“Basta scherzare con il nostro futuro!”: nasce in rete #20e30 per chiedere tutele ai partiti
A Bergamo l’appello dei giovani del Partito Democratico
Bergamo. Si dicono stanchi e disgustati da una politica che non li rappresenta più. E la crisi di Governo che ha portato alla caduta del Presidente del Consiglio Mario Draghi è stato l’evento che li ha allontanati ancora di più. Sono i giovani, che hanno scelto di opporsi a un sistema che sembra aver perso il contatto con le loro istanze. “Basta scherzare con il nostro futuro!” è lo slogan di #20e30, la campagna social dei ragazzi di venti e trent’anni nata per farsi sentire e per fare arrivare ai partiti le loro richieste.
Lanciata in rete a fine luglio da Lorenzo Pavanello è stata rilanciata in particolare dalla pagina social Aggiornamenti quotidiani della Terza Repubblica. La protesta dei ragazzi consiste nel pubblicare sui social una propria foto imbracciando un cartello con la scritta #20e30 e con la propria richiesta. “Perché voglio garanzie sull’utilizzo del Pnrr per noi giovani”, “Perché voglio un lavoro stabile”, “Perché voglio vivere in un paese in cui l’istruzione sia valorizzata davvero”. Sono alcuni dei messaggi mandati dai giovani. In pochi giorni tutte le forze politiche del centro e del centrosinistra hanno aderito una dopo l’altra: Pd, M5S, Azione+Europa, Italia Viva, Sinistra Italiana, Europa Verde. Non hanno appoggiato per ora la campagna i partiti del centrodestra (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia).
A Bergamo si sono attivati soprattutto i Giovani Democratici del Pd, che sui loro canali hanno pubblicato i loro messaggi. A rappresentarli è Gabriele Giudici, 27 anni, segretario provinciale dei Giovani Democratici del Pd e vicesindaco a Ciserano. “Ambiente, lavoro e diritti civili sono gli ambiti che riteniamo prioritari e sui quali abbiamo chiesto l’impegno ai partiti (e in modo particolare al nostro) ma prima di tutto a noi stessi. Il nostro impegno infatti è focalizzato su una questione generazionale. La nostra generazione è quella che è sempre stata meno tutelata dal punto di vista dei diritti lavorativi. Abbiamo vissuto la crisi economica, quella pandemica e abbiamo visto la distruzione delle tutele. Per questo noi chiediamo, ad esempio, un aumento dei salari e un maggiore diritto allo studio, temi che vanno di pari passo con quello ambientale, a partire dalla salvaguardia dell’ambiente e dalla transizione energetica. Le manifestazioni di questi anni ne sono la dimostrazione”. Giudici è uno dei cinque giovani iscritti al Pd che hanno raccolto l’appello. “Abbiamo scelto le cinque richieste che ci sembravano più esaustive” dice. La sua riguarda proprio l’ambiente: “Perché vogliamo un ambiente migliore!”. Oltre a lui Lorenzo Lazzaris, 20 anni, “Perché pretendiamo di scegliere il nostro futuro!”, Enrico Mangili, 30 anni, “Per dire basta allo sfruttamento e al lavoro povero”, Gloria Milesi, 18 anni, “Perché vogliamo il salario minimo” ed Elisa Gatti, 26 anni, consigliera comunale a Caravaggio, “Perché voglio uno stato che garantisca la libertà di scegliere” con gli hashtag #eutanasia e #aborto a indicare i temi principali.
A livello nazionale sono cinque le categorie in cui sono raggruppate le richieste: istruzione e capitale umano (con l’aumento delle borse di studio e delle agevolazioni per gli alloggi degli universitari e il rinnovamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche), ambiente ed energia (pulizia e salvaguardia degli ecosistemi marini e terrestri, investimenti in infrastrutture e mobilità sostenibili e programmi energetici a impatto ambientale zero), lavoro e politiche sociali (contrasto reale all’evasione fiscale e alle mafie, salario minimo, inclusione sociale di soggetti fragili), diritti civili e sociali (assistenza psicologica gratuita, libertà di decidere per il proprio corpo, diritto di voto garantito ai fuori sede) e welfare (riforme pensionistiche che non pesino sulle generazioni future, fondi di garanzia strutturali per mutuo sulla prima casa, potenziamento della sanità pubblica e accessibilità dei servizi a tutti con parità di trattamento).
Quale eco avrà il movimento #20e30 è tutto da vedere. Per questo i ragazzi lanciano la provocazione. “Le richieste le abbiamo fatte, e adesso?”.


