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Calderoli: “Se la Lega torna a fare la sua parte, il 34% è dietro l’angolo”

Il politico bergamasco, candidato come capolista al Senato: “Lo scostamento di bilancio? Meglio 15 miliardi oggi che 100 domani per sopperire alla chiusura delle aziende e agli ammortizzatori sociali”

Bergamo. Il Senatore, Roberto Calderoli. Lui che la sua Lega l’ha praticamente vista nascere e crescere. Pilastro del partito, rocca forte che si è conservata negli anni. Un vortice di cambiamenti legati all’epoca, certamente, e alla natura delle cose, quelli vissuti dal Carroccio, ma che il politico bergamasco classe 1956, giura, non hanno minimamente scalfito le caratteristiche del suo partito. E se lo dice lui, che si è sempre seduto alla destra del Senatur e ora a quella del “capitano”, c’è da crederci. Il tutto al netto del Covid, della crisi, della guerra e di qualsivoglia altra piaga che ha colpito l’Italia negli ultimi anni.

“I desideri di autonomia, di autodeterminazione dei popoli e di libertà non ci hanno mai abbandonati – racconta Calderoli -, anzi, sono più forti di prima. Tanto che quando incontro i cittadini, specie in queste settimane di campagna elettorale, quello che mi chiedono sono due cose: una, il desiderio di procedere con l’applicazione dell’autonomia della quale ricorre il compleanno del referendum: cinque anni fa votammo infatti la volontà di garantircene una statale, possibilità peraltro prevista dalla Costituzione. Due, interventi precisi e mirati, oltre che celeri, rispetto al tema del caro energia”.

Facciamo un passo indietro e torniamo a due mesi fa, quando il centrodestra ha decretato la fine del Governo Draghi. Lei crede che questa scelta, oggi, con le elezioni alle porte, rappresenti un motivo in più per scoraggiare i cittadini a recarsi alle urne? Crede che sia stata una scelta incompresa?

“Guardi, io non mi sento assolutamente responsabile per la caduta del Governo Draghi, perché il documento unico che lo stesso ex Premier non ha voluto far votare era proprio a firma del sottoscritto. Si trattava di un testo che esprimeva fiducia. Ma Draghi ha scelto di prendere in esame solo quello di Casini e non il nostro. Veda lei. Quindi, mi senti di dire che i motivi che hanno portato alla fine della legislatura non possono essere imputabili alla Lega, piuttosto, in primis, all’incapacità della Regione Lazio di gestire la vicenda del termovalorizzatore. Il tutto alimentato dalle polemiche dei 5 Stelle. In quella occasione, il Pd ha usato una scorciatoia discutibile che il Movimento alla grande, su un tema, quello dei rifiuti che rappresenta un dramma vero per Roma. Per noi i rifiuti sono un problema, mentre in altre città o in altri Stati sono risorse. Un paradosso, non crede? Comunque, la Lega non rinnega nulla.

Lei è un politico di lungo corso e di campagne elettorali ne ha vissute molte. Cosa differenzia questa da tutte le altre? E cosa vuol dire salire al Governo in un momento storico come questo?

Direi che questa campagna elettorale è profondamente diversa dalle altre, fosse anche solo per il fatto che in passato c’era sempre un minimo di previsione dal punto di vista temporale. Gestirla, con di mezzo pure il periodo delle vacanze, non è stato affatto facile. Rispetto alle responsabilità che si dovrà prendere chi salirà al Governo, mi sento di dire che non deve essere una preoccupazione solo dal 25 settembre in avanti, ma anche un pensiero fisso dell’oggi, perché molto c’è da fare anche prima dell’insediamento delle Camere. Quello che abbiamo davanti, infatti, è un mese in cui si deve lavorare intensamente e prendere delle decisioni immediate su tanti temi, in primis quello dell’energia.

Nel merito dell’argomento, quale è la posizione della Lega?

Allo Stato abbiamo chiesto lo stanziamento di 30 miliardi rispetto ai 12-15 previsti dall’extra gettito. Si tratta del minimo indispensabile, dove il disavanzo va trovato con lo scostamento di bilancio. Diversamente il rischio è di doverne trovare 100 di miliardi per sopperire alla cassa integrazione o alla Naspi o ad altri sussidi legati alla chiusura delle aziende, causa appunto rincari e costi superiori alle entrate, il che creerebbe un vero e proprio dramma dal punto di vista occupazionale. In sintesi, meglio fare una spesa minore di prevenzione prima, che doverci preoccupare di disastri economici ai quali sarà veramente difficile mettere una pezza, poi.

Parliamo di cuneo fiscale e flat tax. 

Forse in pochi lo sanno, ma sono stato io a introdurre la cedolare secca sugli affitti, la prima forma di flat tax in Italia. Era al 21% e quando la pensai, mi scontrai con le grandi resistenze del Mef che sosteneva essere una misura senza paracadute economico. Fortunatamente Tremonti mi diede il via libera, garantendo una copertura iniziale che aiutò a scoperchiare un vaso di pandora non indifferente in termini di sommerso e che ci aiutò, addirittura, subito dopo, ad abbassare l’aliquota. Non è affatto vero che questo tipo di norma agevola solo chi ha un reddito molto alto. E, per capirlo, è sufficiente guardare ai buoni risultati ottenuti da chi ha un regime forfettario, calcolato appunto sul 15% di 65mila euro lordi, con una start up al 5% per i primi tre anni. E la nostra proposta è quella di estenderlo fino ad un reddito a 100mila. Ripeto, stiamo parlando di lordo. Non è un’iniziativa riferita ai grandi patrimoni. E non vedo perché una gestione agevola e positiva come questa non possa non solo continuare ad esistere, ma anche essere estesa ad una platea più vasta di contribuenti.

Una delle piaghe più gravi dell’Italia è la mancanza di forza lavoro. 

Cito una battuta di Daniele Belotti che disse che il primo punto del suo programma elettorale sarebbe stato comprare un tronchesino per tagliarsi il dito con cui aveva votato il reddito di cittadinanza. Direi che è stata un’esperienza pessima, di vero fallimento. Il sostegno alle famiglie più bisognose è una cosa, diverso invece è pensare e sostenere una mera forma di assistenzialismo che consente ai cittadini abili di rimanere a casa, percependo oltretutto un sussidio cospicuo dallo Stato, incentivando anche il lavoro in nero. Mettere 9 miliardi all’anno sul piatto per gente che non vuole lavorare, non solo è sbagliato, ma è anche ingiusto nei confronti di chi cerca davvero un impiego. Sono tanti soldi, che andrebbero spesi meglio, ad esempio in formazione per soddisfare le richieste delle aziende rispetto a professioni specifiche.

L’Europa è un grande sogno o un dogma?

L’Europa nasce certamente come un grande sogno, ma allo stato dei fatti si sta rivelando veramente differente da quanto potevano o volevamo immaginarci. Uso come esempio le difficoltà che stiamo trovando ad accordarci sul prezzo del gas. Perché avviene questo? Perché tutte le volte prevalgono le logiche dei singoli Paesi. E se l’Europa ha dato la sua miglior risposta con la centrale unica istituita nel contesto dell’acquisto dei vaccini, non capisco perché non possa farlo anche in questo caso. E’ chiaro che la forza che può avere l’Italia intesa come singolo Paese è ben diversa da quella dell’Europa nel momento in cui, al tavolo della trattativa, si presentasse unita. Ma non mi pare che lo stia facendo.

E, in questo senso, il centrosinistra vi accusa di essere “amici” proprio di quelle nazioni che, oggi, al tavolo per discutere il price cup, si mettono di traverso. E’ vero?

Ma l’Olanda è un Paese amico del centrodestra? Non mi risulta. Il fatto che sia il centrosinistra a stabilire le patenti degli Stati democratici o gli amici di, lascia davvero il tempo che trova. Bisognerebbe essere un po’ più onesti intellettualmente e smetterla di fare le sparate da campagna elettorale, come quella dei più 900mila posti di lavoro nella pubblica amministrazione, proposta volta solo a trovare consensi tra gli elettori.

Quale è la posizione della Lega in questo triunvirato di centrodestra, trainato, evidentemente, da Fratelli d’Italia?

La Lega è un partito che ha sempre vissuto e fatto della vicinanza con i cittadini la sua forza. E, per questo, anche quello che ha pagato di più la piaga del Covid. Ovvio che questo non ci ha certo agevolati dal punto di vista dei sondaggi. Senza dimenticare poi che, diversamente da Fratelli d’Italia, siamo anche andati a prenderci le rogne di un governo di emergenza, cercando di lavorare fianco di Pd e 5 Stelle, cosa che  la Meloni non ha fatto, rimanendo all’opposizione. Diciamo che sono stati più furbi, ma non per questo più bravi. E se la Lega torna a fare la Lega, sono convinto che in poco tempo torniamo ad essere un partito al 34%. E a chi dice che i cittadini devono temere la destra al Governo, rispondo dicendo che è ora di finirla con le solite cantilene. Credo solo che in Italia ci sia un grande bisogno e desiderio di vedere che le promesse trovino compimento e, soprattutto, che le cose vengano fatte bene, con competenza e professionalità.