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Addio a Bruno Talpo, intellettuale di una generazione fervida di talenti artistici
Bruno Talpo

Talpo ha attraversato il secondo Novecento da questa retrovia della scena bergamasca spingendosi con il pensiero e con l’immaginazione sui fronti più caldi e vibranti del confronto intellettuale

Bergamo. Lo scorso 14 agosto è mancato all’età di 81 anni il professor Bruno Talpo, artista, intellettuale, critico, insegnante, appartenuto a una generazione fervida di talenti artistici, di ideali e di prospettive di ricerca.

Docente al Liceo artistico a fianco di altre personalità di spicco del panorama cittadino, come Cornali, Maffioletti, Piccoli, Tibaldi, Bruno Talpo è stato un punto di riferimento per i suoi allievi di Discipline Plastiche e una figura autorevole sul fronte della sperimentazione dei linguaggi contemporanei e dell’attenzione al panorama internazionale delle arti.

Immerso, negli anni della contestazione, nel vivo del dibattito culturale e dell’analisi etico-politica della società, Talpo ha attraversato il secondo Novecento da questa retrovia della scena bergamasca spingendosi con il pensiero e con l’immaginazione sui fronti più caldi e vibranti del confronto intellettuale.

Attivo come scultore, pittore, grafico, dal 1962 ha esposto in innumerevoli rassegne d’arte e grafica in Italia, Europa e America, dalla Spagna agli Stati Uniti, dalla Germania al Brasile, con partecipazioni in kermesse prestigiose come la Quadriennale di Roma del 1975 e la Biannale di San Paolo in Brasile nell’81, allacciando relazioni con molte personalità dell’orizzonte internazionale.

Una di queste, il critico francese Pierre Restany, instaurò con lui un particolare legame dialettico, di stima e affinità elettive. Restany lo presentò al Teatro Sociale nel giugno 1996, in un’originale antologica allestita nel suggestivo contenitore storico, allora non ancora restaurato: “L’avventura di Bruno Talpo è un’avventura primordiale che fa naturalmente coesistere l’architettura rituale del Cromlech alla monocromia alchemica di Yves Klein” scriveva in catalogo, definendo Talpo un “artigiano ostinato del sublime” la cui vita intera era dedicata “a cercare la poesia nel cuore essenziale della natura delle cose”. “Neoprimitivismo post-industriale”: così aveva definito l’arte di Talpo, un’arte che, tra giochi concettuali e sperimentazioni formali, sfugge per sua natura a precise identificazioni.

“Era un artista difficile da collocare – precisa l’artista Augusto Sciacca che l’ha conosciuto bene – praticava l’astrattismo, ma non quello gestuale, istintivo, bensì un astrattismo inteso come tentativo di dare forma alle idee, frutto di un pensiero elaborato. Si poneva artisticamente con una certa grazia, così come era mite e sobrio sotto il profilo umano. Era preparato e onesto culturalmente, inoltre capiva le problematiche del nostro tempo, il fatto che ci sono modi diversi di affrontare e guardare la realtà. Si era accostato anche al design, alla fotografia.. certamente non era monocorde, ma era un uomo e un artista di ampie vedute”.

“Al primo periodo politico, in cui lavorava su tela emulsionata e su lastre in alluminio, seguì il ritorno alla pittura”, ci ricorda la moglie Vanna con cui Bruno Talpo condivise pienamente le sue esperienze d’arte e di vita. “Ad un certo punto entrò nel circuito della mail art e vi si appassionò. Era per lui anche un modo per tenersi in contatto letteralmente con tutto il mondo dell’arte”.

Come insegnante lo ricorda con riconoscenza l’artista Tiziano Finazzi, suo allievo al Liceo Artistico a fine anni Sessanta: “È stato mio insegnante per tre anni e ci ha fatto vivere le esperienze più svariate. Ricalcavamo i dipinti metafisici di De Chirico, modellavamo la creta, sperimentavamo le estroflessioni.. lui aveva visto Castellani e Bonalumi e voleva che noi giovani ci mettessimo alla prova un po’ su tutto. Per esempio al quarto anno, come prova d’esame, io ed altri abbiamo realizzato un happening. Nel suo lavoro ci metteva l’anima e poi era curioso: altri docenti erano più legati alle esperienze bergamasche, lui invece guardava oltre. Ricordo che ci portò a Milano a visitare alla Rotonda della Besana la prima mostra sulla Pop Art in Italia, così conoscemmo Rauschenberg, Lichtenstein… è stato un insegnante bravo, serio, rispettoso e rivoluzionario. Come artista, era un po’ isolato a Bergamo, anche per temperamento. Riusciva a unire in sé aspetti in apparenza contraddittori, per esempio da un lato era un rivoluzionario, dall’altro aveva un sincero senso del sacro. Viaggiava sempre, amava il confronto culturale”.

Anche la scultrice Giovanna Bolognini, che lo conobbe al tempo del liceo, ne rimpiange la figura rispettosa e riservata, capace di parlare agli studenti con la giusta delicatezza ma anche con grande efficacia, per esempio declinando con passione il rapporto tra l’astrattismo e la figurazione a partire dalla semplice copertina di un catalogo.

Alla vocazione artistica Talpo univa un’intensa vocazione riflessiva e speculativa, che prendeva forma, oltre che in fitti epistolari con personalità del mondo della cultura, in contributi critici per riviste di settore, come la rivista-laboratorio “Natura integrale”, fondata da Pierre Restany e pubblicata tra il 1978 e il 1981. Di lunga data, d’altra parte, la sua collaborazione con la Rivista di Bergamo, per la quale ha steso numerosi profili bioartistici di artisti del territorio, da Mario Cornali ad Attilio Gattafù, da Giuseppe Mazzoleni a Mirando Haz, da Claudio Granaroli a Mino Marra. Purtroppo, per motivi di salute, da più di un decennio aveva interrotto l’impegno critico pubblicistico.

“Fin dai primi numeri della Rivista è stato uno dei collaboratori più assidui”, riferisce Rosaria Agazzi di Grafica e Arte. “Gli siamo grati di aver scelto di affidare a noi molti dei suoi saggi critici e in questi anni devo dire che ci è mancato molto”.

Una vita, quella di Bruno Talpo, tutta dedicata alla cultura nel senso più ampio, col particolare dono di stimare il lavoro altrui e di porsi serenamente al di fuori delle dinamiche competitive e pregiudiziali che sempre attraversano la comunità artistica, locale e non solo.