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Dall'1 all'8 agosto

Covid: calo costante dei contagi, nell’ultima settimana a Bergamo meno 28%

Sono circa 120 i ricoverati nell’intera provincia; in leggero aumento il numero di pazienti nei reparti dedicati del Papa Giovanni, dimezzati invece quelli in terapia intensiva

Nella settimana epidemiologica 1 – 8 agosto è proseguito il calo dei contagi, che scendono in maniera costante; tuttavia, per tutte le variabili, siamo ancora ben lontano dai minimi toccati in passato.

I nuovi casi a livello nazionale sono stati 265.319 (-28,6% dai 371.877 del periodo precedente); media giornaliera 37.903 (da 53.125).
Il rapporto positivi/tamponi medio cala dal 18,9 % al 16,87%. Anche questa settimana, come nella precedente, si registra una diminuzione per quanto riguarda il
numero dei ricoverati in terapia intensiva, che scendono dai 398 della scorsa agli attuali 339.

Scende anche il numero dei pazienti in Area Covid, che passa da 10.527 a 9.052. In diminuzione anche il numero dei nuovi ingressi in T.I., che passa da 292 del periodo precedente agli attuali 214.

I decessi, pur sempre numerosi, finalmente cominciano a decrescere, come era nelle attese: nel periodo osservato sono stati 1.042 (1.228 nel precedente). I tamponi totali sono stati 1.547.353, il 20% in meno rispetto ai 1.943.155 del periodo precedente; l’83,7% dei quali di tipo antigenico rapido.

Scendono gli indici di occupazione, sia nei Reparti Covid, dal 16,4% al 14,1%, sia nei Reparti di Terapia Intensiva: dal 4% al 3,4%. Prosegue da settimane la diminuzione dei pazienti in isolamento domiciliare: in quella appena conclusa sono stati 1.044.776 (erano 1.243.828).

In ribasso l’Rt, da 0,95 a 0,85. Diminuiscono anche la curva dei contagi: da 0,26 a 0,18 e l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 620 a 445.

Lombardia e Bergamo

Anche in Lombardia si registra una diminuzione nel numero dei positivi: sono stati infatti 33.135 i nuovi casi che, rispetto ai 48.667 della settimana precedente, danno un decremento del 31,9%.

Si registra un calo per quanto riguarda il numero dei ricoverati in Area Covid: da 1.399 a 1.125; e per quello dei pazienti in terapia intensiva, che passa da 53 a 35.
Diminuisce il numero dei nuovi ingressi in T.I. che passano da 26 a 11. I suddetti numeri determinano quindi una diminuzione nell’indice relativo all’occupazione dei
Reparti Covid che passa dal 13,4% al 10,8%, e per quello dei Reparti di Terapia Intensiva: dal 2,9% all’1,9%.

Diminuisce il numero dei decessi settimanali: da 251 a 222. Per quanto riguarda gli attualmente positivi, si registra una diminuzione del 22,6%: sono ora 91.741
(erano 118.496 la settimana scorsa); la stessa percentuale che riguarda le persone attualmente in isolamento domiciliare, che sono ora 90.581 (erano 117.044).

Cala l’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti, che passa da 486 a 320; scende anche l’indice medio settimanale di positività: dal 17,2% al 14,7%.

Diminuisce anche nella provincia di Bergamo il numero dei positivi, nel periodo osservato i nuovi casi sono stati 3.648 (5.096 la settimana scorsa), con una diminuzione quindi del 28,4%.

Si registra un leggero aumento nel numero di pazienti ricoverati nel Reparto Covid nell’ospedale cittadino: sono ora 42, tre in più della settimana scorsa.

Diminuiscono invece i ricoveri in Terapia Intensiva: da 8 a 4. Sono circa 120 i ricoverati per Covid nell’intera bergamasca.

Ancora alto il numero dei decessi settimanali: 29 (31 nel precedente). Scende l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 573 a 329.

La situazione

Terza settimana consecutiva di calo dei nuovi casi e, purtroppo, anche dei test eseguiti: un errore che impedisce di quantificare le reali dimensioni del contagio. Cogliamo comunque i buoni segnali, primo fra tutti la riduzione del rapporto “positivi/tamponi totali”: in Lombardia, Regione che rappresenta un sesto della popolazione italiana, questo indicatore si muove ormai in area 15%, contro il 17% medio nazionale. Ancora altissimo, ma non possiamo dimenticare che solo un mese fa eravamo oltre il 26% (un valore ottimale dovrebbe essere inferiore al 3%).

Salvo imprevisti cambiamenti di rotta, ci si attende la riduzione dei nuovi casi anche nelle prossime settimane di agosto: ricordando che, sulla base di come si è mossa la curva epidemica in Portogallo, potremmo assistere a un rimbalzo del contagio tra fine agosto e inizio settembre.

Più avanti con l’ingresso nella stagione autunnale che segnerà una discontinuità importante, è lecito attendersi che muterà in modo radicale la diffusione del Sars-CoV-2 sul territorio.

La strategia dell’Oms Europa

Per fronteggiare quindi la certa risalita dei casi nel prossimo autunno, l’Oms Europa ha diramato alcune linee guida:
1) Aumento della diffusione del vaccino nella popolazione generale.
2) Somministrazione di dosi aggiuntive di vaccino a gruppi con particolari priorità.
3) Incentivazione dell’uso della mascherina al chiuso e sui mezzi pubblici.
4) Ventilazione degli spazi chiusi e affollati.
5) Protocolli terapeutici rigorosi per i soggetti a rischio di malattia grave.

Sintetizziamo questi punti con una sola frase: il virus ha vinto nettamente il primo tempo della partita, ora dobbiamo giocare in modo diverso. Il motivo è semplice: mutazione dopo mutazione il Sars-CoV-2 è diventato troppo veloce per sperare di fermarlo, riducendolo a pochi decine o centinaia di casi al giorno come era accaduto a inizio pandemia.

Questo vale per la maggior parte dei Paesi europei. Preso atto della situazione, l’Oms Europa indica un netto cambio di strategia. Non possiamo fermarlo, perché abbiamo perso l’occasione per farlo quando ancora era possibile, e dunque dobbiamo provare in tutti i modi a limitarne gli effetti affidandoci all’arma migliore a nostra
disposizione: i vaccini.

Senza i quali, in presenza di una protezione immunitaria calante nel tempo anche dopo l’infezione contratta per via naturale, il prossimo autunno rischia di essere peggiore dei due precedenti (2020 e 2021).

La strategia indicata è perciò corretta e frutto di una sincera e non edulcorata presa d’atto della situazione: ora è compito dei singoli Stati applicarla in modo efficace. Cosa che finora, tra deviazioni dai piani indicati e allentamento degli stessi in modo precoce, non è stata fatta.

La sub-variante “Centaurus” (BA.2.75).

Al momento, a causa del numero di mutazioni presenti sulla proteina Spike e della loro collocazione, si sospetta una “possibile maggiore capacità” di eludere la risposta immunitaria. Ma gli studi sono ancora in corso, quindi è prematuro esprimere qualsiasi opinione in proposito.

In India la BA.2.75 ha preso rapidamente il sopravvento, ma in quel Paese non ci sono state precedenti ondate di Omicron come in Europa e in altre parti del mondo. Ci vorrà tempo per chiarire il tutto.

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