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In malga

Siccità negli alpeggi bergamaschi: “Non c’è acqua, l’erba è secca e le mucche mangiano meno” fotogallery video

Le testimonianze di tre allevatori delle Valli Seriana e Brembana alle prese con la crisi idrica e le sue conseguenze

La siccità sta mettendo a dura prova anche gli allevatori che si trovano negli alpeggi sulle montagne della nostra provincia. Non piove, l’erba è secca, le mucche bevono di più e le pozze sono praticamente a secco. Per far fronte all’emergenza sono intervenute le Comunità Montane, approvvigionando chi ne aveva più bisogno con l’aiuto della Protezione civile e dei vigili del fuoco. In alcuni casi si sono mossi anche i Comuni, la Coldiretti e Uniacque. Ma non basta, o comunque non si riesce a far fronte alle esigenze di tutti nel lungo periodo. Il caldo non accenna a diminuire e soprattutto non sono previste piogge: forse qualche temporale arriverà nella seconda metà della prossima settimana.

Gilberto Merelli, è un allevatore di Nembro, vive nella frazione di Salmezza, dove risiedono 8 abitanti con una trentina di mucche. Il problema dell’acqua lì colpisce non solo gli animali, ma anche le persone: “Noi abbiamo difficoltà con l’approvvigionamento dallo scorso marzo. Il Comune ci ha dato una mano e sono arrivati i vigili del fuoco per permetterci di fare un po’ di scorta. Ma pochi giorni fa ho ricevuto la telefonata del sindaco di Nembro Gianfranco Ravasio: mi ha comunicato che da adesso in poi dobbiamo cavarcela da soli perché il Comune non riesce più ad aiutarci. Avevamo anche messo delle cisterne che abbiamo utilizzato dal 24 maggio all’8 luglio per far bere gli animali, ma ora sono a secco”.

Merelli si è rivolto alla Coldiretti che ha provato a contattare la Amias, la municipalizzata di Selvino, e il sindaco Diego Bertocchi per chiedere la possibilità di fornire alla frazione un paio di metri cubi di acqua al giorno per abbeverare il bestiame: “Hanno inviato una domanda scritta e attendono risposta. Speriamo, perché altrimenti con questa siccità non sappiamo proprio dove andare a prendere l’acqua”.

“Ormai con la sola attività agricola non riusciamo più a mantenerci, così abbiamo affiancato anche la gestione del bar trattoria di Salmezza – continua l’allevatore-. A volte ci troviamo a pensare di mollare tutto, ma mi dispiace perché sia mio nonno sia mio padre hanno sempre avuto gli animali, mantengono pulita la zona, ma ora ci sono troppi problemi e i costi stanno diventando insostenibili”.

Francesco Antonio Locatelli, in alpeggio con le sue 75 mucche ai Piani di Alben, vicino al rifugio Gherardi, fa quotidianamente la spola dal paese alla pozza per rifornirsi d’acqua: “Ogni giorno a mezzogiorno prendo il trattore e raggiungo Taleggio, dove ci sono un paio di sorgenti dalle quali posso attingere. Trasporto circa 3mila litri alla volta perché con il mio mezzo non riesco a fare di più. Le vacche bevono circa 30 litri d’acqua al giorno, soprattutto in questo periodo che patiscono il caldo e mangiano male perché l’erba è secca. Fortunatamente l’area del nostro alpeggio è grande e ci sono delle conche dove si mantiene un po’ più alta, ma è come se le bestie mangiassero fieno, non erba fresca”.

Locatelli, che ha sempre fatto questo lavoro, non ricorda una stagione con una crisi idrica come quella di questa torrida estate: “Io sono salito la prima volta in alpeggio che avevo un anno, non camminavo ancora. La mia è un’azienda di famiglia, mio padre mi portava sempre con lui. Ma a memoria una situazione così drammatica non l’abbiamo mai vissuta. Forse nel 2003, quando stavo finendo le scorte d’acqua, ma poi fortunatamente è arrivato un temporale provvidenziale. Quest’anno avevo preparato tutte le pozze già da questa primavera, ma non ha mai piovuto ed ora sono vuote, sono morti pure tutti i girini e le rane”.

Anche quest’anno l’allevatore ha chiesto l’intervento della Comunità montana, che ha inviato la Protezione civile e i vigili del fuoco a rifornire gli stagni: “Sono saliti per due giorni consecutivi, arrivavano fino a metà strada e poi trasferivano l’acqua sul mio mezzo. Ho riempito così l’unica pozza isolata con la guaina, ma devo comunque aggiungere quotidianamente l’acqua che prendo in paese”.

Erik Giupponi è in alpeggio sul monte Avaro a Cusio, all’Alpe Foppa Buona, suo fratello Patrik all’Alpe Casera: “Per quanto riguarda la siccità per fortuna la situazione qui non è tragica, dato che ci approvvigioniamo attraverso l’acquedotto. Certo, abbiamo dovuto prendere dei provvedimenti: per dissetare le nostre 140 mucche abbiamo comprato degli abbeveratoi con il galleggiante così quando l’acqua arriva ad un certo livello il flusso di blocca”.

Ciò che preoccupa di più i fratelli Giupponi è l’erba: “È tutta bruciata, ha un colore che di solito assume a settembre, le bestie non la mangiano e danno meno latte. Noi produciamo Bitto e Formai de Mut e possiamo nutrirle con non più di tre chili di mangime al giorno perché dobbiamo rispettare determinati parametri”.

Crede che ci saranno ripercussioni sul prossimo inverno?

“Non lo so, il fieno e i mangimi hanno costi molto elevati e tante stalle hanno chiuso perché non riescono a sostenere le spese. Io e la mia famiglia ne abbiamo ritirate parecchie in Valtellina”.

La speranza quindi è che arrivi presto la pioggia, anche se gli allevatori temono temporali e grandinate: “Se non piove per così tanto tempo quando l’acqua arriva fa danni. Possiamo solo incrociare le dita”.

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