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Rapporto ispra

Consumo di suolo, mai così alto negli ultimi anni: a Bergamo spariscono altri 143 ettari

Cemento, capannoni, strade, parcheggi, condomini o edifici di altro genere coprono il 12% della superficie provinciale. Tra i record lombardi quello di Cividate al Piano, dove è recentemente sorto il nuovo centro Amazon

L’onda grigia torna a crescere velocemente. Nel 2021, in Italia, sono stati consumati oltre 2 metri quadrati di suolo al secondo, il valore più alto negli ultimi 10 anni. È l’impietosa fotografia sul consumo di suolo scattata dall’Ispra, che ogni anno fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione della copertura del suolo a livello nazionale, provinciale e comunale. Per quanto riguarda la provincia di Bergamo – tra le più estese della Lombardia, è giusto ricordarlo – la superficie di suolo consumata al 2021 è pari a 32.806 ettari: significa che cemento, capannoni, strade, parcheggi, condomini o edifici di altro genere coprono oltre un decimo del territorio: l’11.9%. Un valore, grazie anche alla presenza di laghi e montagne, comunque di gran lunga inferiore a quello di Milano (31,68%) e Monza e Brianza (40,65%).

Nell’ultimo anno, sono 143 gli ettari sottratti al territorio bergamasco (solo Brescia, in Lombardia, riesce a consumarne di più: 307). Al tempo stesso, sono all’incirca 90 i Comuni senza nuovo cemento – la maggior parte nelle valli – e 160 su 242 quelli con un impatto inferiore all’1%. Nota dolente: la città capoluogo è settima a livello nazionale tra quelle con oltre 100 mila abitanti per la percentuale di suolo consumato: 44,6% del totale (+4,76 ettari nel 2021). Tra i primi tre comuni lombardi con incremento maggiore negli ultimi 12 mesi c’è invece Cividate al Piano (+20,14 ettari), dove è sorto il nuovo centro di distribuzione Amazon. E non sorprende che proprio nei paesi della Bassa, spesso assediati dalla logistica, si concentrino i valori più alti: Palosco (+5,85 ettari), Pontirolo Nuovo (5,48), Covo (4,86) Ghisalba (3,86) e Romano di Lombardia (3,32). L’eccezione è Mornico al Serio, l’unico con un dato al ribasso (-1,64). Nell’hinterland c’è Lallio (-0,48 nell’ultimo anno) che però resta il Comune con la percentuale di suolo consumato più alta della Bergamasca: 66,9%. Il terzo a livello lombardo dopo Lissone in Monza e Brianza (71,3%) e Sesto San Giovanni nel Milanese (69,3%). Non si ferma nemmeno la “corsa” di Orio al Serio: paese a forte vocazione commerciale con il 65% di suolo già consumato, ai quali si aggiungono altri 6,76 ettari.

Tra il 2006 e il 2021 l’Italia ha perso 1.153 chilometri quadrati di suolo naturale o seminaturale, con una media di 77 chilometri quadrati all’anno, con un danno economico stimato in quasi 8 miliardi di euro l’anno. La perdita, si legge nel rapporto dell’Ispra, è avvenuta “a causa principalmente dell’espansione urbana e delle sue trasformazioni collaterali che, rendendo il suolo impermeabile, oltre all’aumento degli allagamenti e delle ondate di calore, provoca la perdita di aree verdi, di biodiversità e dei servizi ecosistemici”. Oltre il 70% delle trasformazioni nazionali si concentra nelle aree cittadine cancellando proprio quei suoli candidati alla rigenerazione. Gli edifici aumentano costantemente: oltre 1.120 ettari in più in un anno distribuendosi tra aree urbane (32%), aree suburbane e produttive (40%) e aree rurali (28%). Ben 323 ettari, infine, sono stati sottratti dalla logistica, prevalentemente nel Nord-Est (105 ettari) e nel Nord-Ovest (89 ettari). Eppure, secondo Ispra, correre ai ripari “è possibile”: si potrebbe iniziare intervenendo sugli oltre 310 chilometri quadrati di edifici non utilizzati e degradati esistenti in Italia: una superficie pari all’estensione di Milano e Napoli.

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