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La sentenza

Pedrengo, uccise il cugino a martellate: condannata a 9 anni e 4 mesi

L'omicidio la sera del 20 dicembre 2020 nella casa in cui vivevano. Eliana Mascheretti: "Mi manca, non volevo ucciderlo"

Bergamo. Eliana Mascheretti è stata condannata a 9 anni e 4 mesi di carcere per omicidio volontario per aver ucciso a martellate il cugino 73enne Giuliano il 20 dicembre 2020.

La sentenza è stata pronunciata venerdì mattina (23 settembre) dalla Corte di Assise del Tribunale di Bergamo presieduta dal giudice Giovanni Petillo.

Secondo le indagini coordinate dal pm Emanuele Marchisio (che aveva chiesto proprio 9 anni e 4 mesi) la 61enne, ingegnere alla 3M di Grassobbio, al culmine dell’ennesimo litigio quella sera avrebbe colpito a martellate Giuliano Mascheretti, ex docente di lettere in scuole private, che dal 2015, anche a causa delle sue difficoltà economiche, aveva accettato di farsi ospitare dalla cugina nella grande villetta con giardino di via Camozzi 12 a Pedrengo.

Subito dopo l’aggressione, avvenuta in bagno, la donna, difesa dagli avvocati Carlo Cofini e Francesca Longhi, si sarebbe pentita e avrebbe cercato di aiutare il cugino tamponandogli le ferite e dandogli un antidolorifico. Poi ha pure chiamato il 112. Ma l’anziano è spirato poco prima dell’arrivo dell’ambulanza.

I due facevano parte di una famiglia benestante e molto conosciuta nel paese dell’hinterland. Il padre di Eliana era deceduto nel 2012, un anno prima dell’assegnazione da parte della Provincia dell’onorificenza come combattente nella campagna italiana di Russia durante la Seconda guerra mondiale. Era stata lei stessa a ritirare il premio.

Da sempre nubile, quattro anni fa la donna aveva deciso di accogliere nella residenza di sua proprietà il cugino più anziano, anch’esso celibe. Una convivenza serena la loro, almeno fino a quando l’uomo inizia a manifestare alcuni acciacchi fisici dovuti all’età, in particolare alla vista. Lei se ne prende cura, ma con il passare delle settimane crescono i malumori per questa situazione. I diverbi sono sempre più frequenti, con la donna che espone spesso la sua insofferenza per il fatto di doverlo accudire.

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Come il giorno dell’omicidio, trascorso prima al cimitero di Bergamo a far visita ad alcuni parenti, poi a pranzo in un ristorante di piazza Sant’Anna. La sera, a casa, l’uomo vede alla tv che in città sono state installate le luminarie natalizie e chiede alla cugina di portarlo in centro per vederle. Una richiesta banale, che però alimentata dal clima di tensione in casa si tramuta nell’ennesima discussione.

Dopo l’acceso scambio di vedute, il 73enne va in bagno per una doccia, sperando che la situazione si possa calmare. Ma la cugina lo segue per proseguire la discussione. Lui la caccia a spintoni, provocandole anche alcuni lividi al collo. Lei, accecata dalla rabbia, va in cucina, prende un martello e torna dal cugino. Con manico, come se fosse una bacchetta, lo colpisce diverse volte alla schiena, alle braccia e una alla nuca. Il 73enne reagisce e allora partono anche alcune martellate vere. L’anziano si sdraia sul pavimento e perde sangue.

Eliana Mascheretti si pente. Lo aiuta a lavarsi e gli disinfetta le ferite, gli dà un’antinfiammatorio e lo accompagna a letto per farlo riprendere. Ma l’uomo non si sente bene. Chiede dell’acqua, poi di andare in bagno. Nel tragitto cade a terra esanime.

La donna è disperata e a questo punto chiama il 112. Ma è troppo tardi e l’uomo si spegne poco prima che i medici raggiungano via Camozzi. Secondo l’esito dell’autopsia, l’uomo sarebbe spirato per soffocamento da vomito.

Arrivano anche i carabinieri di Seriate, che arrestano la donna con l’accusa di omicidio preterintenzionale e la conducono in carcere: la 61enne ammette l’aggressione, precisando però che non voleva uccidere.

Una versione che la 61enne ha sempre ribadito anche in aula e che ha ripetuto anche venerdì mattina all’uscita dal tribunale.

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