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Verso il voto

Antonio Misiani: “In questo momento la scelta è tra PD e centrodestra. Nessun altro”

L'onorevole bergamasco, candidato al Senato nel collegio di Milano: "Il PNRR è una sfida che va vinta, perché significa abbattere le disuguaglianze sociali e garantire servizi migliori a tutti i cittadini"

Bergamo. Conciso, ma di sostanza. Preparato, certo, ma questa non è una novità, attento alla scelta delle parole. Antonio Misiani, onorevole del Partito Democratico, volto storico bergamasco dei Dem, seduto sui banchi della politica romana, quella che conta, in questa campagna elettorale candidato nel collegio di Milano. Di fronte a noi, un uomo serio e un politico vero, che si scompone gran poco se non quando gli si chiede se non ci è rimasto male per la mancata candidatura nella sua Bergamo, specie ora che i suoi figli, diciottenni, per la prima volta, possono votare al Senato.

Facciamo un passo indietro. Il mancato accordo tra Pd e ItaliaSulSerio, o meglio, il matrimonio durato il tempo di una primavera, ha scoraggiato il vostro elettorato? È stato un passo falso?

Confidavamo molto nella possibilità di poter stringere questo accordo, anche perché lo stesso Calenda era perfettamente a conoscenza delle intenzioni di Letta e della volontà di stringere accordi anche con Sinistra Italiane e con i Verdi, ma lui stesso ha cambiato precipitosamente idea. Peccato. Vedremo dopo le elezioni di riannodare i fili del dialogo e per rafforzare la coalizione. In questo momento, agli italiani, dico che la scelta è unicamente tra il centrodestra e il centrosinistra, tra il mio segretario nazionale e la Meloni, senza dimenticare che in un sistema in buona parte maggioritario, come è ad esempio quello in cui sono candidato io, vince anche chi prende un voto in più.

Da una parte il centrodestra e dall’altra il centrosinistra. In mezzo, appunto, il Terzo Polo col tandem Calenda-Renzi. Lei crede che possa portar via più voti a una o all’altra coalizione?

Questo lo vedremo solo il 25 settembre. Il Terzo Polo in realtà è il quarto perché il Movimento 5 Stelle è accreditato al doppio rispetto ai numeri di Calenda e Renzi. La nostra preoccupazione vera è e rimane quella di prendere noi quanti più voti possibili e separarci da Giorgia Meloni perché, spiace per gli altri, ma in questo momento, i due veri contendenti sono appunto Letta e la leader di Fratelli d’Italia.

Veniamo al programma. Partiamo dalla posizione del partito rispetto ai concetti di salario minimo e reddito di cittadinanza.

Le elezioni rappresentano un vero e proprio spartiacque. Mai come oggi è la distanza tra le due coalizioni è veramente grande, su tutti i grandi temi di questa campagna elettorale. Basti pensare al tema del caro vita, dei salari, delle pensioni e del potere d’acquisto. Noi proponiamo un intervento sul cuneo fiscale a beneficio delle buste paghe dei dipendenti e, più in generale, dei lavoratori, partendo dai redditi medi e bassi e proponendo l’estensione della quattordicesima, rafforzata, anche ai pensionati. La proposta della destra è la flat tax che, in tutte le sue versioni, è una riforma che attribuisce i benefici ai grandi ricchi, lasciando a bocca asciutta tutti gli altri. La riforma fiscale dà quindi l’idea su quale sia il modello sociale che ci appartiene, quello che abbiamo in mente noi, e quello invece del nostro avversario politico. Destra che è contraria ai capisaldi del salario minimo e anche dei cardini della transizione ecologica, che in Europa ha sistematicamente votato contro le iniziative sulla decarbonizzazione, sul new deal o contro il pacchetto Fit For 55, cioè contro tutte le misure per difendere l’ambiente e sostenere anche l’economia dei consumatori.

Rispetto al tema del reddito di cittadinanza, il Pd cosa dice. 

La destra lo vuole cancellare e credo che sia una follia. Cancellare un aiuto seppur migliorabile e perfettibile, in un momento in cui le bollette sono triplicate, non credo sia strategico. La nostra intenzione è quella di migliorarlo, partendo dalle proposte della Commissione Saraceno, istituita dal Ministero del Lavoro, che ha proposto un meccanismo a favore delle famiglie più numerose, un sistema che dia più importanza al ruolo dei comuni, che scoraggi chi può e deve lavorare, un insieme di proposte che lo renderebbero più incisivo di quanto viene fatto oggi. È vero che c’è gente che oggi lo percepisce senza merito, ma c’è anche chi ne avrebbe bisogno e non ce l’ha.

Il Pd e il PNRR. 

I 200 miliardi di fondi europei ce li siamo conquistati con la credibilità dei Ministri del Pd e con il lavoro fatto in Europa. In una fase di crisi come quella che stiamo vivendo, l’attuazione il più velocemente possibile del piano è l’unica via da perseguire per cercare di superare i problemi che il nostro Paese sta vivendo. Pensare come la destra che vuole rivedere i piani, imbarcandosi in un negoziato senza fine con la Commissione Europea e con gli altre 26 nazioni coinvolte è una doppia follia, perché ci farebbe solo perdere tempo e risorse, rischiando non raggiungere i 527 obiettivi che ci siamo imposti e perché il non perseguimento degli stessi ci terrebbe fuori dalla possibilità di continuare a usufruire dello scudo anti spread che è implicitamente collegato al PNRR. Rivederlo, quindi, è contro gli interessi nazionali.

