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Lo sguardo di beppe

Quelle screpolature significative della coalizione politica che si prepara a vincere

A chiunque sia il vincitore della competizione elettorale auguriamo solo di avere senno e sensibilità tale da comprendere che il paese reale è lontano dal disegno che i politici di professione hanno in testa. Un occhio sul futuro delle giovani generazioni è doveroso

Non so voi, ma io ho notato che la coalizione, data quasi come certa vincitrice della prossima tornata elettorale, inizia a mostrare screpolature significative già prima del voto.

Meloni e Berlusconi non vogliono ricorrere ad un innalzamento del debito pubblico, già mostruoso senza altri incrementi. Salvini, dal canto suo, incurante delle conseguenze che deriverebbero dalla scelta dissennata, insiste perché vengano stanziati subito fondi da distribuire a famiglie e imprese, a causa dell’aumentato costo delle bollette e della perdita di acquisto dei salari e degli stipendi, erosi dall’inflazione, senza curarsi dell’aumento del debito pubblico.

Due visioni diametralmente opposte di vedere l’economia dello stato. Durante questa campagna elettorale, simile ad un mercatino delle pulci nel quale si offre di tutto e di più, infarcita di inutili opposizioni frontali tra un partito ed un altro, piena di affermazioni ritagliate su misura del pubblico al quale si parla, è mia convinzione che si sia dato vita ad uno spettacolo indecoroso, teso solo a raccattare consensi senza che le idee sottostanti alle parole abbiano fatto capolino.

È forse perché di idee non ce n’è, ma ci sono solo parole pronunciate per catturare il consenso dell’uditorio?
A dire il vero, c’è un personaggio politico, già ex-ministro, che ha il coraggio di dire come stanno esattamente le cose e che documenta le sue affermazioni con dati ed esempi chiarissimi a tutti.
Ma da noi, chi dice la verità corre il rischio di essere scambiato per una persona poco sensibile al “grido di dolore” che da tante parti si leva. Affermare di voler dare soldi a tutti in cospicue
quantità suona bene alle orecchie di una certa parte di cittadini, se non fosse che la memoria ci riporta ad una sceneggiata già vista, nella quale qualcuno, con il gesso, cancellava da una lavagna
le accise sulla benzina, provvedimento che sarebbe scattato subito dopo la composizione del governo.

Non accadde nulla, ma si sa, la fede è fede.

Sarebbe un po’ come cercare di dissuadere un cattolico convinto dell’esistenza di Dio o della sua bontà perché, di tanto intanto, distraendosi per occuparsi d’altri mondi, probabilmente più pacifici, permette che succedano disastri sul nostro pianeta, piccola biglia nell’universo, già piena di crepe inflitte dal cattivo uso che i terrestri ne hanno fatto.

La decisione di Draghi di reperire tra le pieghe del bilancio dello stato la maggior quantità di risorse possibili, è saggia e dettata dalla capacità di valutazione dei fenomeni economici che quest’uomo ha maturato nel tempo, in posizione di vertice di organismi estremamente specializzati nella gestione del denaro pubblico.
Soluzioni facili e da applauso a scena aperta non fanno altro che incrementare in negativo l’eredità che lasceremo a coloro che oggi son giovani e che hanno una prospettiva di vita oggettivamente più lunga di chi vuole aumentare il già pesante fardello che dovranno portare.

Eppure, l’egoismo o la malafede di una certa parte della popolazione, lascia intendere che del futuro dei figli o dei nipoti non se ne vuol curare, per cui sceglie il famoso “uovo oggi”. Peccato che
“la gallina domani” non ci sarà più e per logica conseguenza, spariranno anche le uova. Non dico nulla di nuovo o di eclatante affermando che alla facilità delle promesse, corrisponde la
chiara e conclamata impossibilità di non poter andare incontro alle aspettative di coloro che han creduto.

Per concludere, credo di non aver mai assistito ad una campagna elettorale sgangherata come questa.

Le opposte parti non hanno brillato per gli stessi motivi e per alcuni errori tattici imputabili al discredito dell’avversario, durante i loro comizi. Di vera politica programmatica si è udito ben poco proprio perché si è adattato il discorso alle aspettative dell’uditorio antistante. E chi si è azzardato a dire la verità e ad affermare con cognizione di causa che il paese dei balocchi non esiste, rischia di essere scambiato per pessimista, o ancor più, metaforicamente rischia di essere messo al rogo come accadde a tanti profeti o a molti di coloro che hanno osato contraddire il sistema. Evidenziare l’errore di aver chiuso gli occhi e di aver permesso che durassero pessime abitudini non paga. Sottolineare la fame smodata di denaro che tradotto in termini reali corrisponde ad una tassazione esasperante alla quale non ha mai fatto riscontro l’avanzamento reale del paese, non crea consensi.

Che dire. A chiunque sia il vincitore della competizione elettorale auguriamo solo di avere senno e sensibilità tale da comprendere che il paese reale è lontano dal disegno che i politici di professione hanno in testa. Un occhio sul futuro delle giovani generazioni è doveroso, per lasciare loro la possibilità di vivere un domani sereno che non li costringa a maledire coloro che furono gli artefici dello sfacelo di una nazione dalla quale già oggi, tanti, purtroppo, fuggono per poter realizzare i propri sogni.

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