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La ginecologa bergamasca

“Abortire non è un lusso, è straziante. Legge da tutelare e si investa in prevenzione”

L'opinione della dottoressa Elena Rota: "Da anni sono chiamata nelle scuole a tenere lezioni di educazione sessuale, tra professori e genitori c'è chi ancora si scandalizza quando parli di contraccettivi"

“Spesso mi chiedo: chi redige le leggi o le contesta, si è mai trovato in condizione di doverle rispettare o pagarne le conseguenze?”. Elena Rota, medico chirurgo, specialista in ginecologia ed ostetricia, Sessuologa clinica, bergamasca che lavora a Sion, in Svizzera, si è sempre confrontata con la legge 194 e il tema dell’aborto.

“Fortunatamente – scrive in una lettera inviata alla redazione di Bergamonews – non succede ogni giorno, ma spesso mi trovo davanti donne di ogni età che mi chiedono di interrompere la loro gravidanza per i motivi più svariati. Forse quelli che ritengono che il ‘diritto alla vita sia sacrosanto’ non si rendono conto che non è mai facile dire ‘voglio interrompere la gravidanza’. Non è una scelta che si prende alla leggera, non è un capriccio. Non è una passeggiata. Guardando negli occhi queste persone si vede la tristezza, la paura, la vergogna, lo sconforto. Sono persone e coppie che stanno male”.

Abortire, dice, “non è un lusso, è straziante. E lo è ancora di più se si aggiunge la difficoltà a trovare un centro ed un medico disposto a farlo. Ciò che il ginecologo dovrebbe offrire in queste circostanze è ascolto, apertura al dialogo. Non uno sguardo giudicante e sconfortante. Se la donna è ambivalente, insicura, ha tutto il diritto di chiedere spiegazioni, di essere informata, ma non colpevolizzata o guidata in senso opposto. Siamo onesti, a chi non è capitato di sbagliare? E poi, al di là delle motivazioni, chi siamo noi per dare il veto o l’approvazione? Più di tutti, noi ginecologi abbiamo la responsabilità e l’obbligo di ascoltare, informare e accogliere una scelta che, come detto, non è mai facile”.

Per la dottoressa Rota il suo lavoro ha a che fare “con la vita e la morte, con la cultura e l’etica, con la politica e la religione. Ma prima di tutto serve restare umani: accogliere la sofferenza e portare aiuto a chi ce lo chiede, senza giudicare e chiudere il discorso perché ci fa comodo dire ‘sono obiettore’. Abbiamo scelto una professione che aiuta la vita a nascere, ma implica anche la possibilità di praticare un aborto, o assistere una mamma che mette al mondo un figlio malato, o che dovrà essere accompagnato verso lo spegnimento (interruzioni terapeutiche di gravidanza). E dobbiamo farlo con la stessa umanità. La procedura dell’aborto è sempre un atto medico e così deve restare, sia che si somministri un farmaco per via orale, vaginale, o che si intervenga chirurgicamente con una isterosuzione”.

In Italia la percentuale di personale sanitario obiettore è alta, distribuita in modo eterogeneo tra le varie regioni. “Se in un ospedale sei il solo non obiettore, ti trovi a fare IVG (interruzioni volontarie di gravidanza) tutti i giorni e questo non è giusto – osserva la dottoressa Rota -. Ogni servizio pubblico dovrebbe garantire la possibilità di abortire, ma non al 50 per cento, bensì al 100 per cento. Gli aborti clandestini sono sempre esistiti e le conseguenze sono assai più gravi per le donne e per la società tutta. Perché costringere una donna a cambiare ospedale, se non persino regione, per ricevere aiuto con iter burocratici e attese infinite? – si domanda -. C’è una legge, per fortuna, garantiamola, proteggiamola e facciamola rispettare, investiamo sulla prevenzione. Da anni sono chiamata nelle scuole a tenere lezioni di educazione sessuale: tra i professori (religiosi e non) ed i genitori c’è chi ancora si scandalizza perché parlo di contraccettivi e porto a scuola un modellino di gomma per insegnare a mettere il preservativo agli adolescenti. La società sta cambiando e noi dobbiamo adattarci: affrontiamo il cambiamento insieme e consapevolmente – è il suo appello – altrimenti, il rischio, è quello di tornare indietro. E sarà Medioevo”.

*Elena Rota
Medico chirurgo, specialista in ginecologia ed ostetricia
Sessuologa clinica
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