Baronchelli: “Per il mondo dell’arte contemporanea Bergamo è una città vivace”
Mauro Baronchelli, dal 2015 direttore operativo dello straordinario polo d’arte contemporanea di Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia, dialoga con la nostra critica d’arte Stefania Burnelli.
Incontriamo a Venezia il bergamasco Mauro Baronchelli, dal 2015 direttore operativo dello straordinario polo d’arte contemporanea di Palazzo Grassi e Punta della Dogana. A margine dell’onirica Biennale lagunare “Il latte dei sogni”, dal fascino metamorfico insieme conturbante e disturbante, troviamo ristoro nel salone centrale del sontuoso palazzo patrizio, affacciato sul Canal Grande, al riparo dall’afa delle calli e dai bagliori accecanti delle pietre e delle vetrate trafitte dal sole di luglio.
In uno scrigno di storia come Venezia, la mission di Palazzo Grassi e Punta della Dogana a gestione François Pinault è promuovere l’arte contemporanea con la celebrazione di grandi nomi internazionali, la ricerca di giovani talenti, il dialogo con la città di Venezia, la formazione di un pubblico di ogni età.
Nato in Alta Val Seriana a Nasolino nel 1978, Baronchelli è molto legato alle sue origini. Di Bergamo gli mancano le montagne, gli amici, la vivacità del tessuto culturale e associazionistico locale, con i suoi pregi e i suoi difetti. Prima di approdare in questo tempio del contemporaneo, Baronchelli si è laureato in Lettere moderne alla Statale di Milano con tesi in storia contemporanea sull’esperienza della Cittadella, periodico di politica e cultura pubblicato a Bergamo tra il 1946 e il ’48 e ha lavorato per un decennio per il Comune di Bergamo nei settori delle cultura e dello spettacolo.
“Inizialmente ero a supporto della giunta Bruni, come assistente dell’assessore alla Cultura Enrico Fusi. Mi occupavo di attività inerenti il teatro Donizetti, la lirica, la prosa, ma ho seguito anche progetti come la ristrutturazione del Teatro Sociale. Poi ho vinto un concorso per le Politiche Giovanili e ho collaborato con un gruppo di giovani assai motivati in esperienze di minor visibilità ma di grande attenzione al processo con cui si rinforza il tessuto culturale del territorio. Infine, per un biennio mi sono occupato della riapertura della Carrara che era chiusa da sei anni e ho contribuito con quel gruppo di lavoro a riaprire la Pinacoteca nell’aprile del 2015”.
Che cosa di quelle esperienze le è stato utile per il suo successivo incarico a Palazzo Grassi che – ricordiamo – ricopre dal 2015?
“Avere lavorato in contesti così diversi a Bergamo, dall’organizzazione di concerti, attività teatrali, mostre, alla riprogettazione degli spazi della cultura mi ha sicuramente dato una duttilità preziosa. Questo bagaglio così articolato mi è stato molto utile nel relazionarmi con interlocutori diversi, anche in termini di progettazione e di costruzione di contenuti. Inoltre sia Palazzo Grassi che Punta della Dogana sono edifici complessi e importanti: a Venezia c’è bisogno di attenzioni continue per via del delicato contesto ambientale. Essermi confrontato in passato con il recupero del Sociale e della Carrara a Bergamo, e quindi con ingegneri, architetti, problemi di project management, valutazione di tempi e di costi, è stata senz’altro un’esperienza preziosa”.
Ci parla del suo ruolo nella conduzione di questo polo museale?
