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“Patria senza mare”, Marco Valle spiega la miopia dell’Italia nel suo ruolo al centro del Mediterraneo

L’autore, firma autorevole de Il Giornale, nel suo ultimo documentatissimo studio Patria senza mare, dipinge “un Paese culturalmente ed istituzionalmente “demarittimizzato”, incredibilmente capace, proprio nel secolo della blue economy e della transizione verde, di privarsi di un’autorità del mare”

Gli intellettuali e il loro ruolo: questione delicata e di difficile soluzione. Lo studioso è chiamato, oggi più che mai, a tentare di incidere, di raccontare il mondo, di descriverlo con obiettività e realismo.

Non si tratta di fotografare il presente in un’istantanea sospesa tra il prima e il dopo, eternamente immobile: il sapere è vita e movimento, fluisce ininterrottamente senza sosta e riposo. Il reale non accetta prigioni e pareti, cattività cartacee, desidera prendere il largo, navigare nel mare sconfinato e inesplorato dell’esistenza.
Navigare necesse est, nell’indagine storica quanto nel cammino compiuto da ognuno di noi. Servono buoni narratori alla prua, dalla vista acuta e dal fine intuito, per condurre la nave presso un porto sicuro. La terra non è mai stata così lontana.

Marco Valle, firma autorevole de Il Giornale, nel suo ultimo documentatissimo studio Patria senza mare. Perché il mare non è più nostro. Una storia dell’Italia Marittima (Ed. Signs Books), muove da una celebre frase di Napoleone, secondo cui “la politica degli Stati è nella loro geografia” (p. 15), per intraprendere un appassionante racconto delle vicende storiche italiche, avendo come filo conduttore il mare. L’autore ci prende per mano per oltre cinquecento pagine, alternando sapientemente narrazione e polemica politica, avanzando critiche e suggerimenti, denunciando quella “paradossale refrattarietà dell’attuale classe politica e di gran parte di quella imprenditoriale verso il mare rispecchia[nte] lo spirito terragno e terricolo della maggioranza dei nostri connazionali” (p. 25).

Un’amara verità, e una colpevole miopia, tenendo conto degli oltre 7551 chilometri di linea di costa che disegnano il perimetro del nostro Paese. L’Italia, dimentica del proprio glorioso passato marittimo, si dimostra incapace di “visioni e pensieri lunghi per affrontare la nuova fase storica mediterranea” (p. 522), nonché di “analisi, ragionamenti […] azioni e progetti […] idee e coraggio […] concetti, ragionamenti sfortunatamente incomprensibili per le menti del modesto e ininfluente ceto politico nostrano e del tutto indifferenti all’inscalfibile Deep state italico” (p. 522). Parole durissime, quelle usate da Marco Valle, ma pienamente condivisibili se non ci si lascia buggerare da “fumose promesse, piccoli espedienti emergenziali, tanta demagogia” (p. 522) incapaci di soluzioni e pensiero lungo, frutti acerbi del “minimalismo politico, piccoli affari e la solita, penosa subalternità” (p. 522).
Fiumi di parole a cui non seguono scelte e orizzonti d’azione, un autentico “camposanto di retorica”, dove giace, tra gli altri, “il ministero della Marina mercantile, defunto nel 1993 e smembrato da allora fra diversi ministeri e una serie infinita di enti e poltrone” (p. 522).

L’autore dipinge “un Paese culturalmente ed istituzionalmente “demarittimizzato”, incredibilmente capace, proprio nel secolo della blue economy e della transizione verde, di privarsi di un’autorità del mare” (p. 522). Considerazioni critiche, ma non solo.
Patria senza mare è soprattutto un libro intimo e personale, una sorta di “autobiografia” umana e culturale, la fatica di una vita. L’autore argomenta, spiega, riporta dati e avanza ipotesi con solida puntualità, senza rinunciare al gusto di una narrazione brillante, alternando toni e senza mai scadere in un accademismo di maniera, verboso o scarsamente accattivante.
Diletta il lettore con ricostruzioni di straordinaria vivacità, aprendo spiragli di ricerca poco noti. Un testo da gustare, da leggere lentamente, prendendosi del tempo.

Da Dante a Cavour, dalle vicende delle antiche Repubbliche Marinare a Salgari e D’Annunzio, da Lepanto ai drammi del Secolo Breve, tra spaccati di mondo che non cesseranno mai di entusiasmare, generare commozione, spalancando memorie e angoli di meraviglia.