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Condanna dei musulmani di Bergamo al tentato omicidio di Salman Rushdie per I “Versetti Satanici”
Mohamed Saleh e Salman Rusdie

Di origini egiziane ma da decenni nella nostra città, Mohamed Saleh, 66 anni, dal 2015 alla guida del Centro islamico di via Cenisio, parla dell’aggressione allo scrittore Salman Rushdie

Bergamo. Sono trascorsi dieci giorni da quel venerdì 12 agosto quando Salman Rushdie, 75 anni, scrittore indiano naturalizzato britannico e oggetto di una fatwa nel 1989 per il suo libro “I versi satanici”, è stato aggredito durante un evento nello Stato di New York. Un’aggressione tanto violenta da sollevare una condanna unanime in tutto il mondo. Quell’attenzione mondiale sollevata già nel 1988 quando pubblicò il volume: “I Versetti Satanici”. Un libro che è una rivisitazione satirica dell’islamismo nella quale vengono ritratti un personaggio ispirato al profeta Maometto e la sua trascrizione del Corano. Il titolo si riferisce alla leggenda del profeta islamico secondo cui alcuni versetti sarebbero stati pronunciati da lui come parte del Corano e poi ritirati perché il diavolo glieli aveva suggeriti per ingannarlo, facendogli credere che provenissero da Dio.

A nove giorni dalla pubblicazione, il libro venne bandito in India. Poi seguirono le prime minacce di morte e il rogo del libro a Bolton, in Gran Bretagna, dove 7 mila musulmani, dopo la preghiera del venerdì, organizzarono una manifestazione contro il romanzo di Rushdie.
Nemmeno sei mesi dopo, il 14 febbraio 1989, l’Ayatollah Khomeyni, guida suprema dell’Iran e autorità per tutti i musulmani sciiti, emise una fatwa chiedendo la morte di Rushdie e dei suoi editori.
“Invito tutti i valorosi musulmani, ovunque si trovino nel mondo, ad ucciderli senza indugio, in modo che nessuno oserà d’ora in poi insultare le sacre credenze dei musulmani”, dichiarò Khomeyni.

Abbiamo incontrato Mohamed Saleh, origini egiziane ma da decenni a Bergamo, 66anni di questi gli ultimi sette alla guida del Centro islamico di via Cenisio a Bergamo.
Perché “I versetti satanici” di Salman Rushdie a distanza di oltre trent’anni resta un libro così controverso?

È un discorso complesso. Si può fare della letteratura senza colpire, offendere o fare parodia della fede delle persone. Ci sono anche testi, film, opere teatrali o scheck televisivi che si prendono gioco della fede cristiana e sono certo che non fa piacere a chi crede assistere a queste derisioni.

Come giudica l’aggressione a Salman Rushdie?

Ogni atto violento va condannato. L’aggressione armata a Rushdie è sbagliatissima. Lo abbiamo detto in tante occasioni e ce lo siamo ripetuti in questi giorni. Anche se c’è un motivo valido di offesa non si deve mai ricorrere alla violenza.

Ne avete parlato in questi giorni?

Naturalmente. Leggendo un giornale egiziano abbiamo saputo che dopo questo attacco a Rushdie le vendite del volume “I versetti satanici” sono triplicate. Se si voleva invitare le persone a non leggere quel libro, con quell’attacco si è avuto l’effetto contrario.

Lei ha letto I Versetti Satanici?
No, non l’ho letto. Ho capito fin da subito che era un attacco nei nostri confronti, alla nostra fede.