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Il suo scritto

Matteo Carminati e quel suo impegno in Croce Bianca: “Una casa speciale”

Matteo Carminati, lo studente 25enne di Sorisole, precipitato nella zona del Vaccarizza, a 1600 metri di quota ad Ardesio, era un ragazzo solare e da sempre attento al prossimo, alla comunità. Pubblichiamo un suo testo del 10 ottobre 2020, quando terminava il suo impegno di soccorritore in Croce Bianca

Matteo Carminati, lo studente 25enne di Sorisole, precipitato nella zona del Vaccarizza, a 1600 metri di quota ad Ardesio, era un ragazzo solare e da sempre attento al prossimo, alla comunità. Pubblichiamo un suo testo del 10 ottobre 2020, quando terminava il suo impegno di soccorritore in Croce Bianca.

“Difficilmente scrivo e condivido le mie esperienze e pensieri sui social network, preferisco di solito tenermeli stretti a me e alle persone con cui li ho condivisi, ma questa volta ho deciso di concedermi qualche minuto per buttare giù un paio di parole perché non è un’esperienza qualsiasi quella che ho concluso: oggi, circa un’ora fa, ho timbrato per l’ultima volta il mio badge da volontario del servizio civile. Per l’ultima volta ho sentito quel bip che antecedeva ogni volta che timbravo un’uscita o un’entrata.

Certo, da volontario vero e proprio timbrerò tante e tante altre volte, ma non sarà mai la stessa cosa. Quante volte ho timbrato assonnato o energico, arrabbiato o spensierato, felice o triste, apatico o estroverso.
Quante volte ho salutato con un buongiorno o un arrivederci i miei colleghi e coloro che vivevano con me la mia associazione. Quante volte sono andato al lavoro nel cuore della notte o in procinto che il sole baci la mia bellissima Bergamo.
Quante volte mi sono alzato presto dal mio letto per poi indossare la mia divisa, sempre orgoglioso di quello che rappresentavo e facevo. Quante volte sono salito in ambulanza, uscendo con la pioggia, il sole, la neve, con ogni volta mille pensieri differenti dalla volta prima. Un anno è passato: esattamente il 10 Ottobre di un anno fa varcavo la soglia della sede, iniziando un nuovo percorso in quell’associazione. Da quel giorno di acqua sotto i ponti ne è passata, ho conosciuto tante persone, fatto molte cose, imparato molto e nonostante la grande difficoltà a coniugare il servizio civile con lo stare al passo con lo studio e gli esami, posso ritenermi estremamente gratificato. Non tanto per essere riuscito ad arrivare a oggi, concludendo il mio anno di servizio, ma tanto per ciò che mi ha dato, crescita e maturità, così come gli innumerevoli e meravigliosi ricordi, alcuni più belli, altri più amari.

È questa consapevolezza che oggi mi ha permesso di abbracciare alcuni di coloro che mi hanno accompagnato in questa avventura, di sorridere con un’ombra di malinconia sul volto. Per tutto questo e altro ancora che non riesco ad esprimere a parole, devo ringraziare la mia seconda casa, la Croce Bianca. Una casa speciale, che rimarrà per sempre tale anche se oggi, mentre il sole tramontava su di essa, la guardavo con uno sguardo quasi di congedo come se la stessi salutando per l’ultima volta. Bisogna badare bene a non intenderla come un semplice edificio giallastro con dei portelloni bianchi, la Croce Bianca non è solo questo, la creano e modellano le persone che la vivono e che la rendono quella che è.

Il mio ringraziamento va a voi, a chi ha convissuto con me questo viaggio, a chi ha semplicemente frequentato con me la sede, a chi mi è diventato amico e a chi mi ha insegnato molto di più di quello che mi aspettavo. A tutti quanti devo dire grazie. Per omaggiare questo momento avrei potuto mettere molte foto diverse, ma ho preferito questa: il mio tesserino del servizio civile, sgualcito e a brandelli dopo il primo mese di servizio, finito insieme alla giacca in lavatrice. Lo terrò come uno dei miei ricordi più preziosi.
E ora, come dico spesso in queste occasioni, uno sguardo indietro e poi sempre avanti. Grazie a tutti.

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