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L'intervista

Dario Violi: “Dispiace per Di Battista, ma conosce le regole del Movimento 5 stelle”

Il consigliere regionale 5 stelle commenta le dichiarazioni dell'attivista, che ha definito Beppe Grillo "padre padrone"

Alessandro Di Battista ha spiegato perché non correrà alle parlamentarie del Movimento 5 stelle in vista delle prossime elezioni. L’attivista, ex deputato grillino, ha specificato i motivi della propria decisione in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook affermando: “Non mi vogliono, sono stato costretto a lasciare, Grillo fa da padre padrone”.

Abbiamo chiesto un commento al bergamasco Dario Violi, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle.

Cosa pensa delle dichiarazioni di Alessandro Di Battista, che ha definito Grillo “padre padrone”?

Sinceramente spiace che Alessandro (Alessandro Di Battista, ndr) abbia detto una cosa del genere. Credo che sicuramente sia ferito perché pensava di avere una maggiore considerazione e magari anche una candidatura, dopodiché conosce bene le regole del Movimento… Non è che Grillo un giorno è padre e padrone e un giorno è il miglior amico da abbracciare sul palco: è sempre la stessa persona. Si può dire tutto di Grillo tranne che non abbia avuto un comportamento lineare nella gestione del Movimento in questi anni. Dispiace anche perché Alessandro è un amico, avrebbe potuto dare una mano, anzi può comunque darla considerando che su tante cose siamo allineati. Premesso questo, sono “aziendalista” nel partito e penso che sia giusto tener fuori alcune persone, non lui in particolare, ma alcune persone, perché nel partito ci stai sia quando sei in maggioranza e lo governi sia quando non ti ascolta nessuno. E’ troppo comodo uscire quando non si è d’accordo, sparare contro e poi sperare di essere riconsiderato nel momento delle candidature. Non può funzionare così: stai dentro e difendi anche cose che magari oggettivamente a volte ti sembrano indifendibili.

A che punto è il Movimento con la campagna elettorale? I 5S confermano di correre da soli?

Penso proprio che correremo da soli. Settimana scorsa c’era stato un momento di scambio con Sinistra Italiana ma ha deciso di andare con il Pd, quindi continueremo la nostra corsa in solitaria. Credo e spero che non imbarcheremo nomi celebri alla De Magistris o altri visto che, anche in passato, abbiamo visto che hanno utilizzato il Movimento 5 stelle come un taxi, cioè si sono fatti eleggere al parlamento europeo – penso a lui, a Sonia Alfano e a altri – senza più rappresentare la nostra forza politica. Credo che sarebbe un errore strategico. Per il resto, la nostra campagna elettorale sta proseguendo con gli obiettivi che abbiamo prefissato, a partire da un’agenda sociale chiara che punterà molto sul salario minimo. Abbiamo un’inflazione che cresce e gli ultimi dati dell’Eurispes evidenziano che quasi un under 35 su 2 percepisce uno stipendio inferiore ai mille euro. Credo che sia un’emergenza sociale non indifferente: non possiamo accettare di stare all’interno dell’Unione Europea e avere salari da fame, gente che lavora tutto il giorno ed è povera, altroché gente da divano! Ci stiamo concentrando su questi aspetti e stiamo preparando le liste, settimana prossima ci saranno le parlamentarie e poi con Giuseppe Conte ragioneremo su come costruire le liste.

Per concludere, un commento sui sondaggi relativi ai Cinque stelle. Cosa ne pensa?

Non faccio molto caso ai sondaggi, un po’ per storia personale e un po’ per esperienza diretta. Quando abbiamo preso il 25% nel 2013 ci davano attorno al 10% e abbiamo fatto un boom, quando abbiamo ottenuto il 33% ci davano attorno al 22-23% e abbiamo preso 11 punti in più, quando mi sono candidato alla presidenza della regione Lombardia tutti mi davano del matto perché mi quotavano all’11% e ho raggiunto il 18%… Evidentemente i sondaggi lasciano il tempo che trovano e non dobbiamo preoccuparci di questo. Non hanno mai fatto parte della nostra storia e dei nostri posizionamenti politici a differenza di altri, quindi credo e spero che la nostra campagna elettorale sarà basata sui temi come abbiamo sempre fatto.

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