L'intervista

“Ritardi e cancellazioni? Ecco cosa sta succedendo nei cieli d’Europa”

Il direttore generale di Sacbo Emilio Bellingardi spiega la situazione che sta vivendo il traffico aereo a livello continentale: "In Italia abbiamo reagito meglio di altri e a Orio abbiamo il 10% di personale in più rispetto al 2019 nella società di handling"

Orio al Serio. Cosa sta succedendo nei cieli d’Europa? È una domanda che da settimane affligge i viaggiatori, alle prese con ritardi e cancellazioni che si sono messi di traverso sulla strada delle loro vacanza o degli impegni lavorativi.

L’aeroporto di Orio al Serio, ovviamente, in un mondo profondamente interconnesso non può fare eccezione, anche se i risultati degli ultimi mesi, forse, mettono in mostra una situazione migliore rispetto ad altri scali nazionali ed europei, come testimonia la palma di aeroporto con il miglior indice di puntualità nel panorama europeo nella prima decade di luglio assegnata dalla ricerca condotta dall’agenzia specializzata Hopper Inc (basata su dati raccolti attraverso la Official Aviation Guide e riferiti ai soli ritardi imputabili all’aeroporto e non dipendenti da fattori esogeni).

Il periodo, però, rimane complicato, soprattutto a livello organizzativo e di pianificazione: “Ci stiamo leccando le ferite”, si era lasciato sfuggire lunedì 18 luglio il direttore generale di Sacbo Emilio Bellingardi, all’indomani di una domenica nera con oltre quaranta voli cancellati rispetto a quelli originariamente schedulati.

Direttore, ci può spiegare cosa sta accadendo nel settore del trasporto aereo? C’è chi punta il dito contro gli aeroporti, ma se poi sono le compagnie a non avere personale…

In realtà è tutto molto più complesso di come è stato inquadrato in modo semplicistico finora. C’è un grande tema generale, in tutto il mondo, di personale che si occupa di servizi che scarseggia. E che se ne è andato da questo settore in particolare. C’è un nuovo equilibrio che va ritrovato, per una serie di responsabilità che non sta a me giudicare, ma che ci sono e sono evidenti. Poi c’è il tema degli ammortizzatori sociali, di cui non tutti i Paesi europei dispongono come da noi: quindi personale altamente specializzato, che ha bisogno di iter formativi lunghissimi, è sparito dalla sera alla mattina. Nel mentre c’erano altre società, di altri settori, che ne avevano bisogno: quindi quando è stato il momento di ripartire, purtroppo, la gente non c’era più. E questa è la verità di fondo. In Italia abbiamo reagito meglio rispetto ad altre realtà perché gli ammortizzatori sociali ci sono e perché poi gli aeroporti storicamente hanno una predisposizione a curare il rapporto con il loro personale. Lo dimostra il fatto che gli aerei basati negli aeroporti italiani hanno una puntualità decorosa.

E Orio al Serio, a tal proposito, è appena stato riconosciuto come il migliore in Europa nei primi dieci giorni di luglio. 

Non voglio entrare in una logica di graduatorie, ma parlo per il settore aereo italiano in generale e secondo me è quello che ha reagito meglio a queste condizioni.

E le compagnie aeree? 

Hanno le loro dinamiche, anch’esse legate probabilmente alla difficoltà di reperire personale. Però non posso giudicare le altre aziende. Il problema grosso, invece, è la situazione dei 4 principali hub europei.

Cioè? 

Londra, Francoforte, Parigi e Amsterdam. Anche se i voli del tuo aeroporto non passano da lì, il fatto che questi hub siano in evidente difficoltà e abbiano così tanti voli che si riversano sul sistema di controllo del traffico aereo in ritardo rispetto al programma, fa sì che tutti gli altri collegamenti del sistema europeo vengano ritardati di conseguenza. Il sistema è molto interconnesso ed è difficile trovare un capo e una coda. Il sistema aeroportuale italiano ha saputo reagire meglio e noi in particolare, facendo rientrare tutti dalla cassa integrazione a febbraio. C’è anche un altro tema: non è possibile pensare a un sistema che un giorno è completamente bloccato e quello seguente faccia segnare numeri come quelli di oggi senza andare in difficoltà. Mi auguro che nel giro dei prossimi mesi si riesca a ritrovare un equilibrio diverso in tutto il mondo del trasporto aereo, che ci permetta di tornare alle grandi soddisfazioni che abbiamo sempre avuto fino a questo punto.

A brevissimo termine i viaggiatori cosa si devono aspettare? 

Ho visto un sondaggio in questi giorni, che riportava di una fiducia abbastanza alta dei passeggeri. Chiaro che bisogna presentarsi con anticipo rispetto al solito in aeroporto, ma è qualcosa che stanno già facendo perché i passeggeri italiani sono molto previdenti. Altri consigli è difficile darli. Vedo negli ultimi giorni un leggero miglioramento. Certo, se parliamo di passare sugli hub importanti che citavamo prima è chiaro che le difficoltà ci siano, ma rimangono inserite in un contesto di crescita molto forte. Per quanto riguarda gli aeroporti nazionali, e soprattutto Bergamo che ha un network sostanzialmente europeo, non ci si può aspettare altro se non quei ritardi dovuti all’impatto che altri sistemi aeroportuali hanno sulla gestione del traffico aereo.

In molti stanno cavalcando questo preciso momento storico per mettere in guardia rispetto al modello low cost, sostenendo che stia andando a morire. Lei cosa ne pensa? 

Io penso che il modello low cost non esista più da anni. Se per low cost si intende tariffe basse, allora non c’è più, ma non da oggi. Soprattutto il tema è: chi gestisce il network europeo se non loro? Le grosse legacy riescono a gestire bene il traffico intercontinentale, ma il ‘feederaggio’ verso i loro hub nel futuro lo potranno gestire solo le compagnie con network europei, perché hanno costi e modelli organizzativi che possono fare questo mestiere. Auspico che prima o poi si mettano a un tavolo, in modo da far sì che siano queste compagnie che vanno a ‘feederare’ gli hub, perchè altrimenti sarà difficile trovare un nuovo equilibrio.

Per forza di cose anche voi di Sacbo vi sarete dovuti riorganizzare. 

Noi, se parliamo della società di handling, abbiamo il 10% di risorse in più rispetto al 2019, a fronte di un traffico aereo cresciuto leggermente o sostanzialmente alla pari. Tra l’altro con un numero importante di stabilizzazioni di contratti a termine trasformati in tempi indeterminati.

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