, alcuni dei quali saranno prestissimo nelle sale. Cercheremo di destreggiarci tra le prenotazioni elettroniche – ancora una volta va detto “Grazie” alla pandemia per il salto tecnologico cui si è assistito ai Festival per evitare assembramenti – e le diverse sale, distribuite tra l’accogliente Auditorium della Musica, il cinema Giulio Cesare, la Casa del Cinema, il MAXXI e altri punti della città. Il nostro fil rouge sarà costituito principalmente dai film in concorso – il Concorso “Progressive Cinema – Visioni per il mondo di domani” è una novità di quest’anno – ma non escludiamo incursioni anche nelle altre rassegne.
I NUMERI
153 film, 16 in concorso (due italiani), 33 i Paesi (dall’Arabia Saudita all’Ucraina), incontri con il pubblico, una retrospettiva dedicata al regista James Ivory (Premio alla carriera), una retrospettiva dedicata alla coppia di attori hollywoodiani Newman – Woodward (si presenta alla festa anche la docu-serie che li celebra, con la regia di Ethan Hawke e prodotta da Martin Scorsese) e tanto altro per un festival che non vuole competere con Venezia o Cannes per quantità, ma per qualità.
Queste le sezioni oltre al concorso: Freestyle, Grand Public, Proiezioni speciali, Best of 2022, Storia del Cinema, Retrospettiva; gli incontri col pubblico sono divisi in Paso Doble, con due autori a confronto, e Absolute Beginners, con la testimonianza di un autore affermato; rimane la sezione Alice nella città, dedicata ai giovani talenti.
L’ambizione del nuovo direttore della Fondazione Cinema per Roma Gianluca Farinelli – uno dei maggiori esperti di restauro cinematografico al mondo, Direttore della Cineteca di Bologna dal 2000 – e della nuova direttrice artistica, la milanese Paola Maranga – critica e giornalista di cinema, vice direttrice e responsabile prodotto di Rai Cinema – è di “portare alla Festa il meglio del Cinema italiano”, che vive uno stato di fertilità produttiva ma stenta a riempire le sale dopo la pandemia, e significative pellicole straniere, “con autori e titoli capaci di emozionare il pubblico più largo”.
SANCTUARY
Il festival è iniziato per noi venerdì 14 con una pellicola stupefacente: Sanctuary di Zachary Wagon, in concorso. Un romantic thriller che si alimenta dell’ambiente claustrofobico in cui è interamente girato, la lussuosa suite d’hotel dove si svolge l’incontro tra una escort dominatrice e un ricco rampollo. Un’impostazione decisamente teatrale che tiene assai bene grazie alla regia che maneggia con sicurezza la dinamica del rovesciamento continuo, visivo e di ruoli, grazie alla sceneggiatura intelligente che alterna malizia a psicologia, e alla recitazione davvero senza sbavature dei due interpreti principali. Lui è Christopher Abbott (Piercing, la serie Girls), lei è la brava Margaret Qualley (figlia di Andy Mac Dowell per la cronaca) che abbiamo già ammirato nella serie Maid.
Primissimi piani e fotografia elegante con molto nero e colori pieni sottolineano il clima ricco di luci e ombre che caratterizza la dinamica di questa coppia. Non spoileriamo la trama, diremo solo che tra i due non c’è mai contatto – è così per contratto – ma si crea a un certo punto un corto circuito che fa passare una soglia importante, e affiorare tematiche assai interessanti nei rapporti uomo-donna, nelle relazioni familiari, affrontando ambizioni e debolezze personali. Né perversione disturbante, né volgarità; né psicanalisi né banalità, solo una sorta di brillante dissertazione-thriller su potere e sentimenti. E il finale è l’ennesimo rovesciamento, questa volta del genere cinematografico cui abbiamo assistito per circa un’ora e mezza. Consigliato.
LA CURA
La cura di Francesco Patierno inizia a scricchiolare dopo una ventina di minuti, quando lo stratagemma di mescolare finzione e realtà, film nel film, si avvia verso una banale confusione di piani per sfociare poi in banalità melodrammatiche di ogni genere. Siamo a Napoli, in pieno lockdown durante la prima ondata di pandemia, dove si sta girando un film su un’epidemia (la sinossi, non la pellicola, ci spiega che è una rivisitazione del La peste di Camus). Man mano che il morbo si diffonde e la situazione si aggrava nella troupe c’è chi vuole scappare, chi decide di restare, chi organizza squadre di volontari. La cura, pare dirci il film, sono le relazioni personali, perché da soli non si arriva a nulla e siamo tutti parte della soluzione. Su questo tutti d’accordo. Ma il senso è abbondantemente sfilacciato da strati di narrazione che mescolano drammi personali presenti e passati – amori spezzati, rapporti padre e figlio falliti, amicizie e abbracci, morti di bimbi, prediche di flagelli – in un guazzabuglio irritante. Certo è difficile parlare di pandemia, e di cosa ha prodotto in noi, a così poca distanza dai fatti, ma il nostro giudizio è particolarmente severo perché mostrare la sofferenza e alimentarla con ulteriori maldestri toni patetici quando è ancora vivo in noi il dolore autentico di quei giorni ci pare un’operazione inutile e sgradita. Si stacca su tutti la recitazione di Francesco di Leva e le immagini di Napoli deserta – il rione Sanità, la stazione di Mergellina, la prefettura, le strade e gli angoli – che restituiscono il senso di smarrimento e irrealtà di quei terribili giorni. Il silenzio dice tutto.
LA BIBLIOTECA DEL MONDO
Nel pomeriggio di venerdì una chicca del regista Davide Ferrario: Umberto Eco – La biblioteca del mondo è un documentario, o meglio, una chiacchierata a più voci con Eco in primis, e poi famigliari e amici, a proposito del suo appassionato rapporto con i libri. Un’ora e venti minuti in piacevole compagnia soprattutto del “professore” attraverso brani di interviste o lezioni rilasciate in Italia o all’estero, restituiscono la sua predilezione per i libri e per la biblioteca, simbolo e realtà della memoria collettiva: “L’insieme delle biblioteche è l’insieme della memoria dell’umanità. Senza memoria non si progetta nessun futuro”. Ed ecco allora che siamo introdotti tra corridoi e stanze della sua abitazione milanese, tra scaffali zeppi di libri: più di 30.000 volumi contemporanei e circa 1.200 libri antichi e rari; testi importanti, famosi, fondamentali ma anche curiosi ed eccentrici, classici così come feuilleton, letteratura d’avventura di Salgari e fumetti. E poi alchimia, cabala, animali e linguaggi inventati. Interessante ascoltare Eco nelle sue riflessioni sagaci sul “rumore” prodotto dall’affollamento di informazioni sul web e sulla necessità di selezionare per conoscere, così come il silenzio in biblioteca è obbligo e necessità. Un grazie a Ferrario per averci fatto gustare un po’ queste stanze, questi libri, dove la nipotina percorre i corridoi di casa sui roller, perché nonostante la mole di sapere in questa biblioteca del mondo vive soprattutto la leggerezza. “Esiste una leggerezza della pensosità”, diceva Calvino.


