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Bergamo segreta

La Foresta Regionale Azzaredo-Casù, dove l’uomo e la natura convivono da secoli

L'area, ancora oggi riconosciuta per la produzione di formaggi come il Bitto Dop, è stata a lungo utilizzata dagli allevatori che conducevano in estate il bestiame al pascolo e utilizzavano metodi più “antichi” per segnarne i confini

La Foresta Regionale Azzaredo-Casù non è semplicemente una delle ultime testimonianze degli ampi boschi che punteggiavano le Orobie, quanto piuttosto un vero e proprio “scrigno preistorico”.

Passeggiando lungo le baite che costeggiano le radure che accompagnano al Passo San Marco è impossibile non osservare i segni lasciati da coloro che vivevano in quell’area centinaia di anni fa.

L’area, ancora oggi riconosciuta per la produzione di formaggi come il Bitto Dop, è stata a lungo utilizzata dagli allevatori che conducevano in estate il bestiame al pascolo e utilizzavano metodi più “antichi” per segnarne i confini.

Fra questi spicca senza dubbio quello dei “bàrek”, recinti di pietra realizzati con l’obiettivo di contenere il movimento degli animali e segnare le varie pertinenze territoriali.

Tratto dal termine celtico “bar” (riparo, difesa), i bàrek sono spesso a loro volta accompagnati dai “karèk”, mucchi di sassi utilizzati per liberare i pascoli oppure, secondo alcune ipotesi, per delimitare un’area sacra di origine preistorica.

A sostenere questa tesi vi sono anche le coppelle, incavi emisferici di dimensioni diverse creati all’interno delle pietre e usati probabilmente per scacciare spiriti maligni da mandrie e greggi oltre che tener lontano da quest’ultimi i fulmini.

Da un punto di vista naturalistico la Foresta Regionale Azzaredo-Casù spicca invece per la presenza di alcune specie floristiche presenti solo nelle Orobie come nel caso della sanguisorba dodecandra e della viola comollia; mentre lungo le valli è possibile imbattersi in boschi misti di latifoglie così come, alle latitudini più elevate, in boschi di conifere (abete rosso, abete bianco, larice).

A livello faunistico l’area è invece ricca di ungulati fra i quali spiccano camosci e caprioli oltre alla presenza degli stambecchi, tornati ad abitare queste aree dopo le azioni di reintroduzione attuate nel corso degli anni ‘90 del secolo scorso.

Fra i mammiferi è impossibile dimenticare la presenza di donnole, ermellini, faine e martore, mentre fra gli uccelli si possono citare il gallo forcello e il francolino di monte.

Nonostante l’intervento dell’uomo abbia spesso segnato i territori, ciò non si può dire per la Foresta Regionale Azzaredo-Casù dove la vita degli abitanti è sempre andata di pari passo con quella della natura trovando un punto di equilibrio sempre più difficile da individuare.

Fonti
AA.VV., Passi nel bosco. Trenta escursioni nelle foreste di Lombardia, Milano, Regione Lombardia, Agricoltura, ERSAF, 2005

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