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Lega, Invernizzi: “La destra becera non esiste. La democrazia non è mai stata in pericolo”

Il candidato del Carroccio: “Se dovessimo vincere, lavoreremo per dare ossigeno alle imprese e alle famiglie, partendo dal tema del caro energia, fino all’agenda sociale”

Bergamo. A Bergamo, la Lega fa rima con Cristian Invernizzi. Alzi la mano chi, nella nostra città o nella nostra provincia, non conosce il politico del Carroccio: 45 anni, nato a Treviglio, con alle spalle un diploma al liceo classico. Onorevole prima a servizio di Umberto Bossi, per la Lega della prima ora, adesso per il suo “capitano” Matteo Salvini. Un trascorso politico che parte da lontano, prima da militante e poi nelle aule romane, frutto di tanti anni di mestiere spesi per la sua terra, di cui giustamente va fiero: esperienza da vendere, conoscenza, dialettica e anche un pizzico di sarcasmo che fanno, dei suoi discorsi, argomentazioni mai banali, piuttosto spunti interessanti di riflessione e, per chi è d’accordo, anche di condivisione. Dal 2009 al 2013, Invernizzi è stato assessore alla Sicurezza, Polizia Locale e Protezione Civile nel Comune di Bergamo, dal 2009 al 2014 consigliere comunale di Arcene, mentre, alle elezioni politiche del 2013, è stato eletto deputato della Repubblica nella Circoscrizione IV Lombardia 2 e, cinque anni dopo, rieletto grazie alla vittoria nel collegio uninominale di Treviglio. E il nome torna, ancora una volta, alla ribalta, sul palcoscenico del prossimo 25 settembre, con lui, l’uomo della Lega, candidato al Senato in terza posizione, “dietro a un “mostro sacro” della Lega come Roberto Calderoli”, come scrive sulla sua pagina Facebook.

Candidato al Senato, una riconferma per il lavoro svolto da tanti anni.

Il fatto di essere candidato per la propria comunità e per la propria terra è certamente un orgoglio. Negli ultimi anni, i sondaggi, ci hanno abituato a certi numeri anche se poi, alcune volte, gli esiti, quelli delle urne, hanno raccontato una storia diversa. Credo quindi che, anche questa volta, la strategia giusta sia quella di fare campagna elettorale sul territoriale, andando in giro, stando in mezzo alla gente, ascoltando i cittadini e facendosi carico dei problemi del quotidiano. Perché questo è il significato del fare politica veramente, questo è quanto siamo chiamati a fare. Detto questo, la prospettiva sembra abbastanza chiara, con il centrodestra dato in vantaggio, in un momento storico decisamente difficile ma, del resto, ci si impegna anche per questo.

La Lega ha sempre fatto del rapporto con il territorio, con le sue sezioni e soprattutto con i cittadini, alcuni dei suoi punti di forza. Lei crede che questo asse, partito-persona, debba tornare ad essere alimentato? La Lega ha perso smalto in questo senso? Del resto, l’astensionismo sfiora il 40%. 

Secondo me è più una narrazione la distanza di cui racconta lei. E lo dico perché, ad esempio, i 1200 militanti della Lega sono semplici cittadini che si danno da fare. La verità è che la distanza c’è ma è tra la politica dei massimi sistemi, tra le istituzioni e la gente, basti pensare alla grande vulgata del Movimento 5 Stelle che, solo qualche anno fa, prese 1 voto su 3. Quello fu chiaramente un voto di protesta, di rottura che peraltro oggi si è perso. Lasciamo perdere le grandi province, ma pensiamo a quelle piccole: non avranno in campo nemmeno un candidato e questo non è altro che il risultato delle scelte di Conte & company, precisamente quella del taglio dei parlamentari. E questo non fa bene a nessuno, né allo Stato, né al cittadino.

La Lega, insieme a Fratelli d’Italia e Forza Italia, ha schierato sul territorio dei candidati bergamaschi, diversamente dal Pd. 

Da bergamasco dico che non fa certo piacere che un partito importante come quello del Partito Democratico non abbia candidati eleggibili sul territorio e che i grandi nomi siano stati presentati a Milano. Questo è il frutto degli errori fatti in passato, errori a cui si deve trovare immediatamente rimedio.

Se i sondaggi avessero ragione, il centrodestra governerà l’Italia. Quali sono le vostre priorità?

Quelle per le quali siamo già al lavoro da tempo. Ovvero, mettere in campo tutte le forze necessarie per trovare rimedi ai grandi problemi dell’oggi e del domani. Tra questi, quello relativo al prezzo del gas: la nostra proposta è puntare su un extra gettito per calmierare i prezzi delle grandi compagnie, il tutto per aiutare le imprese a stare in piedi de per sostenere le famiglie. È necessario mettere un tetto al prezzo del gas, e in questo dobbiamo farci aiutare dall’Europa. La guerra in Ucraina ha indebolito le economie di tutto il mondo, nostra compresa e finché non sarà finita, nessuno avrà pace. La posizione dell’Italia nello scacchiere internazionale è chiara ed è di marca atlantista, quindi sì alle sanzioni alla Russia, legittime e dovute, ma con attenzione, perché, come vediamo, le ripercussioni sul tessuto economico e sociale sono veramente pesanti. Quindi, consapevoli delle responsabilità di chi ha generato il conflitto e anche consapevoli per chi tifiamo, dobbiamo continuare a lavorare, all’insegna della diplomazia, per mettere fine a questo dramma il prima possibile.