I sondaggi raccontano di un 40% di italiani non intenzionati ad andare a votare. Cosa deve fare il Pd per accorciare le distanze tra la politica e la gente? E ancora, crede che i fatti di luglio, e mi riferisco alla caduta del Governo Draghi, abbiano alimentato questo disinnamoramento?

L’Italia non ha mai vissuto le elezioni in autunno, perché, notoriamente, questo è il periodo in cui si costruisce la legge di Bilancio per il prossimo triennio. E questo la dice lunga sul tasso di irresponsabilità che ha portato Salvini, Conte e Berlusconi a far cadere il Governo d’emergenza, per dare ossigeno solo alle loro forze politiche che stavano perdendo consensi. Questo non ha fatto altro che mandare l’Italia al voto in un momento difficilissimo, di estrema fragilità, oltretutto con una guerra in corso, con un’impennata inflazionistica e con una crisi energetica. Fa ridere che la Meloni si affanni a chiedere ora un intervento a Draghi e uno scostamento di bilancio, quando proprio loro hanno generato tutto questo. Detto questo, il 25 settembre si vota e al di là di quanto dicono i sondaggi, il rischio dell’astensionismo è reale: una ferita profonda che può dilagare. Noi dobbiamo usare tutti gli strumenti possibili per incentivare gli italiani ad andare a votare. Mai come oggi le proposte sono diverse, scegliere tra due progetti completamenti differenti. Scegliere veramente tra destra e sinistra.

Quali sono i cardini del programma elettorale del centrosinistra?

I giovani sono i grandi dimenticati della politica italiana. E noi, in questa campagna elettorale, li rimettiamo al centro. E la scuola, conseguentemente, è uno dei grandi temi di cui ci preoccupiamo e occupiamo. Il che, tradotto, significa lavorare per rendere gratuiti i libri di testo e i trasporti per i giovani provenienti da famiglie del ceto medio e basso, fino a 18 anni. Dobbiamo sostenerli quando decidono di uscire dalle loro case per andare a vivere da soli, passando così dal sistema delle detrazioni ad un voucher per i costi d’affitto, agevolando i mutui per l’acquisto della prima casa. Va affrontata la questione anche sul versante del lavoro: oggi sono molti quelli che lavorano, e non solo i giovani purtroppo, con stage non retribuiti. Questa è una vergogna inaudita. E la tendenza, più in generale, alla precarizzazione va tassativamente invertita.

E sul contratto luce sociale?

Partiamo dal dato relativo al fatto che le fonti rinnovabili coprono il 40% della produzione nazionale dell’energia elettrica, produrre da queste costa un decimo rispetto al gas, ma questa viene prezzata come se venisse dal gas. Pertanto crediamo che, facendo leva su acquirente unico, l’acquisto in blocco, di energia da fonte rinnovabile, possa garantire la costruzione di un contratto sociale con prezzi calmierati da offrire a famiglie e aziende. Questa è una proposta altamente fattibile, basti pensare il gruppo Gse possiede 17 terawattora di energia, acquistati ad un quarto rispetto alla quotazione attuale, ma non data la possibilità di poterne usufruire perché mancano i decreti attuativi che ne consentono, appunto, l’utilizzo e la fruibilità. Ecco, noi lavoriamo per sbloccare quei 17 miliardi che darebbero veramente ossigeno alle famiglie e alle imprese.

Lo Stato deve rimettere mano al tema della sanità?

Questo è un altro nodo fondamentale della differenza tra noi e la destra. Lo dico perché è sufficiente guardare cosa è accaduto in Regione Lombardia, con la destra che ha praticamente privatizzato gran parte del sistema sanitario nazionale, concentrato tutte le risorse negli ospedali, lasciando sguarniti i territori, è la stessa forza politica che non riesce a trovare soluzione per la mancanza di medici di base, ormai merce rara, la stessa che ha costruito un sistema per cui se paghi di tasca tua fai una visita il giorno dopo, diversamente aspetti mesi, se non anni. Questa è una piaga sociale, una sanità che, così come ha trovato forma è anti democratica. Il centrosinistra, grazie ai fondi del PNRR, ha destinato 20 miliardi alla sanità, alla modernizzazione e alla digitalizzazione della stessa, oltre che alla medicina di territorio e se anche in Lombardia si aprono le Case della Comunità, è solito merito nostro.

Quanto è al centro, del programma del Pd, il valore della persona?

La persona è al centro del nostro programma, ma lo è anche in cima alla lista delle priorità del PNRR che mira proprio ad abbattere le disuguaglianze. E questa cosa spiega al meglio il perché la Meloni invece punti a rivederlo. Sconfiggere le differenze significa anche offrire servizi migliori e di qualità a tutta la popolazione. Una buona parte delle scuole investe migliaia di euro per la riqualificazione delle scuole, ma anche sui servizi per l’infanzia, per la terza età, per il welfare. È una scommessa importantissima, che va vinta. Questo significa avere anche una regia pubblica che verta su regole chiare e obiettivi da raggiungere.

Quanto le è dispiaciuto non essere stato candidato a Bergamo?

Misiani resta un bergamasco. Ma Misiani è anche un dirigente nazionale del Partito Democratico che è stato candidato nella capitale economica del Paese. Credo che molte scelte siano il frutto di una legge elettorale profondamente sbagliata e molto di queste sono scelte frutto proprio di questo. Le contraddizioni sono davvero molte. Però continuo a vivere in questa terra e i bergamaschi avranno comunque occasione di vedermi in questa campagna elettorale.

 

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