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Il ricordo

“È volato in cielo Leandro Aletti, protagonista di tante battaglie per la vita”

Il professor Luigi Frigerio, primario e docente emerito all’Università della Bicocca, nonché senior consultant al policlinico San Pietro Bergamo, ricorda l'esperto ginecologo e appassionato attivista pro-life

“Un maestro e un testimone che non ha mai avuto paura di parlare chiaramente e di pagare, in prima persona, il suo impegno in difesa della vita nascente”. Così il professor Luigi Frigerio, primario e docente emerito all’Università della Bicocca, nonché senior consultant al policlinico San Pietro Bergamo, ricorda il professor Leandro Aletti, esperto ginecologo e appassionato attivista pro-life.

È venuto a mancare all’età di 77 anni, lasciando un grande vuoto tra i suoi famigliari, gli amici, i colleghi e le tante persone che ne hanno potuto apprezzare le qualità umane e professionali. Nato il 17 giugno 1945, si è laureato in Medicina e Chirurgia il 9 novembre 1970, specialista in Ostetricia e Ginecologia. Nel corso della sua lunga carriera è stato professore a contratto alla Seconda Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Milano, è stato ospedaliero alla Clinica Ostetrica Mangiagalli di Milano e dal giugno 1999 è diventato primario ospedaliero all’Azienda Ospedaliera di Melegnano.

Il professor Frigerio afferma: “Oltre a essere un grande uomo, è stato un caro amico, un bravo professore e un ottimo medico chirurgo, allievo del professor Polvani. Inoltre, ha scritto il libro Carne, ossa, muscoli e tendini. In difesa della vita nascente, pubblicato nel 2016 dall’editore Gribaudi. Questo volume racconta come, attraverso la sua vita, mentre stava lavorando alla Mangiagalli, si è battuto in prima persona nella battaglia contro l’aborto negli anni più caldi, cioè quelli successivi all’approvazione della legge 194. A causa del suo impegno a tutela dei nascituri, ha subito diversi processi ma non si lasciò scalfire. La legge introduceva la possibilità di effettuare l’aborto legalmente fino alla dodicesima settimana di gravidanza, mentre su indicazione medica sarebbe stato possibile ricorrervi fino alla ventiquattresima settimana di gravidanza. In quegli anni alla Mangiagalli furono tra i pionieri della diagnostica prenatale mirata a identificare feti imperfetti da eliminare mediante l’aborto selettivo o elettivo che dir si voglia. A fare la differenza era l’indicazione su base psicologica della madre: se fosse stata a conoscenza della presenza di un’imperfezione genetica sarebbe stata autorizzata a interrompere la gravidanza fino a 24 settimane di distanza dall’amenorrea, cioè dall’assenza di mestruazioni. Il 28 dicembre 1987 fece molto discutere il ‘caso Mangiagalli’, con l’interruzione di una gravidanza al quinto mese con un feto sano che era stato erroneamente ritenuto affetto da tripla x. Affiorò la notizia di 700 aborti eseguiti senza il certificato del giudice tutelare: si accese un dibattito molto intenso e divamparono le polemiche, che caratterizzarono il periodo che portò fino al 1981, quando si svolse il referendum che confermò la pratica dell’aborto secondo la legge 194. In un contesto molto complesso, il professor Aletti continuò la sua battaglia per la vita, contro l’aborto, che ancora oggi resta un argomento di discussione di grande attualità considerando il crollo delle nascite. È una problematica indubbiamente correlata alla perdita del valore dei figli: drammaticamente viene data meno importanza alla genitorialità, compiendo rifiuti esistenziali del diventare genitori. La denatalità, infatti, non si riscontra solo fra i nuclei famigliari poveri, ma anche nelle famiglie più abbienti. Concepire bambini, invece, è una scelta cruciale per la nostra civiltà”.

“A nome di tutti i colleghi che lo hanno conosciuto – aggiunge il professor Frigerio – esprimo il più sentito grazie a Leandro Aletti per tutto ciò che ha fatto. È volato in cielo il 15 agosto, giornata in cui ricorre la festa della Madonna Assunta, a cui era molto devoto: la grande fede di quest’uomo non solo illumina la ragione ma si ribella alla soppressione della vita umana nascente e fa di tutto, in ogni momento, per tutelare l’innocente. Chi difende l’innocente non è per la morte, cioè non può morire, per questo Leandro è andato in paradiso il giorno dell’Assunta e continuerà a essere accanto a noi. È stato un maestro e un testimone che non ha mai avuto paura di parlare chiaramente e di pagare in prima persona l’impegno e l’aiuto alla vita: per questo, con generosità, si è dedicato anche alle donne indigenti, che accoglieva, gratuitamente, nel suo ambulatorio in via Martinengo a Milano. E ha continuato a essere accanto a loro quando era in pensione, con l’impegno, la dedizione e la scienza che ha sempre insegnato ai più giovani”.

Infine, il professor Frigerio conclude: “Leandro è sempre stato molto rispettoso degli altri: esprimeva la propria contrarietà all’aborto, specificando che non è un diritto ma un delitto, senza giudicare chi avesse commesso questo errore etico ed esistenziale. Accoglieva tutti, anche le persone più povere a livello umano, economico ed esistenziale”.

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