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L'approfondimento

Dopo il caso Simba La Rue, viaggio nel mondo dei trapper bergamaschi: chi sono e cosa cantano ai ragazzi

I video a Zingonia dell'artista MBoss superano il milione di clic su Youtube. Lorenzo Agosti, di Cologno al Serio, è invece noto come Etse Gringo: "La violenza? Ragazzo di strada e gangster non sono sinonimi"

Giovedì mattina, 17 giugno, Treviolo. Nella notte, in un parcheggio di via Aldo Moro, viene accoltellato un ragazzo italo-tunisino: “Mohamed, si chiama Mohamed”, ripete un anziano che abita nei paraggi e dice di aver sentito una ragazza urlare il suo nome. Quando arriviamo sul posto, ambulanza e forze dell’ordine se ne sono andate da un pezzo, ma il sangue è ancora lì: macchia la carrozzeria di una C3 azzurra e lascia una scia rossa sull’asfalto. Arriva un gruppo di ragazzini in bicicletta, immortalano tutto col telefonino: avranno 13-14 anni al massimo. Ad incuriosirli non è tanto l’accoltellamento, ma chi è stato accoltellato. “Simba la Rue”, dicono. “Chi?”, rispondiamo. “Simba la Rue, il trapper. Pochi giorni fa ha sequestrato un suo rivale e forse si sono vendicati”. Sapevano tutto ben prima che rimbalzasse sui siti dei giornali. Come facevano? “Abbiamo visto le storie sui social”. Un particolare che lascia intuire quanto seguito abbiano questi artisti tra i giovanissimi.

Per quanto riguarda ‘Simba’, basta qualche suo verso per inquadrare un po’ il personaggio: “Una condanna, due condanne. C’ho più capi d’accusa che paia di scarpe”, canta in ‘Tarantelle’, uno dei suoi brani più celebri. Come se l’abbonamento in tribunale fosse un vanto. Nel video droga, armi e violenza (si vede pure una bottiglia spaccata in testa a un ragazzo). Un mese e mezzo dopo Simba La Rue – nome d’arte del 20enne Mohamed Lamine Saida, residente nel Lecchese – è stato arrestato insieme ad altre 8 persone dai carabinieri di Milano (tra loro anche un 22enne bergamasco di Calusco d’Adda, accusato di aver preso parte a una rapina) nell’ambito delle indagini volte proprio a far luce sulla pericolosa rivalità che si è innescata con la banda di Baby Touché, il trapper padovano picchiato e sequestrato dentro un’auto con tanto di foto e video pubblicati sui profili Instagram degli indagati. I ragazzini, quel giorno a Treviolo, ci avevano visto giusto: per il gip “il grave accoltellamento” subito da Simba La Rue e “rivendicato sui social da uno dei membri della banda di Baby Touche'”, può essere “letto come la ritorsione all’aggressione perpetrata in danno di quest’ultimo”, sequestrato il 9 giugno.

La raffica di arresti ha riacceso ancora una volta i riflettori sugli artisti che popolano questa scena musicale, con una domanda che sorge spontanea: che cosa raccontano alle migliaia di giovanissimi che li seguono e li idolatrano? Anche in Bergamasca, non mancano esponenti di un certo peso. Con molto, moltissimo seguito. Il nome di punta è senz’altro quello di Mohammed Sy, per tutti MBoss: classe 1995, è arrivato in Italia con la famiglia senegalese quando aveva 8 anni. Cresciuto nella Zingonia dei palazzoni ha frequentato l’Enaip di Dalmine e studiato da elettricista. Il suo sogno, però, è sempre stato quello di fare musica. Su YouTube, i suoi video superano il milione di visualizzazioni. “Descrivo la realtà che vedo intorno a me e le esperienze che ho vissuto sin dall’infanzia – ci aveva raccontato in un’intervista -. Le storie devono essere reali. A ciò che si vede nei video, però, bisogna imparare a dare il giusto peso. Sono uno spot, un mezzo per mostrarsi alla gente e fare business”. Nelle sue clip, fiumi di banconote e riferimenti anche espliciti allo spaccio in strada, come del resto succedeva già nei pezzi rap anni Novanta, mandati in onda su Mtv. Nelle sue canzoni cita Mozart e il Chapo Guzmán: il Mozart, sì, ma dei narcotrafficanti, mitizzato anche dalle serie tv su Netflix. Con parole crude, racconta le difficoltà dell’integrazione per chi vive certe realtà. “A Zingonia ho avuto la possibilità di confrontarmi con culture ed etnie diverse e ciò mi ha reso una persona più aperta. Non è certo un posto facile, ma è nelle difficoltà che ci si fa forza a vicenda e che si impara a camminare con le proprie gambe. Per me è una sorta di famiglia allargata”. Queste le parole pronunciate all’epoca del suo debutto discografico.

Altro nome piuttosto conosciuto è quello di Etse Gringo: nome d’arte di Lorenzo Agosti, classe 1996 di Cologno al Serio (“Etse” sta per Ezechiele, come il profeta).”Mi sono diplomato al Liceo Lussana – racconta -, ma ero la pecora nera della classe. Ho fatto il cameriere, il barista, il magazziniere, ho lavorato all’aeroporto e all’autolavaggio. Ora sto provando a svoltare con la musica, ma a Bergamo è durissima”. Il 22 luglio è uscito il suo ultimo singolo, “Debiti”. Un piano ‘b’? “Eh, bella domanda…”. Il video di “50 CC”, girato nella zona del Triangolo in città, conta quasi 70 mila visualizzazioni su Youtube; Atto IV, sulle Mura di Città Alta, 170 mila. Tra i suoi estimatori Marracash, uno dei rapper più apprezzati della scena italiana. Anche nei suoi testi, non mancano riferimenti al consumo di droghe, non solo leggere. “Eric Clapton suonava ‘Cocaine’ già negli anni ’70. “L’unica differenza – sostiene Lorenzo – è che sentire queste cose in italiano fa un certo effetto”. Si definisce un “poeta di strada”. “Descrivo ciò che vedo. Parlo della vita e delle difficoltà che ci sono in strada. Se un amico è ‘sotto’ con la coca o per la dipendenza dal gioco, lo racconto. Se un altro non trova lavoro e finisce in carcere, lo racconto. Ad ogni modo – dice – un coltello nei miei video non s’è mai visto”. Sull’episodio di Treviolo preferisce sorvolare. “Faccenda delicata, ma la violenza – osserva – c’era anche prima che arrivasse la trap, in egual misura. Qualcuno oggi la usa, ma non gli si addice. Fomenta solo bambini e ragazzi con messaggi travisati. I video? Non è che tutti i giorni andiamo in un parcheggio con le mazze da baseball in mano. Non è così che viviamo, è solo scenografia. Essere un ragazzo di strada – conclude – non significa avere una pistola sotto al letto. Conta la voglia di farcela, di uscire da certe situazioni, non l’essere un gangster”.

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