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L’abitare sociale sbarca a Colognola: da Fondazione Casa Amica 100 appartamenti in co-hounsing

La presentazione del libro “Generare luoghi di vita”, di Dotti e Nogarotto. L’assessore Marcella Messina: “La nostra amministrazione all’avanguardia nel co-progettare nuove forme dell’abitare. L’esempio principe l’intervento di Generavivo in via Guerrazzi”

Bergamo. Generavivo fa scuola e lancia un modello, uno stile, quello abitativo generativo, ripreso volutamente anche in altri luoghi della città di Bergamo. Il primo esperimento, felice, è stato testato sulla città e vedrà infatti la costruzione di quattro edifici, con una sessantina di unità abitative assegnate principalmente in proprietà nel quartiere del Villaggio degli Sposi, per il quale peraltro anche lunedì sera scorso il Consiglio comunale di Bergamo ha approvato un ulteriore ordine del giorno.

Ma il tema è vivo e lo dimostra l’interessamento per il concetto di abitare comune raccontato anche da Alessandro Santoro, direttore della Fondazione Casa Amica che, intervenuto nella tavola rotonda per la presentazione del libro “Generare luoghi di vita”, testo scritto a quattro mani da Johnny Dotti e Chiara Nogarotto, ha descritto le linee guida di un ulteriore progetto che vedrà impegnata la città, nello specifico il quartiere di Colognola, con un co-housing che interesserà circa un centinaio di appartamenti. 

Alla presentazione del testo, anche Marcella Messina, Assessore alle Politiche Sociali del comune, Matteo Rossi, presidente del Dess, il Distretto dell’economia sociale solidale del territorio bergamasco, e Francesco Fossati del Consorzio Fa, Famiglie e Accoglienza.

Un dibattito costruttivo e interessante, a più voci, ma con un solo pensiero dominante, quello appunto di far riflettere i presenti circa il contenuto di un libro che mira a raccontare non solo nuove forme dell’abitare, condiviso, ma anche e soprattutto a porre l’accento sul fatto la logica abitativa degli ultimi decenni, basata sul mercato degli appartamenti, ha di fatto favorito la solitudine e l’isolamento, alimentando l’individualismo. “Ora ci si è resi conto che le persone abitano il mondo, e questo è un tema che era noto già prima, ma che certamente è diventato dirimente durante e dopo la prima ondata del Covid, e non stanno solamente in una casa – hanno spiegato Dotti e Nogarotto-. È quindi tempo di sondare nuove forme dell’abitare, generando, appunto, luoghi di vita che mettano al centro le relazioni e sappiano conciliare la dimensione della casa con quella del lavoro, della cura, dell’educazione e della cultura”.

“Generare e rigenerare luoghi di vita significa abitare in modo nuovo l’ambiente, il territorio, la casa e liberando lo spazio e il desiderio di una reciprocità troppo spesso repressa tra le mura dei nostri appartamenti-tana. L’abitare diventa dunque generativo quando accresce i legami di fiducia tra le persone, facendo scoprire la bellezza della prossima e della vicinanza dell’altro, quando favorisce la famiglia, quando aiuta a prendersi cura di se stessi e degli altri e del mondo che ci circonda. Solo così, rivedendo il concetto di abitare, si potrà trovare la forza per vincere le nostre insicurezze, riconoscendo e riscoprendoci liberi”.

Temi cari all’amministrazione comunale, presente nella figura del suo deus ex machina del progetto, l’assessore Messina e non solo perché questi macro concetti guidano il fare quotidiano, ma anche perché rappresentano, ad esempio, i nodi centrali anche su cui si è costruito tutto il percorso dell’evento che vedrà Bergamo protagonista l’anno prossimo, insieme a Brescia, come Capitale della Cultura. Non solo parole, ma anche fatti, tanto che il libro racconta di come il progetto del Villaggio degli Sposi abbia davvero preso forma, favorendo uno stretto legame con la terra, attraverso un parco-frutteto e orti collettivi.

Generico ottobre 2022

Capofila del progetto, appunto, il comune di Bergamo: “Il tema è centrale e fondamentale – ha spiegato Marcella Messina, – anche perché lo stimolo che ci viene offerto rappresenta per tutti noi una grande opportunità, quella cioè di cercare di definire, nel concreto e insieme, progettualità diverse che partono da altrettanti visioni differenti, ma che in realtà raccontano di una prospettiva relazionale che, dopo il Covid, si è fatta necessità, si è fatta bisogno. Per queste ragioni, la volontà dell’amministrazione comunale è stata quella di dar vita ad un disegno, costruito sul concetto di cooperazione sociale, dentro il quale i quartieri ricollocano la coesione umana nell’abitato e dell’abitare, restituendo alla comunità un principio di fondo, quello dell’abitare condiviso. Il tutto grazie ad un lavoro di squadra, gestito tra Comune e cooperative, che ha concesso non solo di fare dei significativi passi in avanti, ma anche di veder compiuta un’opera che ne è la massima rappresentazione”.

“Questo libro è dunque sì un testo di buoni pensieri e buone pratiche, ma è anche la traduzione simultanea dell’impegno profuso dalle parti in termini di ascolto, di co-progettazione e, soprattutto, di volontà di cercare, insieme, di costruire dei percorsi di crescita e accrescimenti, atti a vedere nell’altro non il diverso, piuttosto un vicino, un amico, una persona fidata e di fiducia che ci possa anche accompagnare nella vita”.

Non il mondo dell’Iperuranio, dunque, ma vita. Vita vera. Con al centro dell’iniziativa le relazioni, la dimensione sociale, l’aspetto di incontro e accettazione, anche dell’altro, tra gli abitanti, il tutto sempre secondo i dettami dell’arricchimento. E la persona è al centro, protagonista di un articolato progetto di attivazione della comunità e co progettazione degli spazi comuni. Un esempio anche per Colognola e per le altre iniziative che verranno. Senza dimentica, poi, gli spazi pensati e voluti dagli stessi abitanti del luogo: oltre alle zone all’aperto, più di cinquecento metri quadrati al coperto per comprendere un centro culturale, una lavanderia-stireria, una zona dedicata ai più piccoli, una allo studio, una per il benessere fisico, un ambulatorio medico-infermieristico, una casetta dedita alla sostenibilità un deposito per i gruppi di acquisto solidale e un’attrezzeria con ciclofficina. E a gestire le relazioni e i flussi socioeducativi, la cooperativa Namastè.