Dori (Verdi-SI) rieletto alla Camera: “Non darò tregua sul Parking Fara”
Secondo l’onorevole, al suo secondo mandato: “Devono esserci gruppi sociali intermedi come comitati e associazioni. Dobbiamo essere più vicini alla gente, altrimenti aumenta l’astensionismo”
Bergamo. Se il taglio dei parlamentari ha dimezzato il numero dei politici bergamaschi eletti alla Camera e al Senato, per i democratici la riduzione dei rappresentanti a Montecitorio e a Palazzo Madama è stata ancora più pesante. Devis Dori (Verdi-Sinistra Italiana) è di fatto l’unico bergamasco del centrosinistra uscito vincitore dalle urne del 25 settembre insieme ad Antonio Misiani, ex viceministro del Pd.
Candidato alla Camera nel collegio di Como, Lecco, Sondrio, Isola bergamasca e Valle Imagna, l’onorevole dell’Alleanza Verdi-SI è pronto alla sua seconda legislatura dopo l’elezione nel 2018, quando fu candidato del Movimento 5 Stelle. Dori è uno dei 16 parlamentari eletti per Verdi-SI (12 alla Camera e 4 al Senato). Tra questi anche nomi di grande rilievo come il sindacalista Aboubakar Soumahoro e Ilaria Cucchi.
Onorevole, dopo una campagna elettorale dai ritmi forsennati una grande soddisfazione. Come si sente?
Sono stanchissimo ma contentissimo. In queste settimane ho girato un territorio molto vasto tra Como, Lecco, Sondrio, Bergamo e Brescia, praticamente metà Lombardia. Ho trovato tanta gente che aveva bisogno di parlare e ho raccolto grande preoccupazione rispetto a un’eventuale, ormai confermata, vittoria della destra. In molti si sono fermati per chiedere attenzione su vari temi a partire dai diritti civili, di cui molto presto sentiremo parlare per la volontà del nuovo Governo di andare a toccare proprio lì. E mi ha stupito positivamente la presenza di tanti giovani che si sono avvicinati. Penso possa essere un buon punto di partenza per il percorso che Europa Verde e Sinistra Italiana hanno iniziato già prima della caduta del Governo Draghi.
L’Alleanza entra in Parlamento con il 3.6%. Siete soddisfatti o puntavate a qualcosa in più?
Avevamo l’aspettativa di superare la soglia di sbarramento ed eravamo convinti di riuscirci. Ma il risultato al di là della percentuale è significativo per il numero dei voti: più di un milione di elettori hanno scelto l’Alleanza. Oltre al fatto che in Lombardia e in Veneto ci sono stati risultati straordinari, in alcuni casi anche sopra il 5/6%. Ripartiamo da lì. E la cosa fondamentale è che c’è molto entusiasmo e il desiderio di coinvolgere i giovani, soprattutto sui temi ambientali e dei diritti civili, sui quali i ragazzi sono cinque passi avanti rispetto alle generazioni precedenti anche grazie al movimento dei Fridays for Future. C’è la volontà di cominciare a lavorare sul territorio, a testa bassa, e inizieremo già nei prossimi giorni.
Con il taglio dei parlamentari l’impegno per Bergamo ora dovrà essere ancora maggiore.
Con il taglio dei parlamentari dobbiamo abituarci a deputati e senatori operanti su un territorio vasto, non possiamo più pensare in maniera campanilistica. È necessario che il parlamentare sia un collettore tra le esigenze del territorio e le istanze nazionali, ma il parlamentare dev’essere allo stesso tempo più contattato e più contattabile dai cittadini. Dobbiamo abituare culturalmente le persone ad avvicinarsi, altrimenti aumenteranno le sacche dell’astensionismo.
Come si può fare?
Devono esserci gruppi sociali intermedi come comitati e associazioni. Un esempio è il comitato di Boccaleone che ho seguito in questi mesi, dove il cittadino attraverso un gruppo e dei referenti contatta e stimola non solo il parlamentare ma anche gli amministratori locali. Penso che siano l’alimento giusto. E infatti con grande tristezza ho riscontrato come la politica ignori totalmente questi comitati. Girando i territori ho percepito la delusione dei cittadini non solo nella possibilità di ottenere un risultato, che è già messa in conto, ma di non essere nemmeno presi in considerazione. L’ho visto a Boccaleone ma anche sul caso Parking Fara, un altro tema su cui mi spenderò fin da ora rispetto al rischio di declassamento delle mura venete da parte dell’Unesco.
Boccaleone, parking Fara… dalle sue parole emergono le battaglie politiche che intende portare avanti per il territorio. Ce ne sono altre?
Ripartirò a martellare sul tema della frana a Tavernola. Non darò tregua, soprattutto a Regione Lombardia, e continuerò a chiedere la revoca delle concessioni minerarie sul monte Saresano. E se dovessero proseguire con il progetto dell’autostrada Bergamo-Treviglio ci sarà sicuramente una battaglia contro, specialmente perché abbiamo alle spalle l’esperienza fallimentare della Brebemi, un’autostrada vuota e con pedaggi altissimi. Credo nel principio che se una strada è indispensabile e gli enti pubblici mettono dei soldi non si può chiedere ai cittadini di pagare il pedaggio, altrimenti vuol dire che tra tasse e pedaggi pagano due volte.
Verdi e Sinistra Italiana fanno dell’ambiente il cuore del loro progetto politico. Sul nucleare siete contrari. La vostra visione di futuro energetico allora su cosa si basa?
Sono convinto che il futuro ce l’abbiamo sopra la nostra testa ed è il sole. Basta un dato per capirlo: in Italia è sufficiente catturare il 2% dell’energia solare che arriva sulla superficie italiana per soddisfare il fabbisogno energetico totale nazionale. Basterebbe ricoprire di pannelli un terzo dei tetti degli edifici del nostro Paese per coprire questo fabbisogno. Mi piacerebbe mettere al centro il concetto di democrazia energetica, ovvero che ogni cittadino produca energia per il proprio bisogno di autoconsumo. Se non lo si fa vuol dire che non c’è la volontà politica.
È un progetto ambizioso ma anche molto oneroso.
I soldi li avremmo. Ogni centrale nucleare costa tra i 10 e i 12 miliardi di euro, con molto meno riusciremmo a cominciare coprendo di pannelli solari gli edifici a partire almeno dalle periferie. E lo Stato spenderebbe molto meno dando incentivi ai cittadini per i pannelli che non finanziando le centrali nucleari.
Dori, un’ultima domanda. La vittoria del centrodestra è stata netta. Crede che da qui in avanti sia necessaria un’alleanza strutturale con il Partito Democratico?
Il Pd deve cambiare marcia. Il fatto che abbiano iniziato la campagna elettorale parlando di Agenda Draghi significa aver perso il punto di riferimento delle proprie politiche. Credo che sia ancora possibile ma nella misura in cui c’è una vera messa in discussione del Partito Democratico. Spero che mettano in atto un rinnovamento, che non dev’essere la rottamazione di Renzi, la sostituzione di persone con altre persone, ma dev’essere fatta di temi. Penso ci siano i presupposti per creare un percorso che vada nella stessa direzione, ma non basta cambiare un segretario o cercare le cause del proprio insuccesso negli altri come ha fatto Letta con Conte.


