Al monastero di Valmarina torna la rassegna d’arte Colli[m]azioni
In mostra fino al 9 ottobre le opere di quattro artisti affermati del territorio: Maurizio Bonfanti, Paolo Facchinetti, Francesco Parimbelli e Ugo Riva
Ponteranica. Il monastero di Valmarina propone, a distanza di sei anni, la seconda edizione di COLLI[M]AZIONI, una rassegna d’arte in sintonia con lo spirito del luogo. In mostra le opere di quattro artisti affermati del territorio, Maurizio Bonfanti, Paolo Facchinetti, Francesco Parimbelli, Ugo Riva, che rendono omaggio alle opere umane che hanno forgiato gli spazi di Valmarina e al contesto naturale in cui si inseriscono.
“L’amanuense Francesco Parimbelli, il cartografo errante Paolo Facchinetti, l’iconografo Maurizio Bonfanti, il faber Ugo Riva – scrive in catalogo lo storico dell’arte Fernando Noris – hanno dato vita a una comune riflessione-esibizione sul senso, ancora oggi, di questa forte presenza monastica; forte, proprio nel suo aver conservato intatto un isolamento, che la rende oggi condivisa e frequentata oasi di pensiero nella frenetica e tumultuosa contemporaneità”.
La suggestione è innegabile: l’allestimento è sobrio e intimo e si declina attraverso le antiche aule seguendo una cadenza di temi, forme e cromie sapientemente calibrati tra lo storico contenitore, l’intorno paesistico e l’inquieta sensibilità degli artisti del nostro tempo.
Lo scultore Riva ha collocato davanti alle due monofore nella millenaria, splendida chiesa del convento l’installazione “Dove sei?”, una sorta di altare laico che allude al rito e al sacramento e allo stesso tempo ne mette in discussione i presupposti in un’epoca di enormi e irrisolte contraddizioni etiche ed esistenziali. Protagonisti di questa inquietante ostensione, il reliquiario rovesciato a terra, un ramo di bosso appeso per le radici “come uno spirito impiccato dall’ignavia del mondo”, una madonnina-bottiglia d’acqua santa abbandonata al suolo nel fogliame a ridosso di una lattina di cocacola e di altri lacerti e scarti di una stanca estetica pop.
Il pittore Francesco Parimbelli mette in fila alle pareti i suoi carboncini su carta con un repertorio di umili e miti animali, come l’asino, il vitello, il simpatico riccio simbolo del Parco dei Colli. Sono creature che affiorano in silenzio da distese di un biancore assoluto, grandi fogli in cui il “vuoto” diventa “pieno” nel dialogo finissimo tra la calligrafia del disegno e la metafisica del bianco integrale.
Una sequenza, questa, che si sposa alla perfezione con in quattro “cieli” di Paolo Facchinetti spruzzati a olio con vernice spray: “colori polverizzati, esplosi come da luci primordiali del primo giorno del mondo” scrive in proposito Fernando Noris, che coglie la forza trasfigurante del linguaggio cromatico dell’artista. I suoi sono soffi di visioni in fuga, come istantanee astratte del tempo della vita, sospeso tra materia e spirito.
Lì accanto, i gelsi e i platani spogli di Maurizio Bonfanti, nella loro austera nudità, ci parlano del ciclo della natura e del tempo comunque troppo breve dell’esistenza. Ma sono anche un saggio sopraffino di pittura, nella stratificazione delle tempere, delle matite, degli oli, delle sabbie, nelle pieghe e nelle screpolature della carta intelata, nell’essenza metafisica dell’atmosfera e degli spazi.
L’assenza di cornici delle opere inserite in questo ex luogo di devozione pone in evidenza la tecnica e lascia respirare gli spazi in un dialogo tra registri diversi fusi però in un unisono.
La mostra prosegue in altre due affascinanti sale del piano terra, di cui una di recente recupero con un’antica colonna al centro: i lavori dei quattro artisti interagiscono via via su più grande scala, con dipinti e disegni anche di formato extra large . Il risultato, per l’osservatore, è un’immersione sempre più intensa nello spirito del luogo, mentre avanza il tema dell’albero-totem, della natura potente e indecifrabile, del tempo dell’uomo e della fatica ancestrale di vivere, di una geografia di segni sempre più tattile, conturbante e ossessionante.
Per chi visita il monastero entro il 2 di ottobre, c’è anche l’opportunità di visitare al primo piano del portico nuovo la bella mostra fotografica di Mario Albergati “Tracciati al volo”: sono scatti che percorrono dall’alto col drone il paesaggio del Parco dei Colli , traendone tracciati di segni e di orizzonti di originale suggestione. Si tratta, di fatto, di una ricerca visiva sui concetti di Ordine, Equilibrio, Armonia, dove la figurazione si e evoluta gradualmente in Astrazione.
La mostra COLLI[M]AZIONI due è aperta fino al 9 ottobre alla sede del Parco dei Colli, via Valmarina, 25, Bergamo nei seguenti orari: martedì, mercoledì, giovedì dalle 10 alle 12, dalle 14.30 alle 16.30; sabato dalle 10 alle 12, dalle 15 alle 17.30. Domenica dalle 10 alle 12.


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