Emanuele Fiano a Bergamo: “Ci sono cose che mio padre non ha raccontato, facevano troppo male”
Il senatore dem, candidato per il Senato al collegio uninominale U04 Lombardia P02, ha presentato al Mutuo Soccorso due suoi libri: “Il profumo di mio padre. L’eredità di un figlio della shoah” ed “Ebreo. Una storia personale dentro una storia senza fine”
Bergamo. Si è tenuto venerdì 9 settembre, al Mutuo Soccorso di Bergamo, l’incontro con Emanuele Fiano, organizzato dal Partito Democratico Bergamo. In dialogo con Daniele Rocchetti, presidente Acli Bergamo, il senatore dem, ora candidato per il Senato al collegio uninominale U04 Lombardia P02, ha presentato due suoi libri: “Il profumo di mio padre. L’eredità di un figlio della shoah” ed “Ebreo. Una storia personale dentro una storia senza fine”.
“Siamo onorati di avere Emanuele Fiano nella nostra città – ha detto introducendo l’incontro l’onorevole Elena Carnevali –. Dalle pagine dei suoi libri emergono tre parole chiave importanti e di straordinaria attualità: apertura, riflessione, confronto. C’è bisogno di gesti, di parole, comportamenti chiari e sinceri perchè sono troppi i fatti di cronaca legati all’odio che accadono ogni giorno. Non posso non pensare alle scritte antisemite apparse qualche giorno fa alla Sapienza di Roma, contro Emanuele, e a tanti altri episodi che ancora oggi trasudano antisemitismo, razzismo, odio, violenza… ”.
“Ho conosciuto personalmente Nedo Fiano, padre di Emanuele, venne nella scuola in cui insegnavo all’inizio degli anni ’90. E fu un incontro straordinario, al quale ne seguirono molti altri negli anni a venire” ricorda Daniele Rocchetti che ha guidato nei campi di sterminio più di 3.000 studenti bergamaschi e tenuto centinaia di incontri nella nostra provincia.
Figlio di Nedo Fiano, deportato ad Auschwitz e unico superstite di tutta la sua famiglia, e di Rina Lattes, Emanuele Fiano è portatore di un’importante eredità. “Mio padre ha per lungo taciuto quello da lui vissuto prima ad Auschwitz e poi a Birkenau, dove lavorava all’arrivo dei prigionieri sulla banchina dei treni – dice Fiano – Poi, in una serata d’estate del 1977 disse: “Fino a oggi mi sono portato dietro una valigia chiusa e oggi ho deciso di aprirla”, all’epoca avevo quattordici anni”.
“Io credo che ci siano cose che mio padre non mi ha mai raccontato perché facevano troppo male – continua l’autore – Nella vita non è solo importante ciò che viene detto. È altrettanto ricco il non detto. Io credo che questo sia per me il passaggio di testimone perché io continui a scavare nella natura umana per tutta la vita, è il motivo per cui ho scritto i libri e per cui sono un politico di sinistra”.
Nel racconto del senatore ci sono le atrocità dei campi di concentramento, della “disumanizzazione di carnefici e vittime”, ma anche la dolcezza dell’amore tra Nedo e Rina, iniziato poco dopo la liberazione e durato una vita intera, e tra padre e figlio.
“La memoria non si custodisce – ha detto Fiano – , è un fatto che si compie tra i vivi. È utilizzo della menzione della storia in un determinato modo. La storia ci ha insegnato che le dittature fascista e nazista sono state capaci di trasformare la rabbia e la frustrazione di un popolo intero in un sentimento di rivalsa e di odio verso gli ebrei, gli omosessuali, i disabili. Qui sta la funzione della memoria: perché questo accade sempre nella storia quando davanti a problemi complessi la politica non è in grado di dare risposte adeguate”.
L’incontro è stato un momento di riflessione su orrori passati e, al tempo stesso, un esempio di come si possa trasformare la catastrofe in un messaggio straordinariamente educativo per le generazioni future. “Molti della nostra generazione non hanno avuto testimonianza diretta di quanto vissuto in quegli anni – ha concluso Gabriele Giudici, segretario Giovani Democratici di Bergamo – L’importanza della memoria è in questa serata: le storie personali hanno un tempo, ma i valori rimangono eterni”.


