L'esposizione

Urgnano, l’arte di 15 giovani in mostra nelle sale di castello Albani fotogallery

Règma – infra materia” è visitabile da venerdì 5 a domenica 7 agosto nella Sala delle Armi

Urgnano. “Règma – infra materia”: da venerdì 5 a domenica 7 agosto, nella Sala delle Armi del Castello Albani di Urgnano, le opere di quindici giovani artisti si donano a occhi, mani e cuori di visitatori attenti e – inevitabilmente – affascinati.

L’esposizione è organizzata e curata da Mostrami, collettivo nato nel 2018 che si propone di dare spazio e visibilità a giovani artisti. Cinque i fondatori: Stefania Carminati, Paola Bertola, Carlotta Carsana, Simone Bolandrini e Michele Gamba. Dalla prima mostra nel 2019, Mostrami è cresciuto e nutre grandi aspettative: per questo, l’obiettivo è quello di ampliarsi e prepararsi per sfide sempre più importanti e decisive. Come questa.

Già dalle prime ore di venerdì sera, l’affluenza promette bene. L’entusiasmo è tanto. “È bellissimo – esordisce Carsana – vedere persone di ogni età passeggiare, sole o in compagnia, e fermarsi incuriosite. È appagante osservarle mentre si muovono tra un’opera e l’altra, soffermandosi con lo sguardo avvolto da chissà quali pensieri”.

“Règma – infra materia” è la prima collettiva tematica di Mostrami. Un’esposizione sensibile, capace di offrire molteplici spunti di riflessione e aprire innumerevoli finestre di dialogo.

“Ci siamo dati due settimane di tempo – delucidano all’unisono Carminati e Bertola – per scegliere il tema da presentare ai nostri artisti. Quando ci siamo incontrati, abbiamo notato un filo conduttore tra le nostre proposte: da qui, l’idea di avanzare un’indagine sulla rottura, crepa e spaccatura rivelatrice”.

 

Rottura che nell’arte diventa chiarimento. Che, tra le dita, rinasce possibilità. Possibilità di mettere un punto a ciò che è stato e mai più sarà; di proseguire con nuove consapevolezze; di ripartire con qualche bagaglio di più; di ritrovarsi cambiati, ma comunque, inesorabilmente, gli stessi. Rottura che è fine, continuità, rinnovamento o trasformazione – o tutto questo. Ma sempre rivelazione.

“Ognuno – afferma Carminati – vive le crepe della vita in modo più o meno resiliente. Ciascuno resiste agli strappi in modo diverso, ma ciò che conta perfino più del risultato è l’esperienza. Nelle opere qui esposte, si legge l’essenza degli artisti e si entra in collisione con gli squarci che essi hanno attraversato”.

Tutti si sono messi a nudo e le aree trattate sono le più svariate: dalla pandemia alla guerra, passando per la depressione e il dolore in ogni sua forma, fino ad arrivare a scardinare clichés e convinzioni mancate. “Abbiamo considerato che le opere sono via via sempre più concettuali e meno figurative – sottolinea Carsana – e che difficilmente potrebbe essere altrimenti, perché l’interiorità trova espressione nelle forme meno usuali e concrete. L’incertezza del futuro la fa da padrona, l’arte ci aiuta ad affrontarla”.

La voce degli artisti presenti alla mostra è la voce di tanti giovani, così fragili e sorprendentemente forti, con troppo da dire e un’irrefrenabile voglia di esternarlo perché la sofferenza sia più lieve e condivisa. Perché il dolore gridato nelle pieghe di una tela, tra le pagine di un diario consumato o nei tratti sicuri di una matita sanguigna, sia meno irrespirabile. Che l’aria è pulita e leggera, al di là del male.

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