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Verso il voto

Pd, Peluffo: “Abbiamo lavorato facendo squadra, ascoltando i cittadini”

Il segretario regionale dei Dem, candidato a Bergamo: "Il mio partito è per una politica inclusiva. La destra, al contrario, punta ad alimentare le disuguaglianze"

Bergamo. Vinicio Peluffo, milanese, candidato alla Camera nella circoscrizione Lombardia 3 di Bergamo e Brescia, segretario regionale del Partito Democratico, è il volto Dem che i bergamaschi si apprestano a riconoscere e votare nella giornata di domenica 25 settembre. Un volto diverso da quelli che siamo abituati a conoscere sul territorio, in particolare Carnevali e Misiani, i due volti noti della politica bergamasca, legati proprio al partito di centrosinistra, che si è fatto largo tra gazebi, mercati, volantinaggi e impegni in città per portare in giro il credo della sua coalizione.

“Questa campagna elettorale è stato molto stimolante perché mi ha permesso, sebbene per un tempo molto limitato, di stare davvero in mezzo alla gente e di vivere in prima persona le questioni, i problemi che rappresentano la quotidianità. Senza dimentica, poi, che abbiamo scelto di dividere ciascun incontro per aree tematiche, dedicando così spazio e risorse all’energia, alla scuola, alla sanità, al fisco e a molto altro. E parlando con i cittadini, mi sono certamente reso conto di cosa significhi essere distanti dalla politica, di cosa significa essere disinnamorati e del perché, ancora una volta, la gente non abbia desiderio di andare a votare. Del resto, anche la scelta di far cadere il Governo Draghi non ha aiutato e questo non è altro che il risultato della scelta sciagurata voluta dal Movimento 5 Stelle e dal centrodestra che nulla ha fatto per salvaguardare il momento. Il che, oltretutto, ci impone, a chiunque toccherà, di prendere in mano le redini del Paese in un momento storico drammatico, dove la posta in palio è davvero altissima, a partire dalla nostra collocazione a livello internazionale che induce necessariamente a un processo di integrazione e non a un rallentamento in questo termini. Senza dimenticare che i nostri avversari politici tifano per Ungheria e Polonia. L’Italia deve tornare ad essere protagonista in Europa”.

La vostra posizione è chiara anche in termini di PNRR. 

Questa destra non vuole allargare i suoi orizzonti, soprattutto in termini di diritti, perché questo è il fondamento e il senso primo del PNRR. Piuttosto, pensa a comprimerli e ad alimentare le disuguaglianze sociali, basti pensare alle iniziative proposte in campagna elettorale in materia economica e finanziaria come la flat tax, oppore la proposta, appunto, di rivedere i fondi del Piano nazionale di Resilienza o ancora lo scostamento di bilancio. Il nostro pensiero è praticamente l’opposto, basti pensare che nel nostro programma puntiamo a garantire ai lavoratori una mensilità in più in busta paga grazie agli sgravi fiscali per le imprese. Direi che, mai come in questo momento storico, le nostre visioni sono opposte e in gioco c’è il futuro dell’Italia.

Diverse anche le opinioni e, conseguentemente, le strategie in termini di sanità, formazione e molto altro ancora.

Il mio partito punta a scommettere veramente e completamente sui fondi del PNRR, così che ne possano trarre giovamento la scuola, la formazione, i nostri giovani, la sanità pubblica, la medicina in generale e soprattutto quella di territorio. La crescita che vogliamo per il nostro Paese è oltremodo inclusiva e questo aggettivo lo userei sia pensando a tutte le categorie sociali che in tutti i grandi punti nevralgici del nostro fare politica.

Lei è stato candidato a Bergamo, non sul suo territorio di provenienza. E, viceversa, nomi e volti noti della politica bergamasca come Misiani e Carnevali hanno trovato spazio a Milano. L’ha trovata una scelta coerente e in linea con il territorio?

Questo non è altro che il frutto di una pessima legge elettorale che, certamente, andrà rivista. Al di là di questo, quello che mi sento di dire è che noi ci siamo messi a disposizione del territorio, cercando di fare un gioco di squadra. Ed è proprio con questa logica che abbiamo costruito la nostra campagna elettorale che sicuramente non è fondata sul nome o sul volto del singolo, ma che, ribadisco, è una sinfonia d’intenti.

 

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