Il mio ruolo è trasversale all’attività gestionale e organizzativa. Fino al 2020 il direttore e amministratore delegato è stato Martin Béthenod, oggi è Bruno Racine, personalità assai nota del mondo della cultura, che ha diretto Villa Medici ed è stato presidente del Centre Pompidou, una figura molto esperta. Il mio ruolo è di catena di trasmissione tra le indicazioni di Racine e Pinault e di messa in pratica delle attività, in primis le mostre. C’è poi un ambito di maggior autonomia nella programmazione culturale che teniamo nel teatrino di Palazzo Grassi, recuperato da Tadao Ando nel 2013: un luogo attivo tutto l’anno in dialogo con tante istituzioni cittadine e internazionali attraverso incontri, concerti, proiezioni, dialoghi, performance… Il teatrino ha dato uno straordinario impulso di vivacità alla nostra programmazione”.
Oggi Palazzo Grassi propone una monografica sull’artista sudafricana Marlene Dumas , mentre Punta della Dogana ospita l’americano Bruce Nauman.
“Per le mostre di Palazzo Grassi individuiamo artisti emblematici della collezione per costruire con loro monografie rappresentative del loro percorso. Con Marlene Dumas abbiamo raccolto oltre cento opere tra pezzi della collezione Pinault, prestiti da musei e gallerie, opere dallo studio dell’artista. La mostra Dumas è la prima monografica dedicata a un’artista donna organizzata da Pinault Collection a Venezia e sta andando molto bene con numeri importanti di visitatori – di solito a luglio e agosto c’è una flessione normale per via del turismo soprattutto balneare, mentre si torna a cifre significative tra settembre e novembre. Quanto a Nauman, si tratta di un omaggio molto originale a un artista celebrato come tra i più influenti della nostra contemporaneità, centrato su un aspetto preciso della sua produzione, ovvero il lavoro sul celebre “Contrapposto” del ’68 con una ripresa nel 20154 attraverso una serie di opere video. È interessante vedere come è cambiata a distanza di tanto tempo la tecnologia ma naturalmente anche il corpo dell’artista, il suo rapporto col suono e con lo studio come luogo di produzione. Questa è una mostra d’eccezione anche perché, solitamente, a Punta della Dogana ospitiamo collettive con nuclei importanti della collezione Pinault secondo un tema o uno specifico sguardo curatoriale”.
Il vostro dialogo con la Biennale?
“Oltre alla occasioni di confronto regolari con la struttura di Biennale e ad alcune attività in collaborazione con la storica kermesse, tengo a sottolineare che Palazzo Grassi ha concesso in comodato d’uso all’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale il nostro fondo che parte dalla gestione Fiat, dal 1985 al 2004: un prezioso patrimonio documentale ora finalmente a disposizione dei ricercatori e che dalla sede di Porto Marghera tornerà prossimamente a Venezia, all’Arsenale”.
Un suo sguardo da qui su Bergamo. Come siamo messi sul piano delle arti visive?
“Sul contemporaneo molto bene, mi pare. Riconosco che il lavoro di Lorenzo Giusti sta dando frutti notevoli, perché ha saputo costruire su un patrimonio che già esisteva, alzando il livello delle proposte e dando coerenza d’insieme all’offerta culturale. Durante la pandemia, poi, con Radio Gamec ha dimostrato di avere le antenne dritte per captare le esigenze del pubblico in un momento drammatico. Anche all’esterno sento spesso nel mondo del contemporaneo persone che fanno riferimento a Bergamo come a una città vivace. È successo anche a noi di collaborare con Lorenzo Giusti ospitandolo al Teatrino per un dialogo con un’artista, Simone Fattal, con cui già aveva lavorato in passato, creando quindi incontri e incroci con la realtà della Gamec.”
E la Carrara, che va incontro all’ennesimo restyling?
“La Pinacoteca Carrara è un museo ricco e il problema degli spazi esiste sempre per chi ha la fortuna di custodire tante opere di pregio. Da parte mia non c’è un giudizio a priori. Piuttosto, è interessante che si confermi una realtà dinamica e che senta il bisogno di ripensarsi. Mi auguro che con questa nuova sfida possa trovare un assetto più funzionale per i visitatori, per le attività didattiche e per la ricerca che è, in fondo, la missione principale di un’istituzione culturale”.
Info: Palazzo Grassi