Parliamo di Italia, del reddito di cittadinanza.

È evidente che, al di là del fine sociale, si è rivelata una proposta fallimentare: una misura che costa svariati miliardi di euro ma che resta fine a se stessa, con uno scopo meramente assistenzialistico. Il reddito di cittadinanza, così come è stato studiato, non ha senso, perché incentiva gli abili a rimanere sul divano. E se rapportiamo ciò che prende un pensionato a ciò che percepisce una persona che beneficia del reddito di cittadinanza, direi che non solo non c’è paragone, ma anche che si sta facendo un’ingiustizia sociale. E per noi della Lega questo è intollerabile. La politica deve muoversi con pragmatismo. Chi ha bisogno di essere assistito troverà sicuramente aiuto da parte dello Stato, ma non in questa forma.

Lei trova che la piaga dell’inverno democratico possa anche essere arginata pescando forza lavoro dagli aderenti al reddito di cittadinanza?

Assolutamente sì. La posizione della Lega è molto chiara. Per evitare di mettere ulteriormente in ginocchio le imprese, è necessario pensare anche a questa soluzione. Io ho sempre pensato che la politica è serietà e certe decisioni, popolari o impopolari, vanno prese. Non possiamo permetterci di creare ulteriore debito, specie per scelte infelici o improduttive come il reddito di cittadinanza. I soldi vanno investiti, sì, a favore dei cittadini, ma in maniera più strategica.

La flat tax? E il cuneo fiscale?

La flat tax è uno dei nostri cavalli di battaglia da tempo. Segnalo che già oggi 2 milioni di contribuenti ne usufruiscono, i liberi professionisti con reddito fino a 65mila euro. Ci tengo a dire che non si tratta di una proposta anticostituzionale, perché la democrazia della manovra è garantita dalla proporzionalità degli scaglioni. Il concetto va infatti di pari passo con quello di giustizia sociale e, in questo senso, i malpensanti sono solo quelli che hanno una visione della libera impresa come un furto, quelli che alimentano solo le critiche, quelli del veterocomunismo. Anche il tema del cuneo fiscale è dominante: non è una opzione su cui noi siamo pregiudizionalmente ostili, ma diciamo solo che dobbiamo concentrarci su altri aspetti, quelli vitali. Il senso è lasciar perdere l’ideologia, per garantire il passo al pragmatismo e alla politica del fare.

È vero che il centrodestra, come dice la sinistra, è contro i fondi del PNRR?

Questa è la novità della campagna elettorale in corso. Vorrei ricordare che Lega e Forza Italia hanno fatto parte di un Governo che non solo lo ha sposato, ma lo ha anche messo a terra. Sono solo falsità. Diciamo solo che ci piacerebbe rivederlo, perché lo scenario, oggi, è completamente differente. Basti pensare anche solo ai cambiamenti economici generati dalla variazione e dall’aumento del costo delle materie prime. Credo che il nostro sia solo un pensiero di logicità, di buon senso. E sfido chiunque a dire il contrario.

I cittadini devono avere paura della destra al Governo?

Assolutamente no. E basta con lo slogan che agita e fomenta lo spauracchio del fascismo. Forse gli amici del centrosinistra non si sono accorti che in Lombardia, Veneto, Piemonte, Marche e in molte altre regioni, il centrodestra è già in maggioranza. Quindi, credo che non solo sia un’analisi sbagliata, ma anche ingiusta e fuori dal tempo. Poi è ovvio che ci sono molte differenze tra i due schieramenti, ma non stiamo parlando di autoritarismo contro libertà o beceri conservatori contro riformisti, ma semplicemente di posizioni opposte. E non credo che nemmeno i cittadini siano così ingenui da credere a queste preoccupazioni. La democrazia non è in pericolo. È una polemica meramente strumentale. E alla fine sarà proprio il voto a stabilirla.

Quale è la posizione della Lega rispetto all’Europa?

Sicuramente l’Europa è un grande sogno. Ma il suo ruolo va assolutamente rivisto. I vincoli di bilancio strettissimi e la crisi del Covid ci hanno dimostrato come non debba vestire i panni del mero burocrate, del ragioniere perfido e ingessato, ma deve essere altro. Profondamente. Deve rispondere ai bisogni reali dei cittadini e deve farlo in maniera tempestiva. La Lega dice, semplicemente, che l’Europa non è un dogma, non è una sovra struttura, dove si gioca una partita eterna tra nord e sud, ma un luogo di incontro integrato, di confronto e di aiuto. Questo, chiaramente, anche quando si parla di immigrazione.

Lega fa rima con presidenzialismo?

Sì, perché non c’è nulla di più democratico di una politico eletto dal cittadino. E a chi ne fa un timore, il mio invito è a guardare la Francia che, credo, sia uno Stato che il centrosinistra ammira. Poi, a dire la verità, io non sono un sostenitore delle formule prestabilite, delle etichette. Credo solo che sia necessaria una soluzione tale per cui ci sia una chiara assunzione delle responsabilità da parte di chi viene scelto.

E se Invernizzi sarà tra gli eletti, c’è da giurare che la sua parte la farà con grinta e determinazione. Le stesse che i cittadini, da sempre, hanno imparato a conoscere.