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Morti e soccorsi in montagna nel weekend: “Cosa dire al 118, dieci regole salvavita”

Tre vittime a Valbondione e Oltre il Colle, due giovani salvati a Carona: il 60% degli interventi per cadute o malori, un altro 30% per l’inesperienza degli escursionisti

L’ultimo intervento di un weekend sfiancante si è concluso domenica sera. A chiedere aiuto due giovani della Bassa Bergamasca, soccorsi nella zona del Pizzo del Diavolo di Tenda. Partiti da Carona in mattinata, stavano scendendo per fare il Diavolino quando hanno perso l’orientamento, ritrovandosi sull’orlo di un precipizio. Senza grosse alternative, hanno chiamato il 112. Gli è andata bene: illesi, sono tornati a casa da amici e parenti, ai quali con ogni probabilità racconteranno la loro disavventura; proprio come l’atleta ferito ad una gamba e recuperato sabato dall’elisoccorso ai ruderi di Cascina Ecla, a Valbondione. Ma altri, a casa, nel fine settimana, non ci sono più tornati.

Il bilancio, drammatico, parla di tre morti in due giorni: Massimiliano Nolli, 40enne di Brugherio, aveva lasciato il sentiero per riempire una borraccia d’acqua ad una sorgente, ma è scivolato cadendo per 70 metri. La tragedia sabato mattina a Fiumenero di Valbondione, a metà percorso verso il rifugio Brunone, 1.700 metri di quota. Sempre a Valbondione e sempre a 1.700 metri, nella zona del pozzo dell’Avert, domenica mattina ha perso la vita Francesco Aresi: 68 anni, un terzo spesi in qualità di guardia del corpo di Umberto Bossi. Un malore lo ha colto di sorpresa, facendolo precipitare in un dirupo. Quasi in contemporanea e sempre a causa di un malore, Vittorio Furia, 78enne di Gorno, si è accasciato privo di sensi sul monte Grem. Per lui non c’è stato nulla da fare.

In base ai dati del Soccorso Alpino, tra le maggiori cause di incidente in montagna ci sono proprio cadute e scivolate (46,9% dei casi) o malori (11,8%). Nel mezzo l’inesperienza degli escursionisti (28,4%), che comprende situazioni quali perdita di orientamento e sfinimento. Seguono gli interventi per complicanze dovute al maltempo (3,6%), ancor più rari quelli per shock anafilattico (0,6%), false chiamate (0,4%) frane o valanghe (0,2%) e folgorazione (0,1%).

Spesso, a rivestire un ruolo di fondamentale importanza, sono proprio le persone che si trovano accanto agli escursionisti in difficoltà. Ma cosa rende efficace una richiesta di soccorso? Lo spiega il Soccorso Alpino sul proprio sito, elencando una lista di 10 punti per rendere un intervento “mirato e veloce”.

Punto numero 1. Fornire i dati identificativi dell’infortunato (nome, cognome, residenza), il numero da cui si sta chiamando e – quando possibile – il numero telefonico di un altro apparato mobile o fisso: il primo, infatti, potrebbe essere occupato in caso di necessità, potrebbe avere problemi di carica o avere un gestore con minore copertura.

Punto numero 2. Descrivere sommariamente lo scenario dell’incidente con precisazione dell’ora in cui è accaduto, il coinvolgimento di terzi e precisazione sul numero degli infortunati e sulle loro generiche condizioni.

Punto numero 3. Garantire all’operatore del 112 informazioni relative al soggetto o ai soggetti coinvolti: stato di coscienza/incoscienza; attività e difficoltà respiratoria; emorragie in atto.

Punto numero 4. È importante lasciarsi intervistare dall’operatore, in modo particolare dal quello del 118, perchè in base alla raccolta delle informazioni sarà assegnato il codice di gravità e pianificata la missione di soccorso con le risorse più adatte allo scopo.

Punto numero 5. Descrivere il luogo dove è avvenuto l’incidente con riferimenti che possano renderlo facilmente identificabile, partendo dal “generale” per arrivare al “particolare”(zona, gruppo montuoso, versante, sentiero – via – ferrata, valle, canale – cengia – cresta – gola/forra) fornendo se possibile il toponimo esatto.

Punto numero 6. Fornire, se possibile, eventuali coordinate.

Punto numero 7. Descrivere le condizioni meteorologiche del luogo e lo stato di visibilità, la presenza di vento o di altri eventi significativi come pioggia, grandine, neve o ghiaccio.

Punto numero 8. Comunicare con precisione l’esistenza di ostacoli al volo in zona, con riferimento particolare a quelli orizzontali (elettrodotti e linee elettriche, teleferiche, funivie/cabinovia e seggiovie, cavi sospesi, linee telefoniche aeree) e di ogni altro ostacolo che possa risultare di impedimento alla sicurezza del servizio di elisoccorso.

Punto numero 9. Garantire notizie o riferimenti utili per facilitare l’intervento, come la presenza in loco di altre persone che hanno assistito all’incidente e se sono in grado di collaborare (esempio: personale sanitario, personale CNSAS e Guide Alpine), oltre alla presenza di particolari ostacoli e/o difficoltà per raggiungere l’infortunato (rete sentieri e mulattiere).

Punto numero 10. Restare a disposizione dell’operatore e delle squadre di soccorso, mantenendo la calma e cercando di tranquillizzare l’eventuale persona ferita. Rimanere sempre in posizione di sicurezza ed in zona di copertura telefonica.

Per i più avvezzi alla tecnologia c’è anche un’app di geolocalizzazione: il servizio, gestito dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) e promosso dal Club Alpino Italiano (CAI), si chiama GeoResQ e permette di determinare la propria posizione, tracciare in tempo reale le escursioni ed in caso di necessità inoltrare allarmi e richieste di soccorso attraverso la centrale operativa. Senza dimenticare Where Are U, la app ufficiale del 112 che permette di contattare, inviando la nostra  posizione, le Centrali Uniche di Risposta del numero unico di emergenza europeo, disponibile in caso di emergenza.