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Andrea Tremaglia lascia la Regione e forse anche il consiglio comunale

Una riunione con i suoi, settimana prossima, per decidere se lasciare il posto a qualcun altro. Dietro di lui, per numero di voti presi, Ida Tentorio

Bergamo. Si è dimesso dal suo impegno in Regione e questa settimana deciderà se farlo anche dal Consiglio Comunale. A sostituirlo, in aula consiliare a Bergamo, stando alle preferenze delle ultime comunali, potrebbe entrare Ida Tentorio. Ma “è una possibilità, non entrerei nei dettagli, sarà sicuramente una decisione che verrà discussa da tutto il nostro gruppo, entro il prossimo consiglio, quello del 10 ottobre, o al massimo per l’altro ancora”.

Perché? Il ruolo non è incompatibile, Alberto Ribolla docet, ora non più in Parlamento, ma lui assicura che “dovrò studiare moltissimo, Roma è un impegno vero e importante. E poi, è giusto che l’esperienza che ho fatto io, la possa fare anche qualcun altro”.

Comincia così il racconto di Andrea Tremaglia, a una settimana dall’esito delle urne. E dopo aver rilasciato interviste praticamente in ogni dove, come del resto è giusto che sia, noi partiamo a farlo raccontare proprio dallo scorso consiglio comunale quando, arrivato in ritardo, durante un’esposizione della Lega, il presidente Ferruccio Rota ha voluto che assessori e consiglieri tutti si complimentassero con lui per l’elezione a parlamentare. “Un applauso che come ho detto martedì scorso, non era dovuto – ricorda -, perché i meriti vanno conquistati sul campo. Del resto, è un’investitura molto importante che comporta, al tempo stesso, una grande responsabilità. Certo, mi ha fatto molto piacere”. Come lo hanno intenerito, lui che è sempre così composto, i circa 800 messaggi che ha ricevuto sul cellulare, la bottiglia pregiata che gli ha regalato il suo caro amico di Londra scrivendogli, con un misto di affetto e di ironia, sul biglietto, se “era veramente ufficiale” o, ancora, la cravatta che ha sfoggiato nella serata di domenica 25 settembre, dono di Giulio Terzi di Sant’Agata per il suo compleanno.

“Ci ha anche tenuto a specificarmi che non era per l’esito delle elezioni, anche perché me l’aveva data il giovedì precedente, in occasione della chiusura della campagna elettorale, a Treviglio. Ma era il regalo per i miei 35 anni. Da buon scaramantico, pure lui, mi ha anche suggerito di non aprire il pacchetto prima del giorno della mia festa”.

Abbottonato lo è stato fino all’ultimo, come è nel suo stile. Basti ricordare che, alla presentazione delle liste, inviò un messaggio ad un suo amico per capire se aveva letto bene il suo nome e la posizione in cui era stato messo o come, il 26 settembre, il day after, ha praticamente realizzato che la sua vita, politicamente parlando s’intende, sarebbe cambiata, solo quando, all’ennesimo sms, di fronte alle parole “congratulazioni onorevole”, si è commosso.

E festa è stata, doppia o forse anche tripla, visto che lui ha dei numeri una visione non tanto scaramantica, quanto legata alle coincidenze fortunate con la sua vita: dopo l’elezione e il pranzo in famiglia per la sua festa, anche il matrimonio di suo fratello Arrigo. Un triplete, si direbbe in termini calcistici, un en plein; insomma, più di così è anche difficile che la cabala possa fare. Ma tant’è. E lui, con il suo solito aplomb, non si scompone più di tanto: “Al momento non ho ancora ricevuto nessuna comunicazione formale, credo che arrivi a breve. E non credo che sarò né agitato, né preoccupato. Piuttosto mi dovrò impegnare molto. Se do vessi immaginare un compito in particolare, dico semplicemente che mi piacerebbe partire dai lavori delle Commissioni più difficili, come faccio sempre io nella mia vita, dove vado cercando sempre l’ostacolo più alto. Quindi, la mia preferenza va al Bilancio, anche se non disdegnerei assolutamente anche quello del Turismo, visto il mio trascorso in Regione e il fatto che questo settore conta il 12% del Pil nazionale, o la Montagna o, ancora, l’Agricoltura o gli Enti locali”.

Bhè, a vederlo, c’è da giurare che la passione non gli manca, l’esperienza maturata sul territorio nemmeno, così come il background e, in questo senso, è sufficiente pensare al suo albero genealogico. “Mi fa piacere tornare a Roma – racconta -, perché, anche se Bergamo è la mia casa e Milano la mia seconda, la capitale ha sempre il suo fascino. Lì ho molti amici e ci torno sempre volentieri, lì ho anche tanti ricordi legati a quando scendevo nel Lazio per andare a trovare mio nonno”.

E la chiamata ufficiale è per metà della prossima settimana: “Partirò qualche giorno prima, perché vado a trovare qualche amico che sta da quelle parti. E poi riprenderò l’auto e proseguirò fino a Roma”. E finalmente, si troverà faccia a faccia con la sua leader, Giorgia Meloni, che sente spesso al telefono e che non ha avuto dubbi a blindare la sua candidatura: “Direi che la campagna di demonizzazione che il centrosinistra ha messo in campo, sia contro di lei che contro il partito, che lo spauracchio del fascismo continuamente decantato e peraltro privo di fondamento, altro non hanno fatto che dare ampia dimostrazione che, forse, era meglio lavorare per raccontare ai cittadini idee e proposte, come del resto abbiamo fatto noi. E in questo senso, chi mi deluso di più è stato Calenda, con le sue esternazioni. Penso che il suo elettorato non abbia apprezzato certe affermazioni a voto concluso, e mi riferisco al fatto che ci ha praticamente dato sei mesi di vita, dopo aver costruito, lui stesso, una campagna elettorale sui temi della continuità e della responsabilità. Non penso che ci sia da augurarselo, soprattutto se vuoi bene a questo Paese. Piuttosto credo che sarà lui a non durare molto, soprattutto con Renzi a fianco”.

E su chi dice che era facile, per Fratelli d’Italia, vincere perché è un partito che è sempre stato all’opposizione risponde: “Bhé, mi sembra che anche Sinistra Italiana e Verdi erano all’opposizione, ma non hanno preso il 30% dei voti. E a chi dice che ha votato FdI perché così le ha provate tutte, dico che durante la nostra campagna elettorale, una delle certezze che mi sono portato a casa, è stata proprio la consapevolezza del disinnamoramento che i cittadini avevano o hanno della politica. Molti ci hanno votato perché convinti della scelta, molti altri lo hanno fatto per demerito altrui. Quindi, tornando al discorso di prima, è chiaro che dobbiamo lavorare sodo per ripagare la fiducia che ci è stata data, soprattutto perché, dal mio punto di vista, certe occasioni si presentano una volta sola nella vita, una per generazione. Ora abbiamo tutti gli occhi puntati addosso, tanti contro e non possiamo sbagliare. Il nostro sarà un Governo di unità nazionale, con una connotazione chiaramente politica, volto a fare gli interessi dell’Italia”.

E sugli equilibri in Regione, cosa cambia? E per le amministrative a Bergamo?

“Chiaro che ora dobbiamo lavorare per trasformare il dato nazionale anche in regionale e arrivare pronti all’appuntamento di marzo 2023. Come? Creando una squadra forte e rappresentativa. Il mio lavoro, da coordinatore provinciale, sarà quella di individuare una lista estremamente competitiva, un mix di esperienza e di nuove leve, che rappresenti appieno la nostra identità. E su Bergamo dico che anche in città non abbiamo assolutamente fatto male: in Lombardia e in Veneto abbiamo fatto più del dato nazionale, cosa peraltro inimmaginabile fino a qualche anno fa. Perché? Perché Fratelli d’Italia ha fatto breccia, comunicando un messaggio preciso e chiaro, che si è rivelato vincente”